(R)evolution Interviste

Trasformazione digitale: non sarà un’avventura

Nonostante la complessità, i framework disponibili per valutare l’innovazione digitale possono dare un aiuto concreto. Ma non si può guardare solo alla rivoluzione: serve investire anche nelle infrastrutture basilari ormai obsolete.

Intervista a Kathrin Cresswell

Chief scientist office, chancellor’s fellow, director of Innovation, Usher institute, University of Edinburgh

By Dicembre 2019Luglio 24th, 2020No Comments
Fotografia di Lorenzo De Simone

Quali sono le principali sfide che la trasformazione digitale su larga scala deve superare?
Una risposta, che però è di poco aiuto, è che le sfide sono infinite e non esiste una ricetta semplice per superarle. Ciò premesso, esistono alcune strategie adottabili per affrontare gli ostacoli e fornire le condizioni necessarie affinché le iniziative di trasformazione digitale abbiano più probabilità di riuscita. Tali misure includono valutazioni a livello tecnologico, personale, organizzativo e macro-ambientale. Nel Regno Unito sta per essere pubblicato un framework per guidare i decisori attraverso queste dimensioni nell’implementazione a livello individuale. A livello di programma e su larga scala queste dimensioni diventano ancora più complesse e non esiste un accordo su come conseguire al meglio i risultati previsti. Se, tuttavia, dovessi scegliere un aspetto d’importanza cruciale, sarebbe quello di una tecnologia funzionante che sia utilizzabile e vantaggiosa per gli utenti finali, che si tratti di sicurezza, di qualità o di efficienza delle cure.

Quali tecnologie digitali sono considerate le più interessanti dai sistemi sanitari? Come e da chi vengono usate?
Ancora una volta questa è una domanda complessa. Non sono certa di essere la persona più adatta per rispondere. La mia prima reazione sarebbe quella di essere cauti nei confronti delle nuove tecnologie che si trovano al vertice dell’hype cycle (l’hype cycle rappresenta graficamente la maturità, l’adozione e l’applicazione delle tecnologie emergenti, ndr). Sono molti i bisogni primari che potrebbero meritare delle risorse, ma questi non ricevono dalla politica gli stessi onori: per esempio in molte realtà del National health service si usano ancora i fax, tuttavia questi non sembrano essere così seducenti come i nuovi robot basati sull’intelligenza artificiale che forniscono assistenza. Probabilmente serve adottare una doppia strategia di investimenti nelle infrastrutture già esistenti per soddisfare i bisogni basilari e nel contempo costruire nuovi strumenti che potrebbero però essere potenzialmente rischiosi e produrre delle conseguenze indesiderate. Un’attenzione ai dati è comunque inevitabile e una data strategy deve essere fermamente impostata in ogni piano organizzativo e nazionale.

Quali sono le potenziali applicazioni dell’uso di nuove tecnologie sanitarie informatiche e digitali e i potenziali benefici per i pazienti? Per quali pazienti? Esistono categorie che possono trarre maggiori benefici rispetto ad altre?
Rischiando di espormi a qualche critica, direi che ad avere un potenziale notevole sono le tecnologie che promuovono un maggiore coinvolgimento dei pazienti con malattie croniche. Tuttavia, queste tecnologie si associano a dei rischi che devono essere presi in considerazione, ad esempio per quanto attiene l’interpretazione dei dati e l’integrazione con altri sistemi informativi sanitari. Le valutazioni qualitative a scopo formativo che tracciano i rischi emergenti potrebbero contribuire a mitigare potenziali conseguenze negative.

Quali sono i principali problemi di sicurezza relativi alle tecnologie sanitarie digitali? Potrebbe portare degli esempi?
Abbiamo molti esempi di un utilizzo sicuro delle tecnologie ma anche molti di un utilizzo non sicuro. Per loro natura, si riferiscono a fattori sia tecnologici che sociali. Per esempio, i sistemi di supporto alle decisioni cliniche possono essere molto efficaci nel migliorare il processo decisionale dei medici prescrittori, ma possono anche introdurre nuove minacce per la sicurezza associate allo stress da troppi alert: i medici prescrittori dovendo gestire così tante segnalazioni di alert rischiano di ignorarle e di perdere quelle potenzialmente importanti.

In molte realtà del Nhs si usano ancora i fax che non sembrano seducenti come i robot.

Che cosa si intende per “eccellenza digitale” nell’assistenza sanitaria? Perché è importante definirla, misurarla e valutarla?
L’eccellenza digitale è un bersaglio mobile che può avere diversi significati a seconda delle persone. Per tale ragione è difficile da definire, misurare e valutare. Tuttavia, se non si fa nemmeno un tentativo di misurarla le organizzazioni e i sistemi sanitari non potranno mai sapere come stanno progredendo.

Quali strumenti abbiamo a disposizione per valutare l’introduzione di tecnologie digitali nei processi di cura?
HIMSS Analytics® ha lanciato l’Electronic medical record adoption model (Emram) e diversi altri framework quali l’Infrastructure adoption model (Infram) e il Continuity of care maturity model (Ccmm). Tuttavia questi strumenti si basano sostanzialmente sul modello sanitario nordamericano e molte loro componenti potrebbero non essere applicabili correttamente in altri contesti. Inoltre tali strumenti partono dal presupposto che la maturità digitale sia un obiettivo finale raggiungibile attraverso una serie di fasi e centrano maggiormente l’attenzione sulla tecnologia piuttosto che sulle dimensioni sociali del cambiamento. Il modello di eccellenza digitale nell’assistenza sanitaria Evolve in context da noi proposto si prefigge di colmare queste carenze ma fornisce anche risposte meno dirette in quanto rispecchia la complessità e il panorama in costante evoluzione in cui le trasformazioni digitali hanno luogo. Di conseguenza, non fornisce una tabella di marcia chiara per i cambiamenti associati ai modelli HIMSS esistenti.

Il futuro è un sogno e possiamo solo ipotizzarlo.

Come si immagina che questa rivoluzione digitale modellerà il futuro prossimo e lontano dell’assistenza sanitaria? Cosa possiamo aspettarci e quali invece gli scenari che appartengono ancora alla fantascienza?
Il futuro è un sogno e possiamo solo ipotizzarlo. Vorrei certamente assistere a uno sviluppo crescente dei sistemi sanitari di apprendimento facilitati dai dati e anche l’istituzione di ecosistemi di apprendimento in cui le organizzazioni apprendono reciprocamente dall’esperienza digitale fatta. Penso che siamo ancora molto lontani dal vedere l’automazione realizzata al punto da essere applicata routinariamente con i robot per l’assistenza.

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