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Quella bellezza offuscata del technium

L’evoluzione della società tecnologica tra fascino e paura, utilità e inutilità.

Kevin Kelly

Scrittore, fotografo e ambientalista statunitense. Studioso di cultura digitale e asiatica, è cofondatore della rivista Wired di cui è stato direttore. È noto come partecipante e osservatore della cosiddetta "cybercultura". Ha partecipato alla creazione di Well, uno dei primi modelli di comunità virtuale

By Dicembre 2019Ottobre 1st, 2020No Comments

“Siamo ancora all’inizio dell’inizio. Abbiamo appena cominciato a costruire una società tecnologica. I cambiamenti tecnologici nei prossimi vent’anni sovrasteranno quelli degli ultimi vent’anni. Sarà come se non fosse ancora successo nulla.”

La tecnofilia è indotta dall’intrinseca bellezza del technium. Ammettiamolo, in passato questa bellezza è stata offuscata da una fase primitiva cli sviluppo che non è stata molto piacevole. L’industrializzazione era sporca, brutta e ottusa rispetto alla matrice biologica da cui era cresciuta. Molto cli quello stadio evolutivo del technium è ancora con noi, e sparge ovunque le sue brutture. Non so se questa sia una fase necessaria della crescita del technium o se una civiltà più intelligente della nostra avrebbe potuto attenuarla prima, ma l’arco della tecnologia, che si origina dall’evoluzione della vita, oggi accelerata, implica che il technium contiene tutta la bellezza innata della vita evolutiva, in attesa che sia rivelata.

Un martello richiede un manico e una testa del martello, e una sega richiede il martello per fare i denti di sega che tagliano un manico per un martello, questo per dire che in un certo senso tutto ciò funziona in modo circolare, ricorsivo, e c’è sotto tutta una rete di tecnologie di supporto, che nel complesso io chiamo “technium” (il sistema della tecnosfera, ndr). Il technium è quella vasta rete di tecnologie che lavorano assieme supportandosi l’una con l’altra, e se da una parte certamente non si può dire che una penna sia viva, in un certo qual modo il technium nel complesso mostra comportamenti simili a quelli degli esseri viventi, allo stesso modo in cui un neurone non pensa, ma la rete di neuroni nel nostro cervello sì.

La tecnologia non vuole rimanere solo una cosa “utile”: vuole diventare arte, vuole essere bellissima e “inutile”. Poiché è nata dall’utilità ha parecchia strada da fare. Via via che invecchiano, le tecnologie funzionali tendono a diventare ricreative. Ne sono la prova le barche a vela, le auto decappottabili, le penne stilografiche e i caminetti. Chi avrebbe immaginato che si sarebbero volute usare le candele quando le lampadine costano così poco? Ma stare a lume di candela oggi è un meraviglioso segno di inutilità. Alcune delle tecnologie che oggi lavorano più duramente diventeranno splendidamente inutili in futuro. Forse tra cent’anni qualcuno si porterà in giro uno smartphone solo per il gusto di farlo, anche se magari sarà connesso in rete da qualcosa che indossa.

In futuro sarà più facile amare la tecnologia. Le macchine si conquistano un pezzetto in più del nostro cuore ad ogni passo avanti che compiono. Che ci piaccia o meno, ci saranno robot con sembianze animali (come animali da compagnia, all’inizio) per i quali proveremo affetto, lo stesso che già proviamo per tutto ciò che le ricorda in qualche modo la vita. Internet rappresenta un accenno di questa possibile passione. Come succede per molti amori, s’inizia con l’infatuazione e l’ossessione. L’interdipendenza quasi organiva della rete globale, e la facoltà senziente che sta cominciando a manifestare, sono qualcosa di selvaggio, di naturale, e sono proprio queste caratteristiche a stimolare il nostro affetto. Siamo profondamente attratti dalla sua bellezza: una bellezza che risiede nell’evoluzione.

Visto che gli esseri umani sono gli organismi più evoluti e più complessi che conosciamo, di solito basiamo le nostre imitazioni su questa forma (ed è piuttosto naturale che sia così); ma la nostra tecnofilia non è necessariamente diretta all’antropico, bensì a qualunque cosa sia molto evoluta. La tecnologia più avanzata dell’umanità lascerà presto dietro di sé una scia di imitazioni, e creerà intelligenze non umane, robot non umani e vita dissimile da quella terrestre: e per noi sarà incredibilmente attraente.

Quando ciò accadrà, ci risulterà facile ammettere che tutto questo ci appartiene. Per giunta, l’arrivo di decine di milioni di nuovi artefatti andrà ad aggiungere stratificazioni al technium, conferendo alla tecnologia esistente una patina di storia e approfondendo ulteriormente il livello di conoscenza incorporata. Anno dopo anno nel suo avanzare, la tecnologia accrescerà la propria bellezza. Sono disposto a scommettere che in un futuro non troppo distante la magnificenza di certi aspetti del technium rivaleggerà con quella del mondo naturale. Parleremo in modo entusiastico del fascino di questa o di quella tecnologia, e con i nostri figli ci siederemo in silenzio all’ombra delle sue torri.

[Dal libro
Quello che vuole la tecnologia
Torino: Codice edizione, 2011]

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