Paura/Coraggio Articoli

L’era delle grandi paure ambientali

Tra problemi economici, rischi per la salute ed emergenza sociale, la crisi ambientale sembra essere in atto. Ma che ruolo gioca la paura?

Paola Michelozzi

Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

By Luglio 2019Ottobre 15th, 2020No Comments

“Time to Panic. The planet is getting warmer in catastrophic ways. And fear may be the only thing that saves us”. Così intitolava un articolo del New York Times pubblicato qualche mese fa [1]. Anche per Greta Thunberg, la giovane attivista svedese diventata simbolo della lotta ai cambiamenti climatici, la paura sul tema dei cambiamenti climatici sembra l’unico sentimento a cui appellarsi: “Non voglio la vostra speranza, voglio che entriate nel panico. Tutti devono sentire la paura che io provo tutti i giorni… Ma non è troppo tardi per agire”. Quindi panico ma anche azione.

La crisi ambientale
Secondo il Rapporto sulla sicurezza in Italia e in Europa, un’indagine condotta in sei paesi europei (Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Ungheria) su un campione di circa mille abitanti per ciascun paese, i rischi che preoccupano di più gli italiani sono i temi ambientali, gli eventi meteorologici estremi, il fallimento delle politiche per combattere i cambiamenti climatici, i disastri ambientali causati dalle attività umane, la perdita di biodiversità. Le principali paure evidenziate dall’indagine sono quelle connesse in particolare all’inquinamento (64 per cento dei rispondenti) e alla distruzione dell’ambiente e della natura (60 per cento) [2]. La crisi ambientale in atto e la consapevolezza sul destino del nostro pianeta sembrano dunque suscitare sentimenti di paura. Quanto questo sia dovuto alla mancanza di azioni efficaci ad oltre tre anni dalla conferenza sul clima di Parigi (COP21), dove 195 paesi avevano siglato il primo accordo sul clima, e quanto giochino fattori diversi o perfino elementi irrazionali è degno di riflessione. Innanzitutto, ci sono elementi scientifici sufficientemente comprensibili dalla gente in grado di far percepire il pericolo legato al degrado ambientale?

I rischi per la salute
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e il progetto Global burden of disease hanno stimato che nel mondo, ogni anno, circa 4,2 milioni di decessi sono attribuibili all’esposizione a inquinamento atmosferico e nove persone su dieci sono esposte a livelli di inquinamento superiori alle normative vigenti [3]. In Italia, l’inquinamento atmosferico è all’ottavo posto tra le cause di malattia e di mortalità con circa 30.000 decessi prematuri l’anno [4]. I cambiamenti climatici devono essere considerati come un moltiplicatore dei principali fattori di rischio già esistenti in grado di produrre effetti sulla salute della popolazione attraverso meccanismi diretti e indiretti. L’Oms ha stimato circa 250.000 decessi l’anno tra il 2030 e il 2050 nella popolazione anziana, una stima conservativa che considera solo l’effetto dovuto all’incremento di temperatura atteso e non considera i numerosi esiti di salute associati a fattori legati ai cambiamenti climatici (malnutrizione, diarrea, malattie infettive trasmesse da vettori, traumatismi causati da eventi estremi come inondazioni, incendi) [5]. Cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico sono le due emergenze ambientali del nuovo secolo e sono fortemente interconnessi: la principale causa dell’inquinamento atmosferico, cioè l’uso di combustibili fossili, è anche il maggior determinante dei cambiamenti climatici. La crisi ambientale in atto, se non fermata, sarà in grado di trascinare con sé una crisi economica, insieme a una crisi sociale e globale della salute [6]. Il tema dell’immigrazione è oggi al centro del dibattito politico ma occorre tener presente che in futuro, tra le cause di migrazione forzata, i processi di degrado ambientale assumeranno un ruolo crescente destinato a incrementare il fenomeno [7]; nel 2018 circa 17,2 milioni sono stati gli sfollati a causa di disastri ambientali [8], con un trend in aumento e un numero di “migranti ambientali” atteso nel 2050 di oltre 400 milioni di persone [9].

La crisi ambientale in atto e la consapevolezza sul destino del nostro pianeta sembrano suscitare sentimenti di paura.

Adattamento, mitigazione e sostenibilità sociale
La transizione ecologica dovrà essere accompagnata quindi da interventi sociali per garantirne la sostenibilità sociale e politica: “L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non è possibile affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale” [10]. La frase di Papa Francesco, unita ai dati scientifici, avvalora le tesi della gravità del rischio invitando ad adottare politiche di contenimento. Il rapporto fra le politiche da mettere in atto e il guadagno di salute è del resto molto evidente: ridurre i livelli di esposizione della popolazione all’inquinamento atmosferico, per esempio, equivale a ridurre il carico di malattia associato all’inquinamento, come dimostrato dai dati epidemiologici. L’ultimo rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change del 2018 [11] ha evidenziato gli effetti dei cambiamenti climatici che potrebbero essere evitati limitando il riscaldamento globale a 1,5 °C, rispetto a un incremento di 2 °C o oltre: si ridurrebbero gli impatti sugli ecosistemi e sulla salute umana. Lo stesso rapporto ha anche evidenziato come il tempo utile per l’azione si stia rapidamente riducendo. Identificare interventi in grado di ridurre le emissioni di gas serra che al contempo migliorino la qualità dell’aria, affrontando le complesse interazioni tra i due fenomeni, è stato il tema della prima conferenza mondiale sull’inquinamento atmosferico, organizzata dall’Oms nel 2018 [12]. Non c’è dubbio, quindi, che le politiche ambientali costituiscano la principale sfida globale e nazionale per le importanti ripercussioni sulla salute che potranno determinare. Fra esse, quelle fondamentali sono: la strategia energetica e il contrasto ai cambiamenti climatici, le politiche per la mobilità sostenibile e la riduzione dell’inquinamento atmosferico, il tema dello smaltimento dei rifiuti, la disponibilità di acqua, l’alimentazione, la vita nelle aree urbane, il sostegno alle problematiche sociali. Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze è, inoltre, uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che afferma una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo, evidenziando come la sostenibilità non possa essere una questione unicamente ambientale ma anche economica e sociale.

La crisi ambientale in atto, se non fermata, sarà in grado di trascinare con sé una crisi economica, insieme a una crisi sociale e una crisi globale della salute.

Serve avere paura?
Abbiamo ormai la certezza, quindi, che lo sfruttamento irresponsabile del nostro pianeta stia determinando gravi danni al nostro ecosistema con conseguenze forse irreversibili. Indubbiamente questa convinzione crea paura nella popolazione. Ma che ruolo ha questa paura? Come suggerito dal filosofo Hans Jonas, che ha coniato l’euristica della paura [13], dobbiamo usare la paura come stimolo per azioni ispirate al principio di precauzione. Secondo Jonas, di fronte all’incertezza è importante considerare l’ipotesi peggiore e richiamare il Vorsorgeprinzip, il principio di precauzione, inserito oggi sempre di più nei processi decisionali in materia ambientale. In caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di certezza scientifica non deve servire da pretesto per rimandare l’adozione di misure di protezione della popolazione, quando, come nel caso dell’inquinamento atmosferico e dei cambiamenti climatici, anche nell’incertezza degli scenari futuri, la posta in gioco per la salute collettiva è ritenuta comunque molto alta. Paura e coraggio sono due sentimenti contrastanti, il primo considerato soprattutto con accezione negativa, qualcosa che paralizza e rende inabili all’azione. Il coraggio, invece, è il sentimento positivo che aiuta a superare i problemi. Secondo i neuroscienziati, però, la paura è anche una delle emozioni più importanti che consentono alle specie animali di sopravvivere in un ambiente ostile: uno stato emozionale che si attiva per motivare l’organismo a fronteggiare eventi che lo minacciano [14] legato all’istinto di conservazione che ha consentito alla nostra e ad altre specie animali di sopravvivere ed evolversi. La paura può essere interpretata quindi anche come un’emozione sana e utile: nel caso dei rischi ambientali come un campanello d’allarme della vulnerabilità del nostro pianeta e della nostra specie.

Obiettivo emissioni zero
Per quanto riguarda la crisi ambientale in atto gli scenari che abbiamo di fronte sono del resto poco rassicuranti: la limitata prevedibilità delle possibili interazioni negative dei fattori in gioco, le difficoltà di controllo, la presenza di fattori di rischio che implicano la necessità di misure globali di difficile attuazione, gli interessi economici ancora rivolti verso l’uso dei combustibili fossili che rappresentano oggi forse il principale ostacolo a un cambiamento di rotta. Di fronte al cambiamento climatico si aprono due strade, che a livello internazionale vengono definite come “adattamento” e “mitigazione”. Entrambe sono indispensabili per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici ma, a lungo termine, solo la seconda sarebbe in grado di contrastarne le cause attraverso una riduzione dell’emissione di gas serra. La paura ai livelli delle responsabilità istituzionali ha avuto alcuni effetti importanti. I democratici americani hanno lanciato a febbraio di quest’anno il programma “Green new deal” che ha l’obiettivo di incentivare gli Stati Uniti a utilizzare il 100 per cento di fonti rinnovabili di energia, con emissioni zero di gas serra entro dieci anni [15]. Anche per la Commissione europea l’obiettivo è quello delle emissioni zero, da raggiungere entro il 2050: una strategia a lungo termine che richiederà impegni vincolanti da parte di tutti i paesi con l’obiettivo di mantenere l’incremento della temperatura del pianeta al di sotto dei 2 °C e possibilmente entro 1,5 °C [16]. Un’utopia? Quello che è certo è che per raggiungere obiettivi così ambiziosi serve l’impegno di tutti. E se la paura dei singoli può essere la chiave per la promozione di tale impegno, la partecipazione è forse tra le parole chiave più importanti per superare la crisi ambientale e vincere la paura.

Bibliografia

[1] Wallace-Wells D. Time to panic. New York Times, 16 febbraio 2019.
[2] Demos & Pi e Fondazione Unipolis. XI Rapporto sulla sicurezza, febbraio 2019.
[3] World health organization. Air pollution – www.who.int/airpollution.
[4] Cohen A J. Estimates and 25-year trends of the global burden of disease attributable to ambient air pollution: an analysis of data from the Global Burden of Diseases Study 2015. Lancet 2017;389:1907-18.
[5] Haines A, Ebi K. The imperative for climate action to protect health. N Engl J Med 2019;380:263-73.
[6] Intergovernmental panel on climate change. Fifth assessment report. Climate change 2014. Geneve: Intergovernmental panel on climate change, 2015.
[7] Abela GJ, Brottrager M, Cuaresma JC, Muttarak R. Climate, confl ict and forced migration. Glob Environ Change 2019;54:239-49.
[8] www.internal-displacement.org.
[9] Fao. The future of food and agriculture – trends and challenges. Rome: Food and Agriculture Organization of the United Nations, 2017.
[10] Papa Francesco. Laudato si’. Maggio 2015.
[11] Intergovernmental panel on climate change. Special Report: Global Warming of 1.5 ºC. Geneve: Intergovernmental panel on climate change, 2018.
[12] World health organization. Air pollution and health: improving air quality, combatting climate change, saving lives. Ottobre 2018.
[13] Jonas H. Das Prinzip Verantwortung: Versuch einer Ethik für die technologische Zivilisation. Berlin: Suhrkamp Taschenbuch, 1984.
[14] Lang PJ, Davis M, Öhman A. Fear and anxiety: animal models and human cognitive psychophysiology. Journal of affective disorders. J Affect Disord 2000;61:137-59.
[15] Green party US. The Green new deal – www.gp.org/green_new_deal.
[16] Commissione europea. Strategia a lungo termine per il 2050 – ttps://ec.europa.eu/clima/policies/strategies/2050_it

Il coraggio di Greta

Greta Thunberg, 16 anni, è la giovane studentessa svedese che ha iniziato a scioperare da scuola ogni venerdì per promuovere politiche e comportamenti sostenibili, sensibilizzando intere generazioni al tema dei cambiamenti climatici. La sua battaglia, iniziata a nove anni, si compone di piccole tappe e tanto coraggio, dai primi passi mossi in casa per ridurre l’impatto ambientale della sua famiglia fino ai discorsi tenuti al COP24 delle Nazioni Unite. Abbiamo chiesto a bambini e ragazzi tra i 9 e i 18 anni cosa pensano del coraggio di Greta e della battaglia che sta portando avanti.

“È terribile pensare che una ragazzina di soli sedici anni debba temere per il proprio futuro. Siamo giunti al punto di non ritorno e alla preoccupazione per le condizioni del nostro pianeta ed il riscaldamento globale si sostituisce la paura. La stessa che Greta Thunberg dice di provare e che cerca di trasmettere a tutti coloro che continuano a mostrarsi indifferenti di fronte al disastro climatico a cui stiamo andando incontro. È con questa consapevolezza, insolita per la sua età, che Greta ha scelto di diventare un’attivista ambientale e di scioperare, trascinando con sé nella sua protesta i ragazzi di tutto il mondo. Si parla spesso del coraggio che è stata in grado di dimostrare e di quanto sia difficile e spesso pericoloso esporsi in questo modo all’opinione pubblica e ai media, soprattutto quando si è così giovani, portando le proprie idee e la propria immagine agli occhi di tutti. Eppure, a mio parere, il coraggio di Greta non si ferma a questo. Questa ragazza non è solamente riuscita a comprendere la gravità della situazione in cui il pianeta si trova, ma ha anche reagito con determinazione, forte della consapevolezza che, se ci muoviamo ora, ci potrebbe essere ancora una speranza. Greta è stata quindi in grado di trasformare la paura, che spesso le si contesta, nella forza che le ha permesso di agire per cambiare le cose”. Viola, 18 anni

“L’obiettivo di Greta Thumberg è quello di sensibilizzare le persone riguardo i cambiamenti climatici in atto. Nonostante il suo impegno, non sta riuscendo nella sua impresa, ma scommettiamo che non si darà per vinta fino a quando il suo scopo non sarà raggiunto. Anche se ha solo 16 anni, ha avuto un grosso impatto su noi giovani che ci ispiriamo a lei per sensibilizzare i grandi del mondo e per dare, alle prossime generazioni, un barlume di speranza. Il 19 aprile, il giorno in cui siamo andati ad incontrarla in Piazza del Popolo a Roma, è stata in grado di trasmetterci una grande determinazione e speranza. Ci ha dimostrato che un futuro sostenibile è possibile. Noi, in quanto nuova generazione, ci dobbiamo impegnare più di tutti per far sì che questo futuro diventi realtà”. — Luca, 9 anni, e Davide, 14 anni

“Per me Greta è una ragazza forte e decisa che ha fatto aprire gli occhi a milioni di persone, perché io stessa non avevo ben chiara la situazione drastica del mondo oggi, quindi grazie a lei spero che oggi l’umanità faccia più attenzione a mantenere un mondo migliore”. — Agata, 13 anni

“Su Greta ho un’opinione un po’ diversa da quella di molte persone. C’è chi dice che Greta ci aiuterà a cambiare il mondo, che ci ha aperto gli occhi, e che ha avuto molto coraggio. In parte è vero, hanno ragione, e anche io ammiro molto Greta per quello che ha fatto. Molti già sapevano quello che ha detto Greta, ma avevano paura di manifestarlo. Greta, invece, ha avuto il coraggio di dirlo anche davanti a gente molto importante. Il problema è che io non vedo cambiamenti concreti da quando lei ha iniziato ad attivarsi quindi forse stiamo sprecando tempo. Greta parla tanto ma non basta parlare. Ci sono persone che invece fanno davvero qualcosa, ma nessuno le ringrazia. Ci sono volontari per l’ambiente, ci sono persone che mettono a repentaglio la propria vita, altre che ogni giorno puliscono le strade. Allora va bene parlare di Greta, ma parliamo anche di loro”. — Janne, 13 anni

“Una poesia per Greta Thumberg
Greta ha una paura ma…
l’affronta con coraggio.
Perché la sua paura è più
una preoccupazione che molto probabilmente
tra pochi anni sarà la realtà. :(
Molta gente va in piazza a manifestare
ma in realtà i pozzi di petrolio negli Emirati Arabi
sono ancora in funzionamento.
E c’è un’isola di plastica nel bel mezzo dell’oceano.
Il coraggio di Greta è in un piccolo ma grande gesto.
Ogni venerdì va a manifestare davanti il parlamento:
Skoltrejk för klimatet questo è il suo motto
Sciopero scolastico per il clima.
Lei non ha paura di ciò che dice la gente
perché lei tiene al suo e al nostro futuro”.
— Mia, 12 anni

“Greta Thunberg è una bambina che tutti i venerdì andava davanti al Parlamento svedese protestando per il nostro pianeta. Quello che sta facendo non sta aiutando solo la Terra, ma anche noi a stare più attenti. Dobbiamo pensare ai nostri futuri eredi e fargli vedere questo pianeta magnifico”. — Anita, 9 anni

“Trovo che quello che dice Greta sia vero e che sia coraggioso far sapere a tutte le persone che fino ad ora non si sono accorte di quello che sta succedendo la verità, che la nostra casa sta andando in fiamme”. Caterina, 12 anni

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