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Cosa temono i cittadini del mondo

Cambiamento climatico, terrorismo islamico, cyber attacchi: le grandi paure della popolazione mondiale.

Cristina Da Rold
By Luglio 2019Luglio 24th, 2020No Comments

Il 15 marzo 2019 giovani studenti e non solo da tutto il mondo hanno riempito 1700 piazze di oltre 100 paesi in occasione dello sciopero mondiale per il clima. Si è trattato di un fenomeno mai visto prima: milioni di persone hanno manifestato contro le politiche che negli ultimi duecento anni hanno spremuto, inquinato e surriscaldato il nostro pianeta. Ma qual è la reale presa di coscienza del problema climatico a livello globale? Una stima la propone un recente sondaggio di Pew Research, condotto in 26 paesi del mondo. Il riscaldamento globale e le sue conseguenze sono al primo posto come preoccupazione in 13 dei 26 paesi presi in considerazione, fra cui Canada, Messico, Brasile, Argentina, Australia, Svezia, Germania, Regno Unito e Spagna. Nel complesso si tratta dei due terzi degli intervistati nel sondaggio.

Il problema climatico
In Europa il paese più preoccupato del cambiamento climatico è la Grecia, dove il 90 per cento degli intervistati lo ha indicato come maggiore paura, seguita dalla Francia (83 per cento di risposte affermative) e dalla Spagna (81 per cento). In Italia, invece, nonostante si posizioni al quarto posto, con il 71 per cento degli italiani che dichiara di essere spaventato dal cambiamento climatico, la principale paura resterebbe il terrorismo di matrice islamica, indicato dall’80 per cento degli intervistati. Siamo dopo la Francia il paese europeo più spaventato dal terrorismo, sebbene siano diminuite nell’ultimo anno le persone che si dicono preoccupate da questo pericolo. Infine, quasi la metà degli italiani si sente minacciata dalla possibilità di cyberattacchi. Ancora meno che in Italia si preoccupano di cambiamento climatico i cittadini di Stati Uniti e Russia: il 59 per cento degli statunitensi e solo il 43 per cento dei russi ne sono spaventati. La più grande paura degli statunitensi è quella dei cyberattacchi da parte di altre potenze, mentre anche per i russi è il terrorismo islamico. Coerentemente con l’essere allarmati per le conseguenze del riscaldamento globale, la maggior parte dei cittadini greci si è detta preoccupata anche dell’andamento dell’economia globale, ma si tratta di una mosca bianca. Lo stacco rispetto agli altri paesi, Italia inclusa, in questo senso è assai rilevante: solo il 35 per cento degli intervistati europei si sente minacciato nella propria sicurezza dalle logiche dell’economia globale. In generale il cambiamento climatico preoccupa più delle minacce del programma nucleare della Corea del Nord. Persino in Giappone e in Corea del Sud, non più del 73 per cento e del 67 per cento della popolazione rispettivamente dichiara di temere il disastro nucleare. Anche negli Stati Uniti il 58 per cento della popolazione teme le iniziative di Kim Jong-un. L’evoluzione della percezione della popolazione sul problema climatico rispetto al 2013, cioè ben prima che fosse firmato l’accordo sul clima di Parigi, è molto interessante. Sei anni fa solo il 56 per cento degli intervistati nei 23 paesi dichiarava di leggere il cambiamento climatico come una grave minaccia per il proprio paese. La percentuale è poi salita al 63 per cento nel 2017 e al 76 per cento nel 2018.

Siamo dopo la Francia il paese europeo più spaventato dal terrorismo.

E nel resto del mondo?
Un’area del pianeta molto attenta alle questioni climatiche è l’America centro-meridionale. Tra i tre paesi dell’America Latina dove sono state condotte le interviste – Brasile, Argentina e Messico – il cambiamento climatico continua a essere la preoccupazione principale, confermando una tendenza consolidata. Già nel 2015 un altro studio condotto sempre da Pew Research rilevava che l’America Latina era particolarmente sensibile al problema. L’80 per cento circa dei messicani afferma oggi che il cambiamento climatico è una grave minaccia, con un aumento di 8 punti percentuali dal 2017 e di 28 punti dal 2013. Quasi i tre quarti degli argentini e dei brasiliani considera il cambiamento climatico un enorme pericolo globale. Diversamente da quanto accade in altre parti del mondo, l’istruzione svolge un ruolo significativo nel modo in cui gli intervistati latinoamericani valutano la minaccia del cambiamento climatico. In Brasile, per esempio, più di otto su dieci di quelli con un’istruzione secondaria o superiore ritengono che il cambiamento climatico sia un grave problema, rispetto a sei su dieci di quelli con livelli minori di istruzione. La maggioranza degli intervistati in America Latina esprime inoltre una preoccupazione significativa per la condizione dell’economia globale. Più di sei intervistati su dieci, in tutti e tre i paesi esaminati, la considera una minaccia, rendendo l’instabilità economica il secondo problema percepito in Argentina e Brasile e il terzo in Messico. Oltre la metà dei sudamericani è poi spaventata dagli armamenti nucleari, come il programma nucleare della Corea del Nord, e dagli attacchi informatici da parte di altri paesi. Spostandosi in Africa, l’Isis rappresenta la più grande minaccia in Nigeria. In Kenya, invece, dove la siccità e gli eventi meteorologici estremi hanno influenzato negativamente l’agricoltura, il principale problema percepito è ancora il cambiamento climatico: il 71 per cento della popolazione keniota si dice preoccupata. In Sudafrica, infine, meno del 60 per cento delle persone condivide questo timore, con un forte bias legato al livello di istruzione e quindi di reddito: i gruppi più avvantaggiati economicamente sono più inclini a vedere il cambiamento climatico come una delle maggiori minacce per il paese.

Leggere i dati
È necessario tuttavia osservare bene i dati: il fatto che in alcuni paesi il riscaldamento globale sia il principale timore della popolazione non significa che la maggior parte degli abitanti di quel paese sia realmente preoccupato dalle questioni ambientali. In Canada, per esempio, è vero che la fetta più grossa dei rispondenti ha indicato come maggiore minaccia percepita il cambiamento climatico, ma è anche vero che si registra in media una scarsa preoccupazione da parte della popolazione per tutti i rischi paventati, tanto che a essere preoccupati per il riscaldamento globale è solo il 66 per cento dei canadesi. Anche rimanendo in Europa si osserva che ci sono paesi come Grecia, Francia e Spagna che si dicono più spaventati su tutti i fronti proposti, altri come Polonia e Ungheria, dove le percentuali di cittadini che hanno risposto affermativamente a ogni domanda sono minori.

Gli europei che si sentono vicini a posizioni politiche di destra sono meno interessati al riscaldamento climatico.

L’influenza della politica
Stando ai dati raccolti, l’influenza del “Trump pensiero” – nel suo complesso, non solo sulle questioni ambientali – pare tutt’altro che secondaria. In quasi tutti i paesi esaminati si è registrato un significativo aumento dal 2013 al 2018 circa l’impatto che la politica americana sta avendo sul proprio paese. In Germania e Francia, in particolare, la metà degli intervistati è di questa opinione, il 30 per cento in più rispetto a cinque anni fa. In Italia, invece, sembreremmo essere molto meno preoccupati: solo il 22 per cento della popolazione considera l’influenza statunitense un problema per il paese. Si osserva una forte connessione tra il considerare gli Stati Uniti come una minaccia e la mancanza di fiducia nel loro presidente Donald Trump. In 17 paesi esaminati, le persone che dichiarano di avere poca o nessuna fiducia in Trump sono più propense a interpretare l’influenza degli Stati Uniti come una minaccia per il proprio paese. Infine, i dati mostrano che gli europei che si sentono vicini a posizioni politiche di destra sono meno interessati al riscaldamento climatico. I sostenitori della Alternative for Germany (AfD), per esempio, hanno il 28 per cento in meno di probabilità di sentirsi minacciati dal global warming. La maggiore preoccupazione fra i partiti di destra europei e americani rimane il fondamentalismo islamico.

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