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Disegnare startup per la sostenibilità

Democraticamente con il coinvolgimento attivo dei cittadini.

Luca De Fiore

Il Pensiero Scientifico Editore

By Maggio 2019Luglio 29th, 2020No Comments

Dietro l’abitudine di non far scorrere l’acqua mentre laviamo i denti, ci sono almeno tre rubinetti da aprire e li ha indicati Enrico Giovannini nell’intervista in apertura: uno riguarda il nostro sguardo verso l’ambiente, un altro l’attenzione all’economia e la cura ad evitare uno spreco, il terzo il sentirsi parte di una comunità. Una quarta considerazione è suggerita da Marco Geddes: ambiente, economia e società non possono fare a meno di un’attitudine alla sobrietà, alla diffidenza nei confronti dell’eccesso. Intendiamoci: la sobrietà non andrebbe intesa come una rinuncia ma come una scelta, qualcosa di connaturato a uno sguardo capace di disegnare un domani che leghi saldamente la crescita economica al progresso civile, lo sviluppo a un maggiore benessere e una migliore e più equamente distribuita qualità della vita.

Disegnare: è una parola bellissima ma va usata con cautela e, soprattutto, con parsimonia. Non appartiene al nostro vocabolario e noi italiani la usiamo con leggerezza, ha avvertito il grande architetto Mario Bellini in un’intervista a La Repubblica. L’abbiamo resa una parola magica “che oggi funziona per vendere una casa o un quartiere, un vestito o un’auto” ma nel disegno – ancor più nel design – c’è invece un vero progetto. Un’idea che risolve un problema e quanto più capace sarà il progettista di semplificare e rendere sostenibile la soluzione immaginata, tanto maggiore sarà il successo del suo disegno.

“Lo spreco è il fallimento di un progetto.”

Ottenere mattoni dalla polvere di marmo che ostacola il flusso di un fiume, produrre carta dalle alghe che infestano un tratto di mare, creare tessuti dai materiali di scarto delle arance o sampietrini dai rifiuti, pescare con reti a maglia larga per non impoverire la riserva marina: cinque esempi di attività imprenditoriali di successo. Esemplarmente sostenibili. Dietro, c’è sempre uno startup nel senso stretto della parola: un nuovo avvio, in qualche caso un ri-avvio come ripensamento di inefficienze e scelta in favore del cambiamento. Una nuova partenza che valorizza le risorse e combatte gli sprechi che, come recita un modo di dire comune, sono sempre il risultato del fallimento di un progetto.

Startup è qualcosa che nasce dal basso, dalla competenza di un gruppo di giovani o dall’esperienza di chi è già avanti negli anni. Sono necessariamente frutto di intelligenza, entusiasmo e partecipazione: il quinto rubinetto è dunque quello della democrazia, e solo con il coinvolgimento attivo dei cittadini nel ripensare e mettere mano alla società e all’ambiente in cui viviamo che potranno essere immaginate soluzioni davvero sostenibili.

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