Priorità Interviste

Quanto i vissuti personali possono influenzare le priorità della politica

Dalla testimonianza di Joe Biden alle decisioni di Barack Obama.

Intervista a Francesco Costa

Vicedirettore del Post

By Dicembre 2018Luglio 30th, 2020No Comments

“Qualche mese fa il vicepresidente Joe Biden ha detto che se ci fossimo dati un nuovo grande obiettivo, come quando puntammo ad andare sulla Luna entro dieci anni, l’America avrebbe potuto curare il cancro. Stasera, quindi, annuncio l’inizio di un nuovo sforzo nazionale per provarci. E dato che ha passato gli ultimi quarant’anni a lottare per tutti noi su così tante questioni, ho deciso di dare a Joe il comando delle operazioni”.

Così Barack Obama, nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, nel gennaio del 2016, parlò per la prima volta della Cancer moonshot initiative che ha come obiettivo la sconfitta del cancro. Lo racconta Joe Biden in persona nel libro Papà, fammi una promessa. Un argomento che toccava da vicino Biden, che nel maggio del 2015 perse per un tumore al cervello Beau, il suo figlio maggiore. Il libro offre un ritratto di un uomo straordinario, dei suoi viaggi intorno al mondo, dall’Ucraina all’America centrale all’Iraq, riuscendo a stare accanto al figlio che lottava per sopravvivere. “Barack aveva visto cosa aveva passato la mia famiglia negli ultimi anni: e aveva visto non solo i momenti peggiori, ma anche quelli in cui il genio e l’impegno dei medici ci avevano dato una vera speranza”, racconta. Una testimonianza che solleva riflessioni sull’influenza della sfera personale nelle decisioni dei politici. Ne parliamo con Francesco Costa, vicedirettore del Post e traduttore dell’edizione italiana del libro.

Quanto è giusto che le priorità della politica possano essere condizionate da vissuti personali?
Forse ci piacerebbe dire poco o niente, perché è più rassicurante pensare che le priorità della politica si possano identificare con parametri oggettivi (tecnocrazia!) o siano univoche perché espressione delle priorità del popolo (democrazia diretta!). In realtà le priorità della politica – sia per gli elettori che per i politici – sono secondo me molto influenzate da vissuti personali, che riguardino la propria identità di genere o etnica, certi tratti caratteriali, la propria condizione economica e culturale, l’educazione ricevuta, oppure la propensione alla conservazione o al rischio. E quei vissuti personali sono evidentemente intrecciati ai vissuti personali degli altri. Tutte le nostre scelte, anche quelle di cui più ci sentiamo arbitri, e tutte le nostre idee, sono frutto di cose che sono avvenute fuori da noi: cose che ci sono capitate, persone che abbiamo avuto intorno, traumi, coincidenze, opportunità che abbiamo avuto o non avuto. E anche se ipoteticamente alcune di queste scelte dovessero riguardare noi e basta, a cosa dovremmo risalire per cercarne l’origine? Al nostro patrimonio genetico? Anche qui, niente che ci siamo scelti. È un discorso ampio e che va molto oltre la politica, ovviamente, ma credo che valga anche per la politica. Le priorità della politica sono frutti dei vissuti personali di tutti. Poi sì, esistono politici che pensano soprattutto agli affari propri, ma qualcuno ce li ha messi, in quei posti di responsabilità. E quel qualcuno sono gli elettori. Avranno avuto le loro ragioni.

Perché ha pensato fosse importante curare un’edizione italiana di questo libro?
In realtà i primi ad averlo pensato sono quelli della casa editrice, NR Edizioni, che ne ha comprato i diritti per la pubblicazione in Italia. Io ho accettato la loro proposta di tradurlo, perché Joe Biden è uno dei personaggi allo stesso tempo più famosi e meno conosciuti della politica statunitense in Italia. Tutti sanno chi è, essendo stato lui il vice di Obama, ma pochi lo conoscono davvero. Eppure la sua storia merita di essere conosciuta, credo che possa ispirare molte persone diverse.

Obama sceglieva di mandare avanti Biden in circostanze di lutto e di perdite personali, come se la sua intelligenza emotiva fosse nelle mani di Biden. Credo che questo sia un aspetto molto importante nella politica, ma in Europa e soprattutto in Italia manca l’empatia con i cittadini. Perché?
Non saprei, ma dovessi fare l’avvocato del diavolo dovrei dire che oggi in Italia c’è il governo più popolare e apprezzato da moltissimi anni a questa parte, quindi è difficile dire che in Italia manchi l’empatia dei politici con i cittadini. Sembra invece che non ce ne sia mai stata così tanta. Biden finì per avere anche quel ruolo, negli Stati Uniti, perché la sua storia personale lo rendeva particolarmente credibile, ma il libro – in quanto libro di Biden – fornisce solo una descrizione parziale dell’equilibrio tra i rapporti. In realtà Obama non si è mai tirato indietro dall’incarico, che spetta a ogni presidente, di “comforter-in-chief”, come dicono da quelle parti: pensa al discorso commosso di Obama dopo la strage di Newtown, o ad Amazing Grace cantata durante il funerale a Charleston. Negli Stati Uniti il presidente non è un normale politico, un primo ministro all’europea, ma ha un gigantesco ruolo di leadership ed esempio che riempie di significati simbolici tutto quello che fa, e lo incarica anche di unire e confortare le persone nei loro momenti difficili, anche quando con la politica hanno poco a che fare.

Biden Cancer Initiative: www.bidencancer.org

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