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Proteggere insieme l’ambiente per la salute dei bambini

Il valore della prevenzione primaria dei rischi ambientali per lo sviluppo e il progresso.

Manuela De Sario

Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

By Dicembre 2018Luglio 30th, 2020No Comments

Uno su quattro. Un decesso in età pediatrica ogni quattro, a livello globale, potrebbe essere evitato rendendo salubre l’ambiente in cui viviamo, riducendo l’inquinamento dell’aria e il fumo passivo, garantendo un accesso ad acqua potabile e a servizi igienico-sanitari ai paesi in via di sviluppo [1]. Tra le esposizioni ambientali, quella con l’impatto maggiore sulla salute dei bambini è l’inquinamento atmosferico [2]. Provoca effetti acuti e cronici sull’apparato respiratorio, e può causare alterazioni del normale sviluppo cognitivo e disturbi comportamentali. I rischi ambientali sono distribuiti in modo iniquo: le popolazioni più esposte sono quelle dei paesi in via di sviluppo e le fasce di livello socioeconomico più basso nei paesi industrializzati. I cambiamenti climatici in atto stanno ulteriormente esasperando gli impatti delle esposizioni ambientali, per esempio aumentando frequenza e intensità di eventi estremi, a cui stiamo assistendo anche nel nostro paese.

Le priorità. Oggi è sempre più chiaro che non ci può essere sviluppo e progresso senza rispetto dell’ambiente, della biodiversità e delle risorse naturali e dei beni comuni come l’acqua e l’aria. Le priorità che hanno uno stretto legame con le tematiche ambientali sono molteplici se si guarda l’attuale Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, avviata nel 2015 e da concretizzare entro il 2030 [3].

Povertà zero. La prima priorità in agenda per lo sviluppo sostenibile ha come chiaro obiettivo dimezzare entro il 2030 il numero di poveri a livello globale e ridurre la loro vulnerabilità agli eventi climatici estremi e ad altri disastri ambientali, sociali ed economici. Si tratta di un obiettivo ambizioso che possiamo percepire al di là della nostra portata. Invece ci può, anzi, ci deve interessare perché, seppure la maggior parte dei poveri risiede in Asia meridionale e nell’Africa subsahariana, essi sono in aumento anche nelle nazioni cosiddette sviluppate [4]. In Italia, le ultime stime dell’Istat indicano più di 9 milioni di persone sotto la soglia di povertà relativa, di cui 1 milione e 208 mila sono minorenni [5].

Città e comunità sostenibili. In questo caso, le Nazioni Unite non indicano un chiaro obiettivo, ma propongono diverse cose da realizzare nelle città di oggi e di domani, per fare fronte alle molteplici pressioni ambientali, sociali, culturali, economiche, quali: ridurre l’inquinamento atmosferico e i rifiuti, migliorare le condizioni abitative delle fasce più povere di popolazione e garantire un accesso universale alle aree verdi, in particolare ai bambini e altri sottogruppi vulnerabili (donne, anziani e persone con disabilità). Senza un preciso obiettivo, diventa difficile monitorare i progressi. Nei paesi dotati di un sistema statistico nazionale il compito è facilitato dall’esistenza di indicatori che riguardano questi temi. Nel nostro paese il quadro attuale è il seguente: in gran parte delle aree urbane si registrano superamenti dei limiti di legge degli inquinanti atmosferici, specialmente per le polveri e il particolato (pm 10 e pm 2,5) e per l’ozono [6]; la raccolta differenziata è ancora ferma a meno del 30 per cento del totale dei rifiuti solidi urbani [7]; le aree verdi coprono in media meno del 3 per cento del territorio dei capoluoghi di provincia italiani [7].

“La libertà è… partecipazione”. Lo slogan di quarant’anni fa di Giorgio Gaber per introdurre un tema centrale in tutta l’Agenda 2030 e che si percepisce con nettezza leggendone le fitte pagine: gli obiettivi si potranno realizzare con il contributo di ciascuno chiamando in causa, insieme ai governi e alle istituzioni sia pubbliche che private, anche le persone comuni. È il tema sempre attuale della democratizzazione delle nostre società, particolarmente urgente nei paesi oggi instabili e dittatoriali, e dell’empowerment o responsabilizzazione della popolazione. Gli operatori sanitari hanno il ruolo chiave di colmare questo spazio e contribuire a informare e formare le famiglie e renderle in grado di fare scelte consapevoli per proteggere la salute degli individui più fragili, come i bambini.

Gli obiettivi si potranno realizzare con il contributo di ciascuno chiamando in causa, insieme ai governi e alle istituzioni sia pubbliche che private, anche le persone comuni.

Dunque, quali priorità? Coerentemente con le priorità definite dalle Nazioni Unite, un possibile elenco di priorità per proteggere la salute dei bambini dai rischi ambientali presenti nelle nostre città è il seguente:

  • promuovere il trasporto “attivo” (mezzi pubblici, a piedi, in bicicletta), il trasporto pubblico e le politiche di riduzione dei veicoli più inquinanti
  • promuovere l’attività fisica (almeno 60 minuti di attività fisica moderata/intensa al giorno nei bambini) e l’accesso e la manutenzione degli spazi pubblici, in particolare delle aree verdi e di percorsi sicuri a piedi e in bicicletta;
  • promuovere un cambiamento nelle abitudini alimentari verso una sana alimentazione e, in particolare, verso un minore consumo di prodotti industriali e degli allevamenti intensivi. L’esperienza, ad esempio, di un sito web e una app rivolta ai genitori dei bambini in età prescolare del progetto “Piccolipiù in forma” (finanziato con il programma Ccm 2014) ha mostrato un impatto sui comportamenti alimentari scorretti, riducendone in modo significativo la frequenza;
  • promuovere interventi a livello delle politiche abitative ed energetiche, rivolti ai più vulnerabili, alle famiglie con bambini e alle fasce di popolazione con limitate risorse socioeconomiche;
  • promuovere un coordinamento intersettoriale degli interventi di prevenzione di tutti i settori che hanno un impatto sulla salute dei bambini: abitazione, sanità, trasporti, verde pubblico, istruzione, ecc.;
  • promuovere interventi a diversi livelli, città, quartiere, fino alla scala degli individui, per influenzare le loro interazioni con l’ambiente, e attraversare tutti gli ambienti dove vivono, giocano e vengono curati i bambini (famiglie, scuola, spazi pubblici, sanità, ecc.).

Bibliografia

[1] Who. Inheriting a sustainable world? Atlas on children’s health and the environment. Geneva: World Health Organization, 2017.
[2] Porta D, Narduzzi S, Badaloni C, et al. Air pollution and cognitive development at age 7 in a prospective italian birth cohort. Epidemiology 2016;27:228-36.
[3] www.un.org/sustainabledevelopment
[4] https://data.oecd.org/inequality/poverty-rate.htm
[5] La povertà in Italia – Anno 2017. Istat, 26 giugno 2018.
[6] Bataloni S, Bridda R, Bultrini M, et al (eds). Ispra XIII Rapporto qualità dell’ambiente urbano – Edizione 2017. Roma: Ispra, 2017.
[7] Verde urbano – Anno 2014. Istat, 24 maggio 2016.

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