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La Sapienza per la formazione dei medici di domani

La priorità è ripensare la didattica per essere pronti alle sfide che verranno.

Sebastiano Filetti

Preside, Facoltà di medicina e odontoiatria, Sapienza università di Roma

By Dicembre 2018Luglio 30th, 2020No Comments

La delocalizzazione delle famiglie, l’evoluzione dei fenomeni migratori e l’aumento della percentuale di anziani nella popolazione sono solo alcuni dei cambiamenti che la nostra sanità si trova oggi a dover affrontare. Esemplificativo a tal riguardo, difatti, è notare come un tempo non era necessario prendere in considerazione i problemi degli anziani e delle loro malattie croniche poiché l’aspettativa di vita era notevolmente inferiore. Adesso, invece, l’aspettativa di vita media supera gli ottant’anni in entrambi i sessi e, soprattutto nelle grandi metropoli, l’anziano è spesso affidato a una badante.

La conseguenza è un aumento dei problemi dovuti a un non costante monitoraggio delle malattie croniche e a una difficile comunicazione con la parte assistenziale territoriale e ospedaliera. In questo contesto la realtà digitale, che sta avendo un impatto notevole anche nel mondo della salute, potrebbe rappresentare una grande opportunità per rispondere alle nuove e anche vecchie esigenze che provengono dalla società contemporanea. Per esempio, un tempo era la famiglia a seguire il malato anziano ma in un futuro prossimo, complice anche il fatto che la nuova generazione di anziani è sempre più digitalizzata, lo smartphone potrebbe diventare lo strumento d’eccellenza di sorveglianza a distanza del paziente cronico attraverso l’acquisizione e il contemporaneo invio al medico dei suoi parametri vitali.

Cambia il profilo del malato e insieme cambiano i bisogni della nostra sanità. E deve cambiare il core curriculum delle facoltà di medicina.

AccessMedicine per innovare la didattica
Cambia, dunque, il profilo del malato, e insieme cambiano i bisogni della nostra sanità. Anche l’accademia deve prepararsi ad accogliere queste nuove esigenze e ridisegnare corsi di laurea per formare una classe di medici che sia anche in grado di informare il paziente “esperto”, di sfidare le fake news e di comunicare in un mondo in cui la divulgazione avviene sempre più con i social. Inoltre cambia anche il profilo dello studente universitario: i giovani “digitalizzati” sono interconnessi tra loro e smartphone-dipendenti, vivono la loro quotidianità online e comunicano sempre più attraverso i social, immagini e video sono la loro forma espressiva principale.

Di fronte a una medicina sempre più globale e a una nuova tipologia di studente la Sapienza università di Roma ha avviato un corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia interamente in inglese, per circa 300 studenti provenienti da tutto il mondo. Inoltre ha introdotto come strumento didattico AccessMedicine, una piattaforma che contiene oltre 140 libri di testo tra fondamentali e specialistici, editi dalla casa editrice americana McGraw-Hill. Oltre ai libri di testo, periodicamente aggiornati, sul portale si trovano linee guida, casi clinici standardizzati, materiale multimediale, calcolatori utili alla gestione pratica quotidiana del paziente, un prontuario farmaceutico e strumenti educativi.

La novità sta nel poter costruire un “libro di testo liquido”: il docente può prendere parti di testo da libri e capitoli diversi, immagini, video, file audio e comporre un manuale personalizzato in base agli obiettivi formativi e alle esigenze della classe a cui si rivolge. A tutto ciò si possono aggiungere collegamenti ipertestuali con motori di ricerca bibliografici, come PubMed o McMaster, allenando e abituando gli studenti a consultare le fonti originali delle informazioni, ad analizzare criticamente il testo, ad approfondire i propri interessi. Il richiamare continuamente la fonte originale è un utile esercizio per gli studenti in quanto è ciò che faranno da medici e perché in questo modo impareranno a utilizzare il web per trovare le informazioni giuste e il contenuto giusto. Riprodurre fedelmente in digitale il libro di testo stampato significa rinunciare alle grandi potenzialità che l’infrastruttura digitale può offrire: interattività, integrazione con altre fonti, aggiornamenti rapidi e costanti nel tempo, approfondimenti multimediali. Grazie al “libro di testo liquido”, inviato agli studenti alcuni giorni prima, i temi della lezione diventano oggetto di studio a casa, mentre il tempo trascorso in classe viene utilizzato per confrontarsi, fare lavori di gruppo e qualunque attività finalizzata a stimolare un ruolo attivo dello studente.

Un insegnamento al passo coi tempi
Per riuscire a venire incontro alle nuove esigenze della sanità, oltre a sfruttare appieno le potenzialità del digitale, serve cogliere il cambiamento di alcuni aspetti della medicina, inserendo nei corsi di laurea discipline nuove. Basta pensare, infatti, all’enorme quantità di dati, i cosiddetti big data, che ci troviamo a maneggiare oggi e che dobbiamo riuscire a decifrare e a tradurre in beneficio per la popolazione. Questo comporta la collaborazione con nuove figure professionali che prima non venivano contemplate nella didattica in medicina: l’informatico, l’ingegnere gestionale, il fisico, il bioinformatico. Allo stesso modo, nei corsi di formazione professionale in medicina, odontoiatria, infermieristica, uno degli aspetti più innovativi risiede nell’utilizzo del nuovo centro di simulazione: quello che prima si imparava lavorando nelle corsie, facendo pratica direttamente sul malato, adesso si può apprendere tramite la simulazione. L‘allievo infermiere, per esempio, attraverso la realtà virtuale, può essere immerso in una sala operatoria e sperimentare come muoversi durante un intervento. Allo stesso modo, i manichini sono un’ottima palestra per imparare il prelievo venoso e arterioso o per capire come comportarsi durante un parto.

Tutto ciò ha permesso un cambio di paradigma nella formazione e nella didattica: si è passati da un esclusivo “imparare facendo… sul campo”, con tutti i rischi collegati, a “imparare facendo… e riprovare ancora, in sicurezza”, con tutti i vantaggi che questo può offrire alla riuscita ottimale della prestazione, sia rispetto alla salute del paziente sia rispetto alla performance del professionista che la mette in pratica.

Adattarsi alle nuove richieste
La priorità, quindi, deve essere quella di organizzare la formazione dei nuovi medici, pensando quale sarà la domanda di salute tra dieci, quindici, vent’anni. Per farlo, però, dobbiamo formare oggi gli insegnanti che avranno il compito di formare i medici, gli infermieri, i professionisti della salute. Per fare ciò, diviene dunque una priorità puntare su un gruppo di giovani docenti, nativi digitali, e dunque già aperti all’innovazione tecnologica, che saranno a loro volta i protagonisti dei prossimi anni e che sapranno trasmettere al meglio ciò che le nuove tecnologie possono offrire. Ma, chi ha nel compito di formare la sua prerogativa fondamentale, ovvero l’università, non può soltanto aspettare che arrivino le risorse. Anzi, può e deve sollecitarle. Deve farsi promotore di un nuovo modello. E deve rappresentare la leva attraverso cui, per esempio grazie a programmi di educazione europea e l’applicazione di nuove e sempre più moderne esperienze formative, il sistema universitario in tutte le sue componenti possa rispondere in maniera chiara e decisa alla chiamata di innovazione che i pazienti, i giovani studenti e la comunità tutta chiedono ed esprimono con forza.

L’importante è tenere a mente che facciamo tutto questo perché dobbiamo. Perché non possiamo esimerci da questa sfida che ci troviamo dinanzi nell’era della comunicazione “sempre e comunque”. Sono cambiate la sanità e le richieste di salute che provengono dalla comunità, è cambiata la società in cui viviamo, e noi, che ci occupiamo della formazione di chi dovrà un domani occuparsi del bene comune della salute, non possiamo fare a meno di attrezzarci dinanzi alle scommesse che la “liquidità” delle pratiche e dei processi sociali che caratterizzano la società odierna ci presenta dinanzi. Così da non farci trovare impreparati, bensì pronti alle sfide che verranno.

L’importante è tenere a mente che facciamo tutto questo perché dobbiamo. Per non farci trovare impreparati, bensì pronti alle sfide che verranno.

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