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L’epidemiologia, uno strumento per definire le priorità in sanità

Fotografare la situazione attuale e prevedere cosa accadrà nel prossimo futuro.

Valeria Belleudi

Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

By Dicembre 2018Luglio 30th, 2020No Comments

Chi si occupa di definire le priorità in ambito sanitario deve determinare in un contesto multifattoriale gli elementi sui quali agire. Molto spesso non si hanno a disposizione tutte le informazioni necessarie per poter effettuare delle valutazioni e anche quando queste risultano disponibili la scelta dei criteri utilizzati per la definizione delle priorità può risultare poco efficiente. In questo contesto, l’identificazione degli elementi preminenti rischia di essere un processo arbitrario, definito in base a informazioni parziali e utilizzando criteri soggettivi e non condivisi.

La necessità di disporre di strumenti standardizzati a supporto del priority setting è sempre più evidente nei diversi ambiti sanitari [1]. Negli ultimi anni il settore di maggiore attenzione è stato quello della prevenzione primaria, nel quale sono stati sviluppati e implementati numerosi approcci metodologici in grado di identificare, in modo rigoroso, i principali fattori di rischio per la popolazione e i possibili interventi da attuare al fine di ottenere il maggior beneficio tenendo conto dei vincoli sulla disponibilità delle risorse e dei costi. Il primo passo per poter sviluppare degli strumenti per la prioritizzazione consiste nell’analizzare il contesto nel quale tale processo avrà luogo, individuando elementi di interesse e ricercando o costruendo indicatori atti a misurarli. Per esempio i dati di sorveglianza sulla salute pubblica in Italia e in Brasile sono stati utilizzati per identificare le priorità nei programmi di prevenzione delle malattie croniche [2,3]. In particolare, per ogni fattore di rischio sono stati definiti sei criteri attraverso i quali costruire un modello di priorità: la gravità del fattore di rischio, la sua grandezza, l’urgenza, le disuguaglianze sanitarie associate alla prevalenza del fattore, il livello di efficacia degli interventi che potrebbero essere implementati per ridurre la prevalenza di tale fattore, il costo di questi interventi.

L’epidemiologia gioca un ruolo chiave nella produzione di informazioni evidence-based che possono supportare il processo decisionale in sanità [4,5]. A tal proposito basti pensare al potere informativo associato ad alcune misure epidemiologiche, come per esempio al rischio attribuibile di popolazione che identifica l’incidenza della malattia nella popolazione attribuibile a un fattore di rischio specifico, o alle misure di impatto di popolazione che stimano il beneficio atteso, in termini di eventi prevenuti, implementando o rafforzando un determinato intervento. L’accuratezza di queste misure dipende dalla qualità dei dati a disposizione e l’implementazione di programmi di monitoraggio sistematici su tali tematiche potrebbe incrementarla.

Il processo di prioritizzazione, comunque, non può limitarsi a fotografare la situazione attuale, ma deve premunirsi di informazioni che permettano di capire cosa accadrà nel prossimo futuro. In tale ottica è utile una recente pubblicazione del Lancet [6], in cui dei modelli previsionali vengono utilizzati per studiare come cambierà la salute pubblica mondiale nei prossimi 20 anni. L’analisi mostra il migliore e il peggiore degli scenari ai quali si potrà arrivare in funzione della percentuale di riduzione della prevalenza dei fattori di rischio che si otterrà con le politiche di prevenzione.

In pratica, l’epidemiologia può dare un contributo reale al lavoro di programmazione e di messa in ordine delle priorità di salute sia effettuando delle valutazioni in contesti più generali sia occupandosi di tematiche più specifiche quali l’oncologia [7] e l’analisi delle diseguaglianze di salute [8]. A questo punto non ci sono più alibi per chi dice di voler mettere in piedi un programma che definisca le priorità in sanità: occorrono fondi e strutture dedicate e che l’epidemiologia risponda alla chiamata.

Non ci sono più alibi per chi vuole mettere in piedi un programma che definisca le priorità in sanità: occorrono fondi e strutture dedicate e che l’epidemiologia risponda alla chiamata.

Bibliografia

[1] Montorzi G, et al. Priority setting for research for health. A management process for countries. Council on health research for development (Cohred);2010.
[2] Simoes EJ, et al. Int J Public Health 2012;57:719-33.
[3] Simoes EJ, et al. BMC Public Health 2015;15:443.
[4] Syed AM, et al. J Epidemiol Glob Health 2012;3:111-24.
[5] Shield KD, et al. Curr Epidemiol Rep 2016;3:201-11.
[6] Foreman KJ, et al. Lancet 2018;392:2052-90.
[7] Brenner DR, et al. BMJ Open 2018;8:e022378.
[8] Smith BT, et al. J Epidemiol Community Health 2014;68:384-9.

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