Fake e postverità Interviste

Quando i talk show diventano il palco della disinformazione

Perché i dibattiti sui temi controversi che riguardano la salute non sempre sono bilanciati.

Intervista a Paul Offit

Direttore del Vaccine education center, Division of infectious diseases, Children’s hospital of Philadelphia

By Ottobre 2018Luglio 30th, 2020No Comments

Pediatra infettivologo, co-inventore del vaccino pentavalente contro il rotavirus, Paul Offit è autore di Autism’s false prophets. Nel suo ultimo libro Bad Advice. Or why celebrities, politicians, and activists aren’t your best source of health information spiega come le storie raccontate dai media non supportate dalle prove scientifiche possano diventare convinzioni diffuse.

Perché è così importante una comunicazione efficace sulla salute?
Perché molte informazioni sbagliate a cui siamo esposti possono spingere le persone a prendere decisioni errate e rischiose per loro stessi o per i loro figli. Per esempio, su internet circolano informazioni fuorvianti sui vaccini che possono far sì che alcuni genitori scelgano volutamente di non vaccinare i propri figli facendogli correre rischi inutili. Quindi è importante comunicare al pubblico in modo efficace temi di scienza, medicina e salute.

Cominciamo con il parlare del suo rifiuto di apparire con l’attrice Jenny McCarthy nel talk show Oprah Winfrey… Cosa è successo?
Nel settembre 2007, mi era stato chiesto di partecipare con l’attrice Jenny McCarthy all’Oprah Winfrey show. McCarthy avrebbe parlato di un vaccino che lei era certa fosse la causa dell’autismo di suo figlio. Inizialmente mi era sembrata una buona idea: avrei potuto spiegare al pubblico perché i vaccini non causano l’autismo e come, con molti dati e studi alla mano, sapevamo che non ne fosse la causa. Poteva essere un’occasione per calmare le acque. Ma alla fine decisi di non andarci, essenzialmente perché ritenevo che fosse il contesto sbagliato per comunicare una buona scienza. La conduttrice Oprah Winfrey era lì per raccontare una storia. E la sua storia aveva tre ruoli: l’eroe, la vittima e il cattivo. McCarthy rappresentava l’eroe, suo figlio la vittima e il sottoscritto il cattivo. Sarei stato solo un tipo che andava allo show per dire a Jenny McCarthy che era in errore e, di conseguenza, per dire a Oprah che aveva sbagliato a invitarla allo show. Non lo consideravo il modo migliore per comunicare la scienza e la salute. Credo che si debba scegliere il contesto giusto discernendo dove si può essere più efficaci e dove non si può esserlo.

Una ricercatrice italiana in semeiotica, Anna Maria Lorusso, suggerisce che con l’approccio del “false balance” gli spettacoli televisivi abbiano un ruolo chiave nel rendere più debole la verità. Cosa ne pensa?
Penso che questo sia il problema maggiore. Spesso nei media, in televisione, alla radio e sui giornali per ogni storia si presentano due versioni di cui solo una è sostenuta dalla scienza. Per esempio, da un lato c’è una persona che dichiara che i vaccini causano l’autismo e dall’altro una persona che afferma il contrario. Invece ciò che importa non è quello che viene ribadito dalle persone: l’unica cosa che conta davvero è quello che dicono gli studi, e gli studi dimostrano che i vaccini non causano l’autismo. Pertanto avere qualcuno in televisione che ribadisce l’associazione tra vaccini e autismo quando le prove dimostrano il contrario non è bilanciato: è un “false balance”. Ciò che i programmi televisivi dovrebbero fare è offrire una prospettiva basata sulle prove scientifica ma questa modalità non fa audience né fa vendere più pubblicità: conviene molto di più avere sul palco una controversia anche quando non esiste alcuna controversia scientificamente parlando.

Per esempio il reporter di Philadelphia TV aveva messo a confronto i suoi commenti con quelli della lobbista antivax Sherry Tenpenny, autrice del libro Saying no to vaccines.
Presentare come esperta di vaccini una persona come Sherry Tenpenny che esperta non è, che non ha mai pubblicato uno studio scientifico, che non ha esperienza di vaccini è proprio ciò che i produttori televisivi non dovrebbero fare. Non ho mai avuto un confronto diretto con Sherry Tenpenny ma mi è capitato di discutere in televisione con altri attivisti anti-vax come Mary Holland. È difficile sapere se è giusto o meno partecipare a un dibattito in televisione su temi che sono scientificamente indiscutibili. D’altronde se non lo fai quell’informazione resterà un’informazione senza contraddittorio.

Nel suo libro Bad Advice scrive che i ricercatori e gli “esperti” non sempre dovrebbero farsi coinvolgere in programmi televisivi.
Sì, perché in realtà quando partecipi a questi programmi non convincerai la persona con cui stai discutendo e spesso nemmeno il conduttore il cui unico interesse è sollevare una controversia. Ma è anche vero che parte delle persone che guardano questi spettacoli o che li rivedono su YouTube ascoltano ciò che hai da dire e si fanno persuadere dalle tue argomentazioni. La cosa importante è essere consapevoli che quando partecipi a dibattiti televisivi di questo genere lo scopo non è convincere chi hai di fronte o il conduttore, ma tentare di dare informazioni corrette con la speranza che saranno influenti.

Gli scienziati dovrebbero diventare un esercito della scienza che esce allo scoperto per educare il paese. — Paul Offit, Bad Advice

Perché celebrità e politici danno “cattivi consigli” sulla salute al pubblico?
Innanzitutto, spesso le celebrità e i politici non provengono da una formazione medica o scientifica e quindi si possono lasciare convincere da discussioni che non sono basate sulla scienza. Oltre a ciò, alcuni fanno un uso strumentale del palco non tanto per informare quanto per fuorviare gli spettatori. Penso che lo facciano per dimostrarsi comprensivi agli occhi del pubblico. Per esempio quando durante uno dei dibattiti presidenziali il nostro presidente Donald Trump affermò che i vaccini causano l’autismo molto probabilmente credeva in quanto asseriva, e pensava di esprimere compassione per i bambini autistici sostenendo l’opinione di alcuni genitori sulla pericolosità dei vaccini. Forse pensava di essere comprensivo. I medici Ben Carson e Rand Paul, presenti in quello stesso dibattito presidenziale, affermarono che secondo loro i bambini ricevono troppi vaccini e troppo precocemente. Forse pure loro pensavano di dimostrarsi empatici ma in realtà le loro affermazioni non erano basate sulla scienza nonostante fossero entrambi medici.

Cosa ne pensa delle fake news che circolano su temi che riguardano la salute?
Vivo nel paese di Donald Trump che usa il termine “fake news” quasi ogni giorno, ma in realtà lo usa per affermare che quella che è una vera notizia non gli piace. Per lui è questo il significato di fake news. Siamo tutti consapevoli di essere continuamente bombardati da notizie false o distorte. Ma penso che sia davvero difficile per le persone riconoscere l’informazione buona da quelle cattiva. Nell’ambito della salute e delle scienze mediche le persone dovrebbero affidarsi a istituzioni e organizzazioni affermate che supportano la scienza, quali i Centers for disease control, l’American academy of pediatrics o l’American association for the advancement of science. Ma la maggior parte della gente non ha punti di riferimento.

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