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Fake, alternative facts, fact checking, false equivalence: rischi e possibili risposte alla sfida di chi vuole che le sensazioni abbiano più valore delle prove.

Luca De Fiore

Il Pensiero Scientifico Editore

By Ottobre 2018Luglio 30th, 2020No Comments

Come spesso accade, Slavoj Žižek disorienta. Il confronto tra attualità e passato – caratterizzati dalla stessa mancanza di trasparenza – è dissonante rispetto alla definizione che di postverità ha dato l’Oxford dictionary: “Relating to or denoting circumstances in which objective facts are less influential in shaping public opinion than appeals to emotion and personal belief”. Il filosofo dell’università di Lubiana si inserisce nel confronto sul fake che – come precisa Lee McIntyre del Center for philosophy and history of science della Boston university – è l’intenzione di manipolare le convinzioni di qualcuno con informazioni che sappiamo non essere vere.

Il passato non era più “vero” del presente. Ma l’egemonia ideologica era più forte: al posto della grande mescolanza odierna di verità locali, prevaleva una singola verità (o meglio) una grande menzogna. — Slavoj Žižek

Una novità? Probabilmente no. “Sarebbe da chiedersi quale sia stata l’epoca della verità considerato che usciamo, ad esempio, da un novecento che almeno in Italia non ha dato risposta a tante domande di verità”, nota Anna Maria Lorusso, docente di semiotica all’università di Bologna. Se non è una novità, vuoi vedere che il fake è frutto dell’innovazione? “È più vera una cosa inesatta ma capace di circolare velocemente nel sistema sanguigno del mondo, di una cosa esatta che però si muove con lentezza”: forse ha ragione lo scrittore Alessandro Baricco e si spiegherebbe così anche l’impatto dell’invenzione della stampa sulla circolazione delle false informazioni negli anni successivi al 1439. Dunque: Zuckerberg responsabile non più di Gutenberg, con l’attenuante che oggi la verifica dell’attendibilità di una notizia è forse un’operazione meno difficile. Anche se non conosciamo con certezza le origini e il colpevole, sappiamo però che la tecnologia è il volano della postverità.

Conta sempre meno che la televisione dica il vero, quanto piuttosto il fatto che essa sia vera.— Umberto Eco

Tra Gut e Zuck c’è l’inventore della televisione, quella dannatissima o benedetta scatola luminosa che “ci ha abituato a confondere verità e finzione. È lei che ha consegnato lo scettro del microfono a gente comune senza speciali competenze. È lei che è entrata nel nostro privato e lo ha autorizzato a dominare la scena”, scrive Lorusso. È lei che ha inaugurato la prassi della false balance, l’imperdonabile equidistanza tra le evidenze riportate da un ricercatore che da anni sta studiando un problema e le opinioni di una persona qualunque: la falsa equivalenza tra quelli che Maurizio Ferraris, professore di filosofia teoretica all’università di Torino, distingue in documenti forti (prove che risultano dalla ricerca, registrazioni di atti, contratti, ecc.) e documenti deboli (memorie, tracce, indizi, ecc.). Prendiamo il caso delle vaccinazioni: la medicina della gente vorrebbe sostituirsi alla medicina di popolazione e non è una bella notizia. “Abbiamo a che fare con la liberalizzazione della verità”, dice Ferraris. “Il grande gioco della postverità è tutto qui: se per Cartesio la verità è indice di sé stessa e del falso, i postruisti sostengono che il modo migliore per affermare la propria verità è dare del bugiardo al prossimo.”

Il proliferare di notizie sulla carta, in televisione e online ha creato un caleidoscopio di opzioni informative. — David Foster Wallace

Chi l’avrebbe mai detto che la convinzione che credevamo rivoluzionaria negli anni settanta – il privato è politico – avrebbe fatto così tanti danni a distanza di poco tempo? Il gap tra autenticità dei vissuti e verità dei fatti è stato rapidamente annullato. “L’intimità – sostiene Lorusso – è diventata parametro di veridicità: più qualcosa attiene al personale, più è autentico e veritiero [e] questa ‘privatizzazione’ del reale ha legittimato i saperi quotidiani, banali, pratici”. La verità non ci sfugge dalle mani per mancanza di prove ma “per moltiplicazione ed eccesso”. Le news oggi sono frammentate – sottolinea McIntyre – e la gente non va più in cerca dell’informazione vera sulla fonte ritenuta più affidabile. Insomma: qualcosa di nuovo c’è, nell’affermarsi del fake e della postverità. Nonostante la strategia della bugia intenzionale sia antica come il mondo – la copertina del libro di Michiko Kakutani scomoda addirittura il serpente di Adamo ed Eva – “intestardirsi a sostenere che non c’è niente di nuovo – sostiene Ferraris – non solo significa negare l’evidenza, ma soprattutto non voler trarre le conseguenze dal fatto che la facilitazione tecnologica del falso acquista una potenza tanto maggiore in quanto viene dopo un’onda lunga di discredito ideologico del vero, considerato fonte di oppressione e dogmatismo.”

Se capita sempre più spesso di ascoltare ai congressi le più banali critiche alla medicina basata sulle prove (“la evidence-based medicine ci ha rovinato sostituendo la clinica con la statistica”) “le testimonianze personali – scrive Kakutani – vanno di moda nei campus dei college americani, da quando il concetto di verità obiettiva raccolta attraverso l’attività tradizionale di ricerca ha iniziato a essere guardata con sospetto”. Le preferenze hanno il sopravvento sulla rilevanza, constata Lorusso.

La credibilità si misura sulla capacità di un contenuto di suscitare adesione e successivamente le informazioni e i loro seguaci si blindano in camere dell’eco in cui lo spazio di confronto si restringe sempre di più fino ad annullarsi. A quelle che Lorusso definisce “verità personalizzate” corrisponde una realtà sempre più narrativa e meno fattuale, nella quale affermazioni in-credibili vengono sostanziate non da evidenze ma da nuove, ulteriori narrazioni. Una realtà “letteraria” centrata sul sé, sull’onda di uno storytelling usato solo come strumento di alterazione della realtà.

Il puro e semplice fatto dell’io. L’idea dell’io come inviolabile, potente e sfacciato, unica cosa reale in un contesto irreale. — Philip Roth

Come spiega McIntyre, postverità e fatti alternativi sfruttano l’onestà di una scienza che ammette di vivere una condizione di costante e irriducibile contraddittorio: “Non importa quanto sia robusta una prova, una teoria scientifica non potrà mai essere data per certa” perché nuovi dati potranno potenzialmente smentirla. Il fake si diffonde proprio a partire dallo spiraglio dell’incertezza e, come scrive Žižek, “le bugie più efficaci sono quelle che contengono alcune verità”.

Ciononostante dovremmo sempre opporci alle falsità che vengono proposte quotidianamente e prima si interviene, migliori sono i risultati. Occorre essere presenti sfruttando in primo luogo i social media, strumento essenziale che non può essere lasciato nelle mani di chi attraverso fake e fatti alternativi persegue un disegno destabilizzante. Bisogna essere determinati ed anche ottimisti perché – scrive Baricco – dopotutto la nostra epoca sembra “poco incline a farsi prendere per il culo dalle menzogne”. Se per Lorusso il fact checking è solo un’illusione o il “simulacro di una verifica responsabile” (quali redazioni giornalistiche possono permettersi di sostenerne i costi? Quale credibilità riuscirebbe ad avere chi, alle informazioni tratte da una fonte, opponesse “semplicemente” le evidenze tratte da una fonte diversa?), la sfida è quella di riuscire in una valutazione capace di mettere a confronto fonti diverse. I contesti ci dicono assai di più della verità di un’informazione: per questo, dai matters of fact dovremmo passare ai matters of concern per arrivare a evidenze che siano tali all’interno dei loro sistemi di riferimento.

Alla fine, però, non si può non essere d’accordo con Ferraris: “la verità chiede di essere detta” e questo vale ancora di più per chiunque lavori nella comunicazione della scienza. “La verità è un elemento centrale della missione della letteratura medica e scientifica. Qual è il peccato peggiore, legato al lavoro, che uno scienziato può commettere?”, si chiede Sir Michael Marmot. “Mentire”.

Bibliografia

– Baricco A. The game. Torino: Einaudi, 2018.
– Ferraris M. Postverità e altri enigmi. Bologna: Il Mulino, 2017.
– Kakutani M. The death of truth. London: Collins, 2018. Ed. it. La morte della verità. Milano: Solferino, 2018.
– Lorusso A. Postverità. Fra reality tv, social media e storytelling. Roma-Bari: Laterza, 2018.
– Marmot M. Post-truth and science. Lancet 2017;389:497-8.
– McIntyre L. Posttruth. Cambridge, MA: MIT Press, 2018.
– Žižek S. Prima delle notizie false c’era la grande menzogna. Internazionale n. 1273, 2018.

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