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Medicinali falsi in Italia: le azioni di Aifa

Nonostante il rischio sia basso, non siamo immuni dal fenomeno.

Domenico Di Giorgio

Direttore Ufficio Qualità dei prodotti e contrasto al crimine farmaceutico dell’Aifa

By Ottobre 2018Luglio 30th, 2020No Comments

In Italia chi riceve una medicina in farmacia o in ospedale può stare tranquillo: il rischio che sia un falso è pressoché nullo. Ma non per questo siamo immuni dal fenomeno, spiega Domenico Di Giorgio, direttore dell’Ufficio Qualità dei prodotti e contrasto al crimine farmaceutico dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

Quali sono quindi i rischi in Italia?
Le norme emanate negli ultimi anni ci rendono il paese più avanzato al mondo nella lotta alla criminalità farmaceutica. Abbiamo una rete di distribuzione protetta grazie alla tracciabilità dei prodotti, quindi l’infiltrazione dei farmaci illegali in farmacie e ospedali è molto difficile, e a oggi non è noto alcun caso. Come in altri paesi, c’è invece una rete illegale che riguarda circuiti come le palestre, i beauty center e ovviamente il web.

Quali sono i prodotti più falsificati?
La falsificazione prospera soprattutto quando l’accesso a un bene è limitato e i criminali cercano di soddisfare la domanda con prodotti illeciti. Il Servizio sanitario nazionale garantisce l’accesso ai farmaci, quindi l’infiltrazione riguarda soprattutto prodotti non terapeutici come quelli per il miglioramento delle performance sportive nelle palestre, i rimedi per le disfunzioni erettili nei sexy shop, il botulino nei beauty center e i “rimedi miracolosi” per le situazioni disperate di malattie senza cure efficaci, o per chi diffida della medicina ufficiale. Così troviamo l’antitumorale omeopatico a base di veleno di scorpione blu cubano, o più di recente i dimagranti per perdere 20 chili in due settimane. Negli ultimi tempi sul web, che è il canale principale per questi prodotti, circolano “rimedi naturali” contro la psoriasi che in realtà sono solo creme alla lidocaina, quindi blandi antidolorifici. Un altro filone illecito è quello dei farmaci rubati negli ospedali, manomessi e reintrodotti con false credenziali nella rete europea. Secondo la direttiva europea 2011/62 anche i farmaci legali, laddove a seguito di furto escano dal circuito legale sono ritenuti falsificati, perché viene meno ogni certezza circa la corretta conservazione e dunque sulla qualità e sicurezza.

E come procede il contrasto?
Noi abbiamo potuto dedicarci fin dall’inizio al contrasto in questi ambiti proprio perché la rete legale italiana è senz’altro sicura; siamo inoltre tra i pochi paesi a disporre di una forza di polizia altamente specializzata, i carabinieri Nas. L’Ufficio gestisce quotidianamente segnalazioni riguardanti il rinvenimento di prodotti sospetti, in dogana e sul territorio, le violazioni della normativa che regolamenta la vendita a distanza al pubblico di medicinali, i casi di furto di medicinali, avvenuti in ospedale o durante il trasporto. A tali attività si affiancano poi iniziative di diversa matrice, come l’adesione alle operazioni internazionali, le pubblicazioni e le campagne di sensibilizzazione sui rischi connessi all’acquisto di farmaci da fonti non controllate.

L’esperienza italiana fa anche da modello internazionale?
Sì, Aifa ha coordinato i progetti europei Fakeshare (www.fakeshare.eu) e ha di recente sviluppato, in collaborazione con l’ente Expertise France, un progetto per i paesi in via di sviluppo, che ha lo scopo di trasferire i modelli di contrasto sviluppati in vari paesi africani.

Quali difficoltà si incontrano nei diversi paesi?
Nei paesi meno industrializzati esistono problematiche diverse quali, per esempio, la scarsa accessibilità ai farmaci, la fragilità dei sistemi di controllo e dunque dell’intera filiera legale; mentre nei paesi più industrializzati il problema è senz’altro rappresentato dal web ovvero dall’offerta di farmaci attraverso siti non autorizzati.

Le leggi e il coordinamento internazionale sono adeguati?
Negli ultimi dieci anni ci sono stati molti passi avanti, ma qualcosa resta da fare. La piena attuazione della direttiva 2011/62 e della convenzione Medicrime completeranno abbastanza il quadro normativo necessario. La direttiva, con l’implementazione di una tracciabilità europea, renderà tutto il sistema molto più sicuro. E Medicrime, che l’Italia sta ratificando, prevede sanzioni penali deterrenti, visto che oggi spesso chi delinque subisce solo modeste sanzioni amministrative.

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