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Fake food: quando il cibo è falsificato a regola d’arte

Il mercato miliardario delle false imitazioni: dai numeri alle azioni di contrasto.

Giulia Annovi
By Ottobre 2018Luglio 30th, 2020No Comments

La contraffazione è un fenomeno globale favorito dalla diffusione della digitalizzazione. Non colpisce solo i beni di lusso: sono contraffatti anche i farmaci, i prodotti elettronici, quelli per la casa, i cosmetici, i pesticidi, i giocattoli e, non da ultimo, il cibo e le bevande.

Basta una storpiatura del nome o la stampa di informazioni false sull’etichetta per ingannare il consumatore. Ecco che il parmigiano reggiano, talvolta venduto come Parmesan, e il nome “crudo di Parma”, stampato su un altro prosciutto o un prodotto non biologico ma dichiarato tale, diventano prodotti contraffatti. A volte la falsificazione è ancora più sottile: come quando si sente il gusto di cipolla in un prodotto che non ne contiene alcuna traccia; oppure si mangia un muesli con i frutti rossi ben rappresentati sulla confezione ma sostituiti da qualcos’altro all’interno del sacchetto. Mentre altre volte l’inganno sfrutta l’ignoranza del consumatore che non conosce gli ingredienti e le procedure di confezionamento dei prodotti. È il caso della mozzarella da pizza, venduta sotto forma di panetti di formaggio o in scaglie pronte da distribuire sulla pasta. La vera mozzarella è composta di latte e caglio che non hanno nulla a che vedere con i circa 20 ingredienti di quella falsa, che comprendono l’acqua, l’olio idrogenato di soia e la cellulosa per mantenerne la consistenza solida ma morbida, e che vedono elencate le proteine del latte e la caseina soltanto alla fine della lista.

Le dimensioni delle infrazioni
Secondo il report Trade in counterfeit and pirated goods: mapping the economic impact, pubblicato nel 2016 dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) in collaborazione con l’Ufficio europeo della proprietà intellettuale (Euipo), il valore globale del commercio internazionale dei beni falsificati corrisponde a 338 miliardi di euro (461 miliardi di dollari), pari al 2,5 per cento degli scambi commerciali a livello mondiale1. Il 5 per cento dei pro dotti importati in Europa sarebbe contraffatto e la Cina sarebbe il maggior produttore ed esportatore, seguita da India e Turchia. I marchi maggiormente contraffatti sono quelli appartenenti a ditte statunitensi (20 per cento), italiane (15 per cento) e francesi o svizzere (12 per cento). Secondo i dati diffusi dall’Anti-counterfeiting intelligence support toll, in Italia i prodotti più soggetti alla falsificazione sono gli accessori personali, i vestiti e i telefonini [2].

Soffermandosi sul mercato dei prodotti alimentari, l’Europa ha introdotto differenti marchi di protezione, come per esempio la denominazione di origine protetta (DOP) o l’indicazione geografica protetta (IGP), entrambe volte a tutelare specifiche regioni produttrici o particolari processi di produzione. Secondo i dati diffusi nel rapporto dell’Euipo Infringement of protected geographical indications for wine, spirits, agricultural products and foodstuffs in the European Union [3], nel 2014 le infrazioni al mercato dei prodotti tutelati hanno creato un danno pari al valore di 4,3 miliardi di euro. Il paese che ha riscontrato le maggiori frodi alimentari è il Lussemburgo con il tasso di infrazione pari al 25,4 per cento. Ma se facciamo la classifica in base al valore dell’infrazione, la Francia si colloca al primo posto (1572,8 milioni di euro) seguita dall’Italia (598,2 milioni di euro).

A essere maggiormente imitati sono gli alcolici. Seguono carne, pesce e formaggi. Nella maggior parte dei casi il prodotto è falsificato per evocazione o imitazione (42 per cento dei casi) oppure per un’etichetta ingannevole (38 per cento), nel 21 per cento dei casi il raggiro si insinua nel prodotto stesso che manifesta una mancata conformità con le caratteristiche dichiarate.

Le azioni di controllo
Nel 2017 l’Europa si è impegnata nell’operazione Opson VI4, finalizzata alla lotta contro le frodi alimentari non solo attraverso i test sui campioni, ma anche mediante un sistema dei controlli sull’andamento dei prezzi sul mercato: l’early warning system. Nel maggio 2017 Opson VI4 si è conclusa con 10 mila tonnellate di alimenti contraffatti, oltre 26 milioni di alcol adulterato, un totale di 13 milioni di pezzi, per un valore di 230 milioni di euro.

In Italia i controlli sono stati eseguiti dal dipartimento ministeriale dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), che nello stesso anno ha riportato i dati rilevati nel report delle proprie attività [5]. Le irregolarità rilevate hanno riguardato il 26,8 per cento degli operatori, il 15,7 per cento dei prodotti e il 7,8 per cento dei campioni. Oggi la vigilanza si estende anche sul web, dove l’Icqrf ha consolidato nel 2017 la cooperazione con Alibaba ed eBay e ha ottenuto risultati di rilievo anche su Amazon: nel 2017 gli interventi a tutela delle produzioni italiane sui tre web market place sono stati 295, con il 98 per cento di successi. Tuttavia, il controllo della contraffazione del cibo passa ancora attraverso i test da laboratorio e questo lo rende sofisticato e pieno di sfide. Data la complessità del fenomeno è sempre più necessaria una collaborazione tra discipline, quali ingegneria, informatica, scienze sociali e tecnologie “omiche” (come proteomica, genomica, metabolomica) per rilevare con certezza le frodi alimentari [6].

I fattori e i soldi in gioco
Ci sono fattori che favoriscono il mercato della contraffazione ed elementi che invece sono in grado di contrastarlo. Il mercato della contraffazione è favorito da economie con scarso costo del lavoro e peggiori condizioni di lavoro. Dove vi è scarso controllo della corruzione e paghe irregolari è più facile che venga perpetrata l’esportazione di beni contraffatti. La presenza di aree a libero scambio di merci e la scarsa tracciabilità dei prodotti sono altre condizioni capaci di facilitare gli illeciti. Sono invece fattori capaci di proteggere dalla contraffazione la tracciabilità, la trasparenza, la partecipazione a una comunità commerciale globalizzata, la cooperazione tra gli enti di controllo ai confini [7], e non da ultimo la proprietà intellettuale e i controlli che insieme contrastano la diffusione della falsificazione.

Il mercato della contraffazione pone molti rischi quali la sicurezza dei consumatori, la deviazione di fondi verso il mercato della criminalità, il danno all’innovazione industriale e l’erosione della fiducia dei consumatori. Tuttavia, il danno economico regna sovrano: il mercato della contraffazione costa ai paesi del G20 circa 125 miliardi di dollari ogni anno, 24 dei quali sono pagati direttamente dai contribuenti [8]. A causa dei prodotti contraffatti presenti sul mercato, in Europa si perdono circa 59 miliardi di euro di vendite all’anno, che hanno poi una diretta ripercussione su 435 migliaia di posti di lavoro. Inoltre la frode delle merci impone alle ditte ulteriori costi legati ai tentativi di contrastarli. In media le imprese europee spendono 115.317 euro per contrastare le frodi, ma questo valore può variare in base alle dimensioni della ditta [9]. Da queste cifre è facile evincere l’importanza di marchi, brevetti e certificazioni. L’opinione pubblica talvolta li percepisce come orpelli e invece sono un utile strumento per la sicurezza dei consumatori e dell’economia. È fondamentale dunque rafforzare la collaborazione tra i paesi europei e non solo per contrastare gli atti criminosi, ma anche per intensificare i controlli e avvalersi di tutti i più moderni sistemi di analisi per scoprire le frodi.

Bibliografia

[1] Oecd, Euipo. Trade in counterfeit and pirated goods mapping the economic impact. Paris: Oecd Publishing, 2016.
[2] www.tmdn.org/enforcementintelligence-webapp/reports
[3] Euipo. Infringement of protected geographical indications for wine, spirits, agricultural products and foodstuffs in the European Union. Alicante: Euipo, 2016.
[4] Europol, Interpol. Operation Opson VI. Targeting counterfeit and substandard foodstuff and beverage. December 2016 – March 2017.
[5] Icqrf. Report attività 2017.
[6] Ellis DI, Muhamadali H, Allen DP, et al. A flavour of omics approaches for the detection of food fraud. Curr Opin Food Sci 2016;10:7-15.
[7] Oecd, Euipo. Why do countries export fakes? The role of governance frameworks, enforcement and
socio-economic factors. Paris: Oecd Publishing, 2018.
[8] Cebr. Counterfeiting across the globe, 2016.
[9] Euipo. Private costs of enforcement of IP rights. March 2017. Alicante: Euipo, 2016.

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