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Quei minuti preziosi, da guadagnare

Rivoluzionare le logiche organizzative del lavoro degli infermieri per lasciare più tempo alla cura.

Paola Di Giulio

Infermiera, Università di Torino, Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, Manno, Svizzera

By Agosto 2018Luglio 30th, 2020No Comments

Quello del tempo è un tema ricorrente e molto presente, in particolare ai nostri giorni, nel lavoro di cura, professionale e non. Per la cura professionale, le dotazioni organiche sono state tradizionalmente dimensionate in base al tempo (minuti/tempo infermiere da dedicare al paziente): questo aspetto è via via diventato una barriera che ha automatizzato il lavoro e reso più difficile una componente essenziale alla base della cura stessa e della sua qualità, cioè la relazione/tempo di dialogo con il paziente. Come recentemente riconosciuto dalla legge 219/2107 “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” il tempo di comunicazione tra medico (e, aggiungiamo, infermiere) e paziente costituisce tempo di cura. Certo, deve esistere un equilibrio tra il tempo a disposizione e il tempo di comunicazione, ma quest’ultimo deve esserci.

Tuttavia la giornata dell’infermiere viene scandita dai tempi, importanti e ineludibili, dell’organizzazione del lavoro: quelli per le consegne, per la visita, per la terapia, per la documentazione, per il riordino e, non da ultimo, per la burocrazia. Mentre per l’ascolto e per le richieste dei pazienti non vi è nella maggior parte dei casi un tempo dedicato (e neanche previsto dall’organizzazione) ma un tempo che, a seconda delle situazioni, può essere percepito come regalato oppure sprecato, perso oppure sottratto ad altro di più importante: un tempo fuori dal lavoro.

Non sorprende quindi che quando gli studenti infermieri iniziano a lavorare sono motivati da valori e ideali. Come è stato loro insegnato, nel percorso formativo in aula, sono convinti di poter fornire un’assistenza di alta qualità e olistica (cioè che si prende cura della persona, e non solo della malattia) e di avere tempo da dedicare ai pazienti e ai loro familiari. Tuttavia già a distanza di un anno e mezzo si rendono conto di non riuscire a lavorare così come avrebbero voluto (e come i pazienti si aspettano) [1]. Questa situazione non sembra migliorare negli anni: la maggior parte degli infermieri non riesce a fare quello che dovrebbe [2] e la mancanza di tempo continua a essere la sfida principale per la professione infermieristica sia a livello internazionale che nazionale [3].

Gli statunitensi, molto pragmatici, hanno proposto agli infermieri una serie di regole per una gestione ottimale del proprio tempo: arrivare presto al lavoro per leggere le consegne e organizzarsi; annotarsi le cose da fare e valutare quanto tempo richiedono; definire le priorità, cominciando dalle cose più urgenti; evitare di fare cose non presenti nell’elenco; imparare a dire no; ascoltare i pazienti; prendersi una pausa, per rilassarsi e concentrarsi su cosa fare; essere flessibili; non essere troppo esigenti con se stessi [4]. Da sole queste regole come altre sono però insufficienti a risolvere un problema che richiede una presa di coscienza da parte delle organizzazioni, di chi lavora e anche dei pazienti, che devono vedere riconosciuto nel tempo dedicato dagli operatori un loro diritto.

In una professione intellettuale è fondamentale dedicare del tempo alla comunicazione e al pensiero, e qui sta una delle grosse contraddizioni dell’assistenza infermieristica che si inserisce purtroppo in un’organizzazione che monetizza le ore e i minuti, facendo rientrare le attività di cura in una dimensione quantitativa, spesso slegata dal significato e dalle azioni che vengono eseguite. Essenzialmente il lavoro degli operatori sanitari viene imbrigliato in ritmi rigidi che rispondono alle esigenze del sistema e – non sempre – coincidono con quelle dei pazienti. Una distribuzione dei tempi organizzata secondo una logica piramidale, fatta di priorità assolute definite sulla carta, diventa difficile da accettare – in particolare per le infermiere in quanto più consapevoli dell’importanza delle relazioni e della natura qualitativa del tempo (il fatto di essere donne conta non poco in questo vissuto) [5]. Per l’incalzare delle cose da fare e i ritmi di lavoro serrati, si viene messi nelle condizioni di non poter disporre del proprio tempo: tutto è importante da fare e difficilmente si riesce a trovare il punto oltre il quale occorre dire: “Basta! Lasciamo indietro alcune cose. Fermarsi con questo paziente è più importante”. Le professioni di cura incontrano storie e persone con problemi, e non solo problemi clinici: devono esserci tempi per il lavoro e tempi per le vite, ma spesso il tempo a disposizione degli infermieri non è al servizio delle persone e delle vite.

Il tempo a disposizione degli infermieri spesso non è tempo al servizio delle persone e delle vite.

Noi infermieri per primi siamo consapevoli che la cura richiede tempo. Più che lottare contro il tempo si deve lottare per il tempo [6]: per avere un numero sufficiente di personale necessario per la presa in carico delle situazioni complesse [7], per conoscere e interagire con i pazienti e i loro familiari senza limitarsi a dire cosa devono fare e quali terapie prendere. Le evidenze dicono che il tempo trascorso al letto del paziente migliora gli esiti e che questo tempo non deve essere riempito di cose da fare [8]. La vera sfida è riprendersi questo tempo: una rivoluzione che deve partire dalle logiche organizzative, contro un’informatizzazione che sempre più sottrae minuti lavoro senza restituire tempi, privilegiando e promuovendo l’ascolto che è una delle condizioni fondamentali per poter assistere.

La vera sfida è riprendersi il tempo di cura.

IL DECALOGO DELL’INFERMIERE PER LA GESTIONE DEL TEMPO
  1. Arriva presto al lavoro per leggere le consegne e organizzarti con calma.
  2. Annota le cose da fare per aver chiari i compiti che dovrai svolgere e per quale paziente.
  3. Valuta quanto tempo richiede ciascun compito per evitare di impegnare troppo tempo in uno e di trascurarne un altro.
  4. Definisci le priorità cominciando dalle cose più urgenti da uno a dieci.
  5. Evita di svolgere mansioni non presenti nell’elenco e non necessarie che ti farebbero perdere tempo.
  6. Impara a dire no, spiegando per esempio al paziente che in quel momento non puoi soddisfare le sue richieste ma che tornerai presto ad aiutarlo.
  7. Ascolta i pazienti: le loro priorità possono essere diverse dalle tue.
  8. Prenditi una pausa, per rilassarti e concentrarti su cosa resta da fare.
  9. Sii flessibile: in reparto può capitare che le priorità cambino nell’arco della giornata.
  10. Non essere troppo esigente con te stesso.

Fonte: Nadine Woogara. Nursing Times, 2012.

Bibliografia

[1] Maben J, Latter S, Mcleod Clark J. The sustainability of ideals, values and the nursing mandate: evidence from a longitudinal qualitative study. Nurs Inq 2007;14:99-113.
[2] Bassi E, Tartaglini D, Palese A. Termini, modelli concettuali e strumenti di valutazione delle cure infermieristiche mancate: una revisione della letteratura. Assist Inferm Ric 2018;37:12-24.
[3] Ball J. Nurses are short of time, not compassion. International Nurses day 2015. Independent, 25 maggio 2015.
[4] Woogara N. Ten ways to effectively manage your time in the ward. Nursing Times, 30 marzo 2012.
[5] Rampazi M. Tempo di vita e tempo di lavoro nell’esperienza femminile. Corso “Donne, Politica, Istituzioni”, AA 2005-2006, Università di Pavia.
[6] Alaimo M. Quanto tempo ci vuole per curare?it, 13 dicembre 2016.
[7] Laquintana D, Pazzaglia S, Demarchi A. Le nuove metodologie di valutazione del fabbisogno del personale infermieristico, medico e di supporto: un esempio di applicazione. Assist Inferm Ric 2017;36:123-34.
[8] Aiken LH, Sloane D, Bruyneel L, et al. for the RN4CAST consortium. Nurse staffing and education and hospital mortality in nine European countries: a retrospective observational study. Lancet 2014;383:1824-30.

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