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La rapidità per la migliore qualità di cura

Se e come è misurabile la capacità di erogare tempestivamente le cure sanitarie.

Danilo Fusco e Luigi Pinnarelli

Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

By Agosto 2018Luglio 30th, 2020No Comments

Il fondamento degli interventi sanitari effettuati in condizioni di emergenza/urgenza è la tempestività, fornendo la migliore qualità di cura nel minor tempo possibile.

Nel caso degli infarti con sopraslivellamento del tratto ST, l’aforisma “il tempo è muscolo e vita” fa capire quanto un intervento di riperfusione tempestivo, idealmente eseguito entro 90 minuti, possa salvare la vita del paziente e risparmiare cellule miocardiche, garantendo al paziente un recupero quanto più completo possibile. Anche nel caso delle fratture del collo del femore nei pazienti anziani la tempestività riveste un ruolo fondamentale. Seppure cambia il tempo di intervento e si ragiona in ore anziché in minuti, trattare la frattura entro 48 ore riduce il rischio che il paziente possa andare incontro a complicanze e ne aumenta la capacità di ripresa funzionale.

Nella Regione Lazio, il Programma regionale di valutazione degli esiti (Prevale) valuta sistematicamente la capacità del sistema sanitario regionale di fornire risposte tempestive ai pazienti con infarto con sopraslivellamento del tratto ST o con frattura del collo del femore, descrivendo una situazione in netto miglioramento negli ultimi otto anni. Infatti, sono nettamente aumentate le proporzioni di pazienti trattati entro le soglie che garantiscono i migliori esiti delle cure. I pazienti infartuati riperfusi entro 90 minuti sono passati dal 21 per cento del 2010 al 51 per cento del 2017, mentre i pazienti con frattura del femore operati entro 48 ore sono passati dal 16 per cento al 47 per cento.

È tuttavia necessario riflettere su quanto tali misure siano in grado di descrivere la tempestività dei trattamenti erogati. Nelle nuove linee guida della Società europea di cardiologia [1] la tempestività non viene più misurata a partire dall’accesso in ospedale, così come calcolato nel Prevale, ma dal momento in cui viene effettuata la diagnosi di infarto con sopraslivellamento del tratto ST attraverso un elettrocardiogramma, e il tempo massimo di attesa è definito non più sui 90 minuti bensì sui 120 minuti.

Questo permette una più corretta definizione clinica della misura, che però – da un punto di vista pratico – diventa molto più difficile da “misurare” in quanto le informazioni necessarie per il calcolo non sono ancora disponibili nei sistemi informativi correnti. Inoltre, pur potendo tener conto dei tempi di trasferimento dopo il primo contatto con il servizio sanitario, non è possibile calcolare il tempo impiegato per arrivare a quel contatto. Un recente studio [2] ha mostrato come anche in caso di riperfusione tempestiva la mortalità a 30 giorni fosse più elevata per i pazienti che impiegavano più tempo per il primo contatto medico. Analogamente anche per il femore potrebbe esserci un problema dello stesso tipo e una tempestività calcolata a 24/48 ore o “entro il giorno dopo”, così come raccomandato dalle linee guida del Nice [3], potrebbe portare a risultati completamente diversi.

Sarebbe auspicabile che la capacità di misurare mutasse alla stessa velocità della realtà che deve misurare.

Sarebbe auspicabile che la capacità di misurare mutasse alla stessa velocità della realtà che deve misurare, ma allo stato attuale possiamo “accontentarci” della visione di Galileo che circa quattrocento anni fa suggeriva: “Misura ciò che è misurabile, e rendi misurabile ciò che non lo è”.

Bibliografia

[1] Ibanez B, James S, Agewall S, et al. 2017 Esc guidelines for the management of acute myocardial infarction in patients presenting with ST-segment elevation: the Task force for the management of acute myocardial infarction in patients presenting with ST-segment elevation of the European society of cardiology. Eur Heart J 2018; 39:119-177.
[2] Di Domenicantonio R, Cappai G, Sciattella P, et al. The tradeoff between travel time from home to hospital and door to balloon time in determining mortality among STEMI patients undergoing PCI. PLoS One 2016;11:e0158336.
[3] National clinical guideline centre. The management of hip fracture in adults 2011. NICE Clinical guideline [CG124] – last update 2017.

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