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Diamo tempo al tempo

La presentazione del numero di Forward "Tempo".

Antonio Addis

Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

By Agosto 2018Luglio 30th, 2020No Comments

Ogni volta che con il gruppo di lavoro Forward ci siamo riuniti per decidere la scaletta di questo numero abbiamo rischiato di ricominciare tutto da capo. Il fatto è che il tema permette di scrivere mille trame, tutte interessanti e ricche di spunti apparentemente cruciali per la medicina del futuro. Quest’ultimo è proprio il tempo che ci interessa e prendersi il “tempo” per ragionare e studiare i fenomeni che possono (o forse no) cambiare le cure del domani rappresenta proprio il cuore del progetto Forward.

Il tempo della terapia, della ricerca, dell’innovazione e anche quello della cura, dell’attesa e dell’ascolto di chi è malato hanno troppe prospettive e punti di vista per essere riassunti tutti in un unico supplemento. Tuttavia, alla fine abbiamo cercato di trovare una sintesi cercando di bilanciare visioni “alte” con racconti tratti dalla vita reale, dove gli occhi dell’operatore sanitario e del paziente provano a raccontare i loro di tempi.

La domanda di salute è una richiesta che chiede risposte rapide ma per fare in modo che queste siano anche affidabili ha bisogno di tempo. È soprattutto in questo che la ricerca e la conoscenza impongono i loro limiti. La narrativa corrente non aiuta, in quanto la tendenza a presentare tutto ciò che è rapido e immediato come positivo porta spesso a vedere il tempo come un fattore limitante, anche quando necessario.

La domanda di salute è una richiesta che chiede risposte rapide ma, per fare in modo che queste siano anche affidabili, ha bisogno di tempo.

Ancora una volta lo strumento dell’indagine con un questionario distribuito a un campione di specialisti arricchisce la discussione del supplemento Forward sottolineando in questo caso quanto, per gli operatori sanitari, la gestione del tempo – nell’aggiornamento, nell’interazione con il paziente, ecc. – sia un elemento cruciale della professione.

Albert Einstein diceva che il tempo è un’illusione. Eppure si tratta della variabile principale con cui continuiamo a misurare la nostra vita. Prendiamoci il tempo per pensarci.


Il valore del tempo, e della lettura

A cura dei rappresentanti delle aziende partecipanti al progetto Forward

Questo numero di Forward affronta il tema del “tempo” da diverse prospettive. Abbiamo le riflessioni del fisico sulla dimensione del tempo nello spazio, nella visione filosofica dello scienziato moderno; quelle del critico letterario che descrive il ruolo centrale del tempo nei capolavori della letteratura; per poi passare al clinico che entra nella dimensione percettiva del tempo e all’epidemiologo che sente la responsabilità della sfida del dato, tra rigore metodologico e osservazione empirica.

Vale la pena di soffermarsi sullo spunto di Victor M. Montori: l’importanza di “rallentare per prendersi cura delle persone” e cogliere “l’eleganza dell’essenziale”. C’è infatti un bisogno che si ripropone, in modo nostalgico, nelle diverse pagine: la necessità per il professionista sanitario di recuperare il tempo dell’ascolto, nella relazione umana con il paziente. Ma anche il bisogno di governare il tempo, soprattutto per chi deve prendere decisioni rapide di fronte a una persona in pericolo di vita.

C’è poi la prospettiva dei pazienti, che sono artefici del loro tempo, inteso come futuro. Se oggi abbiamo validi strumenti di cura e prevenzione, non usarli correttamente mette a rischio la salute e crea spreco di risorse. Nonostante ciò “la velocità con cui l’aderenza terapeutica diminuisce nel tempo è preoccupante”, motivo per cui emerge la necessità di “implementare nuovi modelli” affinché ogni paziente diventi parte attiva del suo percorso di cura.

Infine, il punto di vista delle aziende che interpretano il tempo come un’incognita che impedisce la programmazione. La mancanza di trasparenza e chiarezza sui tempi e la disomogeneità dei processi di accesso impedisce un’efficace programmazione aziendale, con un impatto sulla competitività del sistema paese.

Chiudendo l’ultima pagina si prende atto che è impossibile esaurire l’argomento in poche pagine. Si rimane però anche sorpresi di aver recuperato il piacere della lettura e della riflessione, che stimolano il “pensare” in un contesto dove il tema dell’avere ha preso decisamente il sopravvento su quello dell’essere.

Recuperare il piacere della lettura e della riflessione, che stimolano il “pensare” in un contesto dove il tema dell’avere ha preso decisamente il sopravvento su quello dell’essere.

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