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Adam Cifu, Francesca Cavallo

Adam Cifu: perché i medici pop star mi irritano, Il report

Francesca Cavallo: Performance maschile e prevenzione della violenza, Il report

Adam Cifu: perché i medici pop star mi irritano

Il primo intervento dopo la pausa pranzo, a cura di Adam Cifu, internista e professore di Medicina presso l’Università di Chicago, ha rappresentato un accorato atto d’accusa contro i cosiddetti “medici celebrità”, professionisti il cui lavoro non è più quello di aiutare veramente il prossimo, ma è diventato far crescere un’azienda parlandone bene in pubblico o svolgere un’attività commerciale al fine di un arricchimento personale.

Un caso esemplare di “medico celebrità” può essere rappresentato, secondo Cifu, da Andrew Weil, emerso negli anni ’70 grazie ai suoi studi sulla marijuana; oppure da Deepak Chopra, campione della medicina “alternativa”. Un terzo nome è quello di Mehmet Oz, pronto a pronunciarsi su diversi argomenti, dalle diete esotiche, alla medicina alternativa, alla guarigione della fede. Infine, il nome più recente e quello di Peter Attia, che si occupa principalmente di longevità. A questi nomi Adam Cifu ne ha contrapposti altri, medici che sono sì divenuti delle celebrità, ma il cui lavoro primario è rimasto la ricerca, o la cura dei pazienti, o l’educazione pubblica. A partire da Everett Koop, chirurgo statunitense, che – all’inizio degli anni ’80, durante l’amministrazione Reagan – dopo aver lavorato contro le compagnie del tabacco e il vizio del fumo, è divenuto famoso soprattutto per l’impegno allo scoppio dell’epidemia di Aids. Per venire a tempi più recenti, Cifu ha citato il ricercatore, fondatore e direttore dell’Istituto di Ricerca traslazionale della Scripps, Eric Topol, esperto di intelligenza artificiale. Oppure il suo collega ed ex allievo Vinay Prasad, talentuoso ricercatore oncologo, esperto nel lavorare con i metadati, che si è creato un grande seguito grazie ai suoi tweet e ad articoli spesso piccanti e pungenti. Oppure Jennifer Gunter, una ginecologa con un grande seguito su Twitter e Instagram, specializzata nel dolore cronico e nei disturbi vulvovaginali, che ha scritto anche per il New York Times.

Ricordata la differenza tra le due tipologie di medici, Cifu ha spiegato come riconoscere un appartenente al gruppo delle “celebrità”. In primis si tratta di professionisti fotogenici e maschi, dal curriculum accademico assolutamente impeccabile. Inoltre, i “medici celebrità” tendono a offrire soluzioni a problemi per i quali la medicina tradizionale non ha risposte, anzi spesso propongono questioni che nessuno immaginava costituissero un problema, e offrono un apposito trattamento. Adam Cifu ha quindi spiegato di non amare i “medici celebrità” per un motivo radicato in qualcosa che ha imparato durante la sua carriera: le uniche cure mediche che funzionano veramente sono quelle il cui risultato è dimostrato e dimostrabile. Ma i “medici celebrità” non hanno bisogno di dati per dimostrare che le cose che stanno “vendendo” funzionino davvero, utilizzano il metodo dell’estrapolazione, ossia prendono ipotesi e studi preliminari, piccoli studi clinici su pochi campioni di topi e pazienti, ed estrapolano i dati proiettandoli su una popolazione più ampia. Il secondo motivo per cui Adam Cifu non ama questo genere di medici è che essi praticano una medicina facile e impersonale, laddove invece fornire una buona assistenza medica è difficile e deve necessariamente entrare nello specifico ed essere personale. I consigli dei medici celebrità sono invece generici, dovendo presentare un ampio appeal per un vasto pubblico di persone che non conoscono: la prova del successo di un celebrity doctor è che raccolga soldi, click, più seguaci su YouTube o TikTok.

Ma se il paziente è disposto a rivolgersi online a simili ciarlatani per ricevere consigli, diagnosi e raccomandazioni di trattamento, ciò significa che i medici celebrità possono avere un’influenza positiva, utilizzare le loro intelligenze e il loro carisma per educare davvero le persone? Adam Cifu pensa in realtà che questo non accadrà mai: sono pochissime le raccomandazioni che un medico può dare a una popolazione nel suo complesso, cose come smettere di fumare, non bere in modo eccessivo, indossare le cinture di sicurezza, fare le vaccinazioni infantili; indicazioni non troppo interessanti, che stancherebbero i potenziali pazienti abbastanza rapidamente: difficile mantenere una presenza su YouTube dicendo cose simili ogni settimana per anni e anni. Per questo tali “celebrità” iniziano a scivolare verso questioni che hanno poco o nessun fondamento nella realtà.

L’intervento di Cifu si è concluso ricordando come educare le persone sui progressi della scienza e sul futuro delle cure mediche possa essere utile e gratificante, come dimostrato dai medici che sono divenuti celebrità mantenendo la loro attenzione sull’obiettivo di fare davvero un buon lavoro; ma quando l’obiettivo diventa accumulare ricchezza e fama, allora i medici celebrità dimostrano di aver dimenticato le loro responsabilità nei confronti del singolo paziente.

A cura di Marialidia Rossi, Il Pensiero Scientifico Editore


Francesca Cavallo: Performance maschile e prevenzione della violenza

La fiaba ha origini antichissime, da migliaia di anni si tramanda e sopravvive grazie, anche, al racconto orale. Dapprima era una forma di intrattenimento immaginata e pensata per gli adulti, con il passare dei secoli ha assunto una forma più edulcorata e ha trovato il suo spazio stabile nel momento che precede la buonanotte. Oggi è un rituale condiviso da milioni di famiglie che ogni sera raccontano storie, nelle quali molto spesso, senza rendersene conto, trasmettono alle bambine che il ruolo della femminilità nel mondo è incarnato dalla principessa che passa le giornate a spazzolarsi i capelli e a sognare di sposare un principe. E se invece iniziassimo a raccontare alle bambine di donne reali che hanno preso in mano la propria vita e cambiato il proprio destino e, in molti casi, la Storia? Con questa domanda Francesca Cavallo, scrittrice e attivista, ha catturato l’attenzione del pubblico nel primo pomeriggio della sessione dedicata alla parola “influencer” della settima riunione annuale del progetto Forward. È da questa premessa che è nato Storie della buonanotte per bambine ribelli1, di cui Francesca Cavallo è co-autrice, milioni di copie vendute in oltre 40 traduzioni e che, nelle parole dell’ideatrice, tenta di “restituire ai bambini il mondo in tutta la sua naturale diversità e di offrire una prospettiva realistica, che non escluda pezzi di realtà soltanto perché gli adulti non si sentono a proprio agio”.

Le fiabe ci raccontano quello che pensiamo e sentiamo, prosegue la scrittrice, ci danno una mappa per leggere il nostro mondo interiore e iniziare a immaginare, quando siamo piccoli, quale possa essere il nostro posto nel mondo. Bambine ribelli, appunto, ma non solo. Ampliando lo sguardo, o partecipando a qualche discussione sul libro, non occorrono grandi sforzi per capire che il desiderio di allontanarsi da modelli precostruiti appartiene anche ai genitori dei maschi. Certo, non possiamo dire che vi sia scarsità della celebrazione dei grandi leader uomini, ma forse abbiamo sempre osservato i personaggi maschili delle fiabe con poca accuratezza. “Nelle interviste dopo la pubblicazione del libro dicevo che i personaggi femminili delle fiabe, a differenza dei maschi, non erano liberi”. Era un errore, i personaggi maschili erano “infinitamente meno liberi di quello che credevo. Di Cenerentola esistono tantissime versioni, ma vi assicuro che non ce n’è una in cui il principe dice di volersi sposare”. I principi non possono che sposarsi, perché il loro ruolo è garantire la continuità del regno e, quindi, del potere. Paradossalmente, mentre per i personaggi femminili il conflitto con la famiglia di origine è spesso al centro della storia, i personaggi maschili non hanno conflitti, fanno quello che il loro ghenos gli impone di fare. Inoltre, ci sono sempre presentati come privi di una vita interiore o disinteressati ad averne una. Del padre di Biancaneve, per esempio, che viene separato dall’unica figlia dopo essere rimasto vedovo, cosa sappiamo? Assolutamente niente. Gli unici personaggi delle fiabe dei quali percepiamo un’interiorità sono mostruosi, ossia la bestia de La bella e la bestia e Quasimodo di Notre Dame de Paris. Due personaggi osceni, cioè che devono stare lontani dalla scena per la loro mostruosità e come se non bastasse devono stare lontani dagli altri umani: il primo circondato da oggetti umanizzati e il secondo da gargoyle.

Cosa ci dice questo? Che una delle assi portanti dei valori con i quali abbiamo scelto di influenzare il modo in cui i bambini percepiscono la loro mascolinità è che la loro vita interiore non può essere vista da nessuno, a nessuno interessa e crea anche un certo disagio. Se osserviamo i personaggi che hanno plasmato le immagini che si formano nella nostra testa quando pensiamo alla mascolinità – James Bond, Superman, Hulk, Batman – hanno una caratteristica in comune: conducono una doppia vita. Il messaggio, anche quando si cresce, è che “nel passaggio per diventare uomini è solo la parte massimamente performante del sé che può essere mostrata agli altri”, perché tutto il resto, il dubbio, la fragilità, il dolore devono essere nascosti. Quanto più efficacemente ci si separa da quel lato, tanto più efficacemente si diventa uomini, uomini di successo, uomini desiderabili.

Secondo l’antropologo David D. Gilmore2 se il rito di passaggio dall’età infantile a quella adulta per le ragazze è segnato da un evento biologico, per i ragazzi avviene attraverso riti in cui si deve dimostrare di sprezzare il pericolo, che li caratterizzano come uomini davanti la comunità. Prosegue Francesca Cavallo, “della mascolinità un uomo deve considerarsi degno in ogni momento della propria vita. Basta un gesto, una parola o una scelta sbagliata e si rischia il ridicolo davanti al gruppo”. Questa serie di comportamenti problematici è legata alla difesa di uno status che è sempre traballante. “Come facciamo a lamentarci della mancanza di integrità che è tipica di alcune delle incarnazioni più problematiche della mascolinità tossica, quando quella mancanza di integrità è stata al centro del nostro messaging culturale su come si diventa uomini?” Questa prospettiva vive in uno dei progetti di Francesca Cavallo, “Maschi del futuro”, una newsletter settimanale e una serie di eventi a teatro per riflettere non solo su questi aspetti della mascolinità ma soprattutto sul tipo di influenza che abbiamo sulle nuove generazioni3.

“Se iniziamo a interpretare mascolinità e maschilità in questo modo, possiamo iniziare a vedere la violenza maschile non come un problema morale, ma come un problema di salute pubblica” afferma Cavallo. L’obiettivo dovrebbe essere provare a capire cosa c’è alle radici di questa violenza e smontare quei meccanismi che creano le condizioni per cui esiste, e i dati lo confermano4, un segmento maggioritario della popolazione più incline al crimine, più incline ai comportamenti violenti nell’ambiente domestico e verso sé stessi, più incline a trascurare la propria salute. “Se iniziassimo a prenderci la responsabilità del fatto che il tipo di influenza con la quale formiamo le nuove generazioni di maschi è un’influenza corrotta alla radice, e che in alcuni casi dà esiti problematici, saremmo forse sulla strada giusta per operare uno scarto e provare a ragionare sul tema della violenza spostando il punto di vista” perché è solo cambiando il punto di vista che si possono cambiare le cose, conclude Cavallo. “Se l’obiettivo è smantellare le strutture patriarcali, quello che dobbiamo fare non è prendere a cazzotti il patriarcato, il punto è renderlo obsoleto. Come si fa? Rimpiazzando la logica del conflitto e dello scontro con la logica della compassione radicale”.

A cura di Giada Savini, Il Pensiero Scientifico Editore

Bibliografia
1. Cavallo C. Storie della buonanotte per bambine ribelli. Milano: Mondadori, 2016
2. Gilmore DD. Manhood in the making: cultural concepts of masculinity. New Haven: Yale University press, 1991
3. https://www.maschidelfuturo.it/
4. Bersani G, Peytavin L. Il costo della virilità. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2023