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    Sostenibilità

Sostenibilità singola e plurale

Antonio Addis, Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

Il progetto Forward inizia il suo quarto anno di attività con un tema che troviamo spesso nell’attuale dibattito sulla medicina del domani, ma non solo lì. Tra le tante parole chiave affrontate fi no adesso questa, più di ogni altra, riguarda il futuro. Per convincersi basta vedere la moltitudine di ragazzini guidati dalla sedicenne Greta Thunberg che hanno invaso recentemente le piazze di tutto il mondo con slogan centrati sulla necessità di definire un nuovo tipo di sviluppo sostenibile.

L’impellenza del tema è dettata principalmente dal fatto che scopriamo solo oggi che il termine “sostenibilità” ha senso solo se inteso in forma plurale. Prendere atto di ciò impone quindi avere il coraggio di rimettere in discussione molte delle pratiche utilizzate, anche in medicina dove le risorse sono comunque finite. In pratica, non ce la potremo cavare con il semplice ritorno al passato o con un risparmio privo di equità. Pensando alla medicina e alle cure che verranno, lo sforzo che cerchiamo di compiere in queste pagine è quello di ribadire che non si tratta di un tema esclusivamente ambientale ma che riguarda più in generale il nostro modo di pensare il futuro. Appare chiaro a tutti che vale poco innalzare muri a difesa degli attuali modelli di sviluppo. Non è sufficiente neanche credere che la scienza potrà salvarci tirando fuori dal cappello una soluzione alla nostra instancabile voracità di risorse, senza per questo imporci cambiamenti importanti.

Ecco, in queste pagine si parla in particolare del modo di immaginare il cambiamento, in medicina e con chi ci lavora, ma che riguarda prima di tutto noi e non soltanto il pianeta. Quest’ultimo, in un modo o nell’altro, troverà il modo di sostenersi.

maggio 2018

L’ultima parola

Per un futuro sostenibile

Se l’importanza della vita umana non può essere circoscritta al mero tenore di vita e al semplice soddisfacimento dei bisogni, ma deve essere estesa anche alle libertà di cui godiamo, allora il concetto di sviluppo sostenibile deve essere riformulato. Si tratta di pensare di poter sostenere non solo il soddisfacimento dei propri bisogni, ma di poter più ampiamente sostenere – o accrescere – le proprie libertà (ivi inclusa la libertà di soddisfare i propri bisogni). L’idea di libertà sostenibile così riformulata può abbracciare i concetti enunciati da Brundtland e Solow ed estendersi fino a contemplare la conservazione e, laddove possibile, la diffusione delle libertà fondamentali e delle capacità dell’uomo di oggi “senza compromettere la capacità delle generazioni future” di godere di libertà analoghe o superiori.

Concludo rievocando una distinzione medioevale, in base alla quale noi non siamo semplici “pazienti”, i cui bisogni necessitano di attenzione, bensì anche “agenti”, la cui libertà di decidere ciò che ha valore e come perseguire tale valore può estendersi ben oltre i singoli interessi e bisogni personali. La rilevanza della nostra esistenza non può essere rinchiusa nel contenitore del tenore di vita o del soddisfacimento dei bisogni. Per quanto importanti, i bisogni manifesti del paziente non possono eclissare la sostanziale importanza dei valori ragionati dell’agente. Per certo abbiamo dei bisogni, ma la nostra umanità può elevarci molto al di sopra degli stessi.

Amartya Sen

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