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    Priorità

Prima, dopo. Ma con metodo

Antonio Addis, Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

Lavorare sulle priorità è un esercizio dall’importante valore democratico, la cui efficienza si misura nella capacità di riflettere in modo equo e solidale le reali esigenze di salute.

Mi dicono che Carlo Perucci, quando dirigeva il Dipartimento di epidemiologia della regione Lazio, ripeteva spesso che, mentre le risorse sono un elemento finito, i bisogni di salute e di benessere sono infiniti. Basterebbe questo a convincere che occorre avere un qualche approccio – meglio un metodo – definito per decidere cosa fare prima, dopo, o anche mai, e per garantire la salute dei pazienti. Si tratta di un cruccio proprio dei sistemi sanitari universalistici e che, a quarant’anni dalla nascita del nostro Servizio sanitario nazionale, dovrebbe averci resi tutti super esperti nel riuscire a decidere come gestire le risorse in modo appropriato.

Nella costruzione di questo numero il gruppo Forward si è trovato a discutere di molte delle parole chiave già affrontate in passato: ricerca, innovazione, rarità, tempo. Per ciascuna di queste tematiche la medicina del futuro chiede un impegno nella programmazione e definizione delle priorità. Senza investimenti specifici in attività dedicate proprio a questo lavoro il risultato è quello di essere governati dalle emergenze o, peggio, dalla pressione degli interessi più disparati.

In queste pagine troverete diverse esperienze in cui si applicano metodi ed esempi di prioritizzazione, e ciò che emerge chiaramente è quale sia il peggiore degli scenari: non praticare nessun esercizio. Infatti, una volta indicato il percorso che si vuole seguire per intervenire in salute (le priorità) è più facile criticare, correggere e intervenire di conseguenza.

Senza tutto questo, o in mancanza di trasparenza, rimangono i punti di vista personali o il peso specifico di chi riesce a fare pesare esigenze particolari su tutte le altre. Lavorare sulle priorità è un esercizio dall’importante valore democratico, la cui efficienza si misura nella capacità di riflettere in modo equo e solidale le reali esigenze di salute.

Varrebbe la pena investirci sopra.

dicembre 2018

L’ultima parola

La scala dei valori

“Ognuno lascia la sua impronta nel luogo che sente appartenergli di più.”

Ciò che penso, semplicemente, è che, una volta usciti dalla prima giovinezza, nella vita è necessario stabilire delle priorità. Una sorta di graduatoria che permetta di distribuire al meglio tempo ed energia. Se entro una certa età non si definisce in maniera chiara questa scala dei valori, l’esistenza finisce col perdere il suo punto focale, e di conseguenza anche le sfumature.

A me non interessava avere tanti amici in carne ed ossa, privilegiavo il bisogno di condurre una vita tranquilla in cui potermi concentrare nella scrittura. Perché per me le relazioni umane veramente importanti, più che con persone specifiche, erano quelle che avrei costruito con i miei lettori. Se dopo aver posato le fondamenta della mia vita ed essermi creato un ambiente favorevole al mio lavoro, avessi scritto delle opere di un certo valore, un gran numero di persone le avrebbe accolte con gioia. E dar loro questa gioia non era forse per me, in quanto scrittore professionista, il primo dovere? Ancor oggi non ho cambiato
opinione in proposito.

I lettori non li posso vedere in faccia, e in un certo senso la relazione con loro è soltanto concettuale, tuttavia per me quell’invisibile relazione “concettuale” è qualcosa della massima importanza, e con questa convinzione ho vissuto finora.

[Testo estratto dal libro
Haruki Murakami. L’arte di correre
Torino: Einaudi, 2007.]

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