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    Paura e coraggio

Un passo avanti, e poi uno ancora

Antonio Addis, Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

Anche la paura stessa sembra aver bisogno di una cura in una società che spesso ne è vittima e ostaggio. E il coraggio può essere la “medicina”.

Era scontato che saremmo arrivati a parlarne. A forza di interrogarci sulle cose che dovrebbero un domani cambiare le cure e il prendersi cura, era chiaro che avremmo finito con lo scrivere della paura e del coraggio.

Della prima, la paura, non si può fare a meno di discutere dato che in medicina accompagna ogni decisione, presa o subita, dell’operatore sanitario e del paziente. Il timore di sbagliare ma anche del non decidere a cui si aggiungono tutte quelle piccole e grandi paure che si associano alla cura e alla salute. D’altro canto, l’innovatore trova nella paura, la sua e quella degli altri, il maggior fattore limitante e, allo stesso tempo, il più efficace stimolo a far bene.

Per quanto siano utili la preparazione, lo studio, il calcolo, la conoscenza e molte altre cose ancora, è proprio fare quell’ulteriore passo in avanti che richiede un qualcosa in più, il coraggio. Non si tratta del gesto eroico e dell’ardire di un momento, ma di un approccio che consente di mettere alla prova le proprie e le altrui convinzioni, con metodo. Una scelta obbligata lì dove l’incertezza rimane un elemento sempre presente.

Ma anche la paura stessa sembra aver bisogno di una cura in una società che spesso ne è vittima e ostaggio. E il coraggio, declinato nelle diverse esperienze raccontate da Forward, può essere la “medicina”.

In queste pagine leggerete pure del coraggio e delle paure presenti nei gesti quotidiani ma sempre da parte di chi riesce a guardare avanti. Tutti quelli che sono coinvolti dall’intervento medico, l’innovatore e non da ultimo il singolo paziente, pur tenendo conto delle tante ma spesso necessarie titubanze, hanno spesso bisogno di fare un passo in avanti, e poi uno ancora.

luglio 2019

La paura di sbagliare e il coraggio di scegliere

A cura dei rappresentanti delle aziende partecipanti al progetto Forward

La paura dell’acqua e il coraggio di tuffarsi. La paura di volare e il coraggio di prendere un aereo. La paura è una reazione inconscia, di fronte a qualcosa di ignoto, alla quale possiamo reagire con la paralisi o con la consapevolezza di poterlo trasformare in opportunità. La distanza tra la paura come blocco e la paura come limite da superare sta nella motivazione e volontà di evolvere.

In sanità la paura non può condizionare le scelte ma dev’essere una leva per prendere decisioni. Il concetto di base è che la tutela della salute è una componente essenziale per il benessere sociale e un elemento critico per lo sviluppo economico di un paese. Ma i portatori di interesse del sistema salute (pubblici e privati) hanno il coraggio di ammetterlo? O hanno ancora paura a considerare la sanità come un investimento?

La ricerca farmaceutica è sempre più impegnata a sviluppare terapie che incontrino i bisogni clinici in diverse aree di patologia. Oggi, per i pazienti con malattie a esito fatale si prospettano tecnologie sanitarie in passato impensabili, ma i cui impatti finanziari spaventano.

L’industria è ben disposta a promuovere una sanità basata sul valore, come risposta alla sfida dell’innovazione sostenibile. Tuttavia serve che governo e Aifa si dimostrino aperte al dialogo e alla partecipazione nella scelta di strategie di controllo e contenimento della spesa che attualmente si traducono troppo spesso in tetti, payback o equivalenza terapeutica. Le future politiche di rimborso in Italia dovrebbero, invece, andare incontro a un’ottimizzazione dell’allocazione delle risorse considerando una sostenibilità a due vie: non solo del sistema sanitario ma anche delle aziende farmaceutiche, attrici fondamentali nel conseguimento dell’obiettivo comune.

Le scelte di politica sanitaria si riflettono nella fiducia dei cittadini per il proprio governo, negli investimenti fatti nel paese, nel miglioramento delle competenze e dei risultati di cura. C’è ancora troppa paura ad affrontare il problema con un approccio più olistico, come se farmaceutica, sanità, economia e welfare fossero entità distinte. Ci vorrebbe un atto di coraggio perché la sostenibilità del nostro sistema salute non sia la paura di fallire ma la forza di investire.

luglio 2019

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