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    Istituzioni e ricerca

4 dicembre 2017

Istituzioni e ricerca

Le strategie del Ministero della salute per il supporto alla ricerca – Intervista a Giovanni Leonardi
Nella rete europea per la promozione della ricerca e della saluteCristina Morciano e Luisa Minghetti
ProMIS, la ricerca costruita con i “mattoni” delle regioni italianeLisa Leonardini

Le strategie del Ministero della salute per il supporto alla ricerca

Valorizzare le competenze, superare il precariato, costruire reti, stimolare una sana competizione

Intervista a Giovanni Leonardi, direttore generale Direzione generale della ricerca e dell’innovazione in sanità, Ministero della salute

Qual è la governance del Ministero della salute per il supporto alla ricerca biomedica e clinica italiana?

Il Ministero della salute è un nodo della rete della ricerca sanitaria italiana, formata dalle diverse strutture di ricerca del Servizio sanitario nazionale, quali Istituto superiore di sanità, Agenas, Inail, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) pubblici e privati, istituti zooprofilattici sperimentali, aziende ospedaliere universitarie e altre aziende sanitarie e ospedaliere e, non ultime, le amministrazioni regionali. Il Ministero dell’università e della ricerca (Miur) rappresenta l’organo istituzionale deputato all’orientamento della ricerca e sviluppo nel nostro paese con la definizione del Piano nazionale della ricerca e con un’azione di coordinamento nei confronti delle altre amministrazioni. In questa rete il Ministero della salute è allo stesso tempo coordinatore e coordinato rispetto agli altri nodi della rete che costituiscono la governance della ricerca. Il compito del Ministero della salute è principalmente quello di coordinare le strutture di ricerca e di governare l’infrastruttura insieme alle regioni, attraverso la definizione di linee programmatiche coerenti con le priorità individuate dal governo e che, ad oggi, si sostanziano in due documenti fondamentali: il Programma nazionale della ricerca, cui accennavo prima, e la Strategia nazionale di specializzazione intelligente, alla cui definizione il Ministero della salute ha partecipato sotto il coordinamento del Miur e del Ministero dello sviluppo economico. La Strategia, in particolare, individua le aree su cui investire per promuovere la costituzione, nel paese, di una filiera in grado di trasferire i risultati della ricerca e dell’innovazione in un vantaggio competitivo per il sistema produttivo e in un aumento del benessere dei cittadini. Se la governance di questa rete funziona bene, abbiamo un sistema virtuoso.

Il Ministero della salute è allo stesso tempo coordinatore e coordinato rispetto agli altri nodi della rete che costituiscono la governance della ricerca.

Le competenze che peso hanno nella governance della ricerca?

La filiera della ricerca è composta da profili professionali differenti che vanno dai ricercatori in discipline diverse a nuove competenze amministrativo-gestionali specialistiche, ormai indispensabili, tanto per la conduzione delle sperimentazioni quanto per dare impulso alla produttività e competitività della ricerca stessa. Penso, per esempio, alle professionalità operanti nei grant office e negli uffici per il trasferimento tecnologico. I primi sono finalizzati sia a supportare i ricercatori, nella partecipazione ai bandi di ricerca e rendicontazione delle loro sperimentazioni, sia a individuare opportunità di finanziamento e settori di ricerca valorizzabili. Dove è presente un grant office efficiente si hanno ottime performance; dove manca, invece, i risultati raggiunti non sono altrettanto soddisfacenti e non perché i ricercatori sono meno preparati ma per la mancanza di un’infrastruttura in grado di supportarli. Gli uffici per il trasferimento tecnologico, invece, garantiscono la tutela e la valorizzazione della proprietà intellettuale di un’idea nata da una ricerca intramuraria – come, per esempio, una nuova soluzione di cura per i pazienti – aumentandone la possibilità di essere commercializzata. Il trasferimento tecnologico è fondamentale per dare alla ricerca sanitaria uno sbocco pratico nel mondo reale a vantaggio dei pazienti, non relegandola solo alle pubblicazioni scientifiche e ai convegni.

Approfitto della domanda per affrontare uno dei principali problemi della ricerca sanitaria (e non solo) italiana: il precariato. Mi riferisco soprattutto agli Irccs pubblici che devono attenersi alle regole della pubblica amministrazione e non godono dei margini di libertà che i privati hanno nelle scelte contrattuali. Negli istituti lavorano circa 4-5000 professionisti con contratti atipici, una condizione di precariato che per circa 3000 di essi dura da più di tre anni. Con i decreti attuativi per la riforma della pubblica amministrazione, voluti dal ministro Madia, si avrà un processo graduale di stabilizzazione di medici, infermieri, tecnici e altro personale che da diversi anni lavorano in condizioni di precariato nel Sistema sanitario nazionale; tuttavia le procedure di stabilizzazione non potranno riguardare le figure professionali della ricerca, perché spesso non è prevista una specifica dotazione organica. Come Ministero abbiamo quindi affrontato la questione partendo da una mappatura delle figure professionali che ruotano appunto attorno alla ricerca sanitaria. Coinvolgendo in una prima fase gli Irccs e in una seconda fase, attraverso una consultazione online, la platea degli operatori della ricerca sanitaria, abbiamo individuato 44 figure professionali tra ricercatori e personale addetto alla ricerca, e abbiamo definito mansioni, requisiti di assunzione ed eventuali altri titoli preferenziali. Sulla base della ricognizione, il ministro ha formulato una proposta specifica, che in questi giorni è in discussione per la presentazione nel corso della discussione parlamentare sulla legge di bilancio per il 2018.

Qual è una possibile soluzione per uscire dal precariato?

La nostra proposta è un percorso di sviluppo professionale del ricercatore con un contratto di assunzione di cinque anni più cinque, al quale si accede attraverso concorso pubblico. È prevista una progressione economica sulla base di criteri di valutazione. Al termine del percorso, se si raggiungono gli standard professionali prefissati si entra di ruolo nel Servizio sanitario nazionale nel settore della ricerca o in quello assistenziale. L’attuazione dell’intero percorso è vincolata non solo alle performance professionali del singolo ma anche alla disponibilità economica dell’istituto dal quale si è stati assunti. In questo modo l’istituto e il personale coinvolto sono ulteriormente stimolati a reperire dei fondi competitivi provenienti dai bandi di ricerca in quanto indispensabili per garantire anche il percorso di carriera.

Come sostenere l’infrastruttura della ricerca degli Irccs al di là dei singoli bandi?

Tre le voci principali dei finanziamenti ministeriali per la ricerca: la prima riguarda la ricerca finalizzata erogata attraverso i bandi rivolti a tutti gli enti del Servizio sanitario nazionale; la seconda il conto capitale per l’acquisto delle attrezzature scientifiche degli Irccs, con particolare attenzione all’acquisizione di strumentazione ad alta tecnologia di ultima generazione; infine, la terza voce è quella della ricerca corrente che raccoglie la parte più consistente del fondo, impegnata per l’attività di ricerca scientifica degli Irccs. Per sviluppare conoscenze fondamentali in settori specifici della biomedicina e della sanità pubblica, un fondo di circa 150 milioni di euro viene ripartito annualmente fra gli Irccs attraverso un meccanismo premiale basato su una serie di criteri adottati triennalmente che riguardano la ricerca, la qualità clinica e la capacità di fare rete. La produzione scientifica uno degli elementi presi in considerazione per la valutazione delle attività degli istituti e la crescita di ciascun Irccs viene misurata in rapporto a quanto è cresciuta l’intera rete di Irccs. Questo meccanismo permette di garantire una continuità dei finanziamenti e quindi della ricerca, e allo stesso tempo di stimolare una sana competizione tra gli istituti secondo il principio di equità: premiare quelli che più si impegnano.

Un meccanismo che permette di garantire una continuità dei finanziamenti e, allo stesso tempo, di premiare quelli che più si impegnano.

Come conciliare la competizione con la cooperazione degli Irccs?

La formazione di reti della ricerca è uno dei cavalli di battaglia nelle azioni politiche del Ministero della salute. La prima rete a formarsi è stata quella di Alleanza contro il cancro, a seguire hanno fatto il loro ingresso la rete neurologica, la rete cardiologica e la rete pediatrica. A queste si sta aggiungendo un network nazionale dedicato all’invecchiamento sviluppatosi a partire da un’associazione già esistente – Italia longeva – con l’adesione di diversi Irccs, mentre si sta discutendo di una rete dedicata alla dermatologia. Sono reti formate da più Irccs che condividono progetti di ricerca finanziati direttamente dal Ministero della salute. Nel 2017 il Ministero della salute aveva investito cinque milioni di euro sui cosiddetti progetti di rete, cui si sono aggiunti in corso d’anno altri venti milioni provenienti dal Fondo per l’innovazione previsto dalla Legge di bilancio. Il lavoro di squadra ha un impatto importante sul sistema perché permette di garantire una significativa massa critica e di ottenere delle risposte sull’intero territorio nazionale nei confronti dei pazienti. Una maggiore massa critica si traduce in una maggiore produttività scientifica, che permette di essere attrattivi sia per i clinical trial sia per i bandi comunitari. Le reti sono quindi un valore aggiunto per il sistema sul quale conviene investire.

Le reti sono un valore aggiunto per il sistema sul quale conviene investire.

Considerato l’alto numero di proposte della ricerca finalizzata esiste un programma di priority setting per selezionare gli studi effettivamente utili a migliorare la conoscenza e la cura nell’ambito del Sistema sanitario nazionale?

Il priority setting è un tema molto delicato che deve essere affrontato con una certa cautela e lungimiranza. Il rischio infatti è di ingabbiare la ricerca che, per definizione, tende a esplorare terreni nuovi. Quindi dobbiamo porre attenzione al trade off tra lasciare completamente libera la scelta delle tematiche (con il rischio di disperdere le risorse) e fissare in maniera rigida le priorità, irreggimentando la ricerca su terreni consolidati, ma per ciò stesso già percorsi.

Non c’è il rischio di seguire le mode nella ricerca…

Infatti, la soluzione non è investire tout court su qualsiasi filone di ricerca ma di capire cosa finanziare e quali sono gli strumenti di programmazione per definire i filoni della ricerca, all’interno dei quali, però, i ricercatori devono avere libertà di azione. La Strategia nazionale di specializzazione intelligente, per esempio, specifica le traiettorie di sviluppo sulle quali investire nel lungo periodo, condivise con le regioni e i principali stakeholder. L’individuazione delle priorità di investimento, a livello nazionale e di singola regione, è affidata ad un processo di scoperta imprenditoriale che coinvolge il settore pubblico e quello privato. Nell’area “Salute, alimentazione, qualità della vita” le priorità così individuate sono la silver economy per l’invecchiamento attivo e sano della popolazione, la medicina personalizzata, l’e-health, le biotecnologie e la nutraceutica e nutrigenomica. Il compito del Ministero della salute è di definire sulla base delle proposte del Comitato tecnico sanitario il programma nazionale di ricerca sanitaria in cui vengono specificate le priorità sulla base delle aree definite dal Programma nazionale della ricerca e dalla Strategia nazionale di specializzazione intelligente. Il percorso viene discusso con le regioni insieme alle quali si definiscono anche le priorità utili per il servizio sanitario. Gli strumenti di programmazione quindi ci sono, ma devono lasciare lo spazio ai ricercatori di interpretare le linee indicate e di andare ad aprire nuove strade per non seminare sempre in campi già arati e magari anche seminati.

Serve capire cosa finanziare e come programma i filoni della ricerca all’interno dei quali, però, i ricercatori devono avere libertà di azione.

Quali iniziative sono state lanciate per favorire l’internazionalizzazione della ricerca?

La partecipazione dei nostri centri di ricerca ai bandi comunitari è ancora insoddisfacente, ma possiamo fare di più. La Direzione generale della ricerca e innovazione in sanità del Ministero della salute è attivamente impegnata nell’internazionalizzazione della ricerca e, in particolare, nelle azioni congiunte con altri paesi europei. Il Ministero della salute ha ampiamente supportato i progetti cofinanziati afferenti alla European research area (EraNet) perché permettono da un lato, di entrare nella logica dei bandi comunitari (capire come si strutturano, come articolare la rendicontazione, ecc.), dall’altro di creare dei consorzi internazionali, insieme ai quali sviluppare nuove collaborazioni o consolidare quelle già in corso. Questo permette di interagire, formando e rafforzando legami comunitari utili in un contesto competitivo. Una quota dei fondi ministeriali della ricerca corrente è riservata specificamente ai progetti EraNet, cofinanzianti appunto per incoraggiare gli Irccs a partecipare ai progetti europei. Inoltre stiamo cercando un partner che ci supporti nella relazione verso l’Europa garantendoci un collegamento stabile e continuo, perché è fondamentale innanzitutto avere la conoscenza e anche la capacità di interagire e di farlo al momento giusto. Quindi, delle azioni sono state intraprese e alcuni risultati sono stati ottenuti. Serve continuare su questa strada per migliorarsi, esaminando le esperienze di insuccesso con l’obiettivo di mettere a fuoco quali sono e come superare i problemi maggiori che ostacolano la nostra partecipazione ai bandi comunitari. Con i grant office degli Irccs ci stiamo muovendo in questa direzione.

dicembre 2017


Nella rete europea per la promozione della ricerca e della salute

Il ruolo dell’Istituto superiore sanità per il coordinamento e supporto alla ricerca biomedica

Cristina Morciano e Luisa Minghetti, Servizio tecnico scientifico per il coordinamento e il supporto alla ricerca, Istituto superiore di sanità

Il recente disegno di riorganizzazione dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ha previsto la creazione del Servizio tecnico scientifico di coordinamento e supporto alla ricerca, il cui lavoro è dedicato a promuovere e sostenere iniziative per garantire efficienza, qualità, rilevanza e trasparenza della ricerca biomedica. Costituito da 22 persone e ancora in fase di espansione, il neonato servizio rappresenta una novità nella storia dell’Iss e opera in stretta collaborazione con altre strutture tecnico-scientifiche per rispondere alle nuove sfide che la ricerca biomedica si trova ad affrontare. Le attività del servizio sono rivolte all’Iss ma anche alla ricerca biomedica nazionale e internazionale attraverso il coordinamento di reti e l’interazione con il Ministero della salute, di cui l’Iss è organo tecnico-scientifico. Come riportato dal recente regolamento di organizzazione e funzionamento dell’Iss [1], il Servizio ha tra le funzioni principali quella di coordinare “le attività afferenti la ricerca promossa dalle infrastrutture costituite dall’Unione europea in ambito biomedico” (figura 1).

A partire dal 2008, a seguito dell’incarico del Ministero della salute e in accordo con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, l’Iss ha contribuito al disegno di tre grandi infrastrutture di ricerca europee per la salute: Biobanking and biomolecular resources research infrastructure (Bbmri), European advanced translational researchal miglioramento della ricerca in specifici settori, che siano competitive e in grado di attuare efficacemente i programmi comunitari di ricerca e sviluppo tecnologico. In pratica la cornice legale del consorzio consente di finanziare e gestire infrastrutture di ricerca nel lungo periodo, altrimenti non realizzabili e sostenibili dal singolo stato membro, non limitandosi a uno specifico progetto. L’Iss ha partecipato sin dagli inizi al lungo processo di progettazione e implementazione delle tre infrastrutture e contribuito a creare le reti nazionali costituite da istituzioni qualificate per competenze e per capacità di confrontarsi con la comunità di ricerca internazionale. Ad oggi l’Iss rappresenta l’Italia nei tre consorzi, ed è la sede dei nodi nazionali di Eatris ed Ecrin e del segretariato tecnico di Bbmri [2].

Il valore di queste infrastrutture europee non è solo la collezione di risorse e servizi per la ricerca e la possibilità di accedere a finanziamenti europei. Ciascuna di esse include uno spazio in cui si conduce “ricerca per la ricerca”: in altre parole, uno spazio dove si collabora per identificare e affrontare le questioni aperte della ricerca biomedica, e per definire strumenti e standard condivisi di qualità. È uno spazio in cui istituzioni e ricercatori sono stimolati a migliorare nella loro modalità di fare ricerca e incentivati a fare rete, sia che si acceda all’infrastruttura come “provider” sia come “user”.

Il recente accentramento delle attività delle tre infrastrutture presso il Servizio di coordinamento e supporto alla ricerca è in linea con la richiesta della Commissione europea di una maggiore interconnessione tra Eric che operano in aree contigue di ricerca biomedica. Il Servizio opera, in collaborazione con i coordinatori nazionali per una gestione armonica di tutte le attività incluse quelle mirate a far conoscere ai ricercatori italiani le opportunità offerte dalle tre infrastrutture e ad ampliare le reti italiane per una maggiore disponibilità di competenze e servizi.

Anche attingendo a questo patrimonio nazionale e internazionale di ricerca e di reti, il Servizio intende nel prossimo futuro promuovere iniziative per creare un dibattito nazionale circa i possibili interventi per sostenere e valorizzare la ricerca biomedica italiana e ridurre gli sprechi di risorse con il coinvolgimento di decisori, clinici, ricercatori e cittadini.

Promuovere in modo coordinato la ricerca traslazionale è oggi un obiettivo primario per lo sviluppo scientifico e socio-economico e per il miglioramento del rapporto qualità/costo dei sistemi sanitari nazionali. Walter Ricciardi, presidente Iss

Il Servizio tecnico scientifico di coordinamento e supporto alla ricerca dell’Iss: ruoli e funzioni 

Le tre grandi infrastrutture di ricerca europee per la salute

Bbmri-Eric (www.bbmri-eu) è stata creata con l’obiettivo di facilitare l’accesso alla collezione di campioni biologici umani e risorse biomolecolari custoditi nelle biobanche; è una delle più vaste infrastrutture europee. L’Italia (Bbmri.it) contribuisce con il proprio patrimonio di 80 biobanche, centri di risorse biologiche e collezioni organizzate in reti tematiche e regionali. Bbmri.it collabora anche ai Common service di Bbmri-Eric attraverso gruppi di lavoro nazionali che aff rontano aspetti critici della gestione e dell’accessibilità delle biorisorse come questioni etiche, legali, sociali, qualità e tracciabilità [3].

Eatris-Eric (www.eatris.eu) ha l’obiettivo di favorire il processo di traduzione dei risultati della ricerca in strategie innovative per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento di patologie ad elevato impatto socio sanitario. Eatris opera attraverso una rete europea di centri nazionali di ricerca in grado di fornire servizi per la produzione e valutazione preclinica e clinica di diverse tipologie di prodotti, tra i quali piccole molecole, medicinali per terapie avanzate, vaccini, biomarcatori, traccianti per imaging. A_Iatris rappresenta il nodo italiano di Eatris costituito da 18 istituti di ricerca [4].

Ecrin-Eric (www.ecrin.org) opera a sostegno della realizzazione di trial clinici multinazionali, organizzata in reti nazionali di unità di ricerca clinica. L’Iss coordina la rete italiana Itacrin attualmente composta da dieci unità di ricerca clinica. Il suo ruolo è quello di supportare i ricercatori in tutte le fasi del progetto del trial clinico multinazionale, dalla preparazione alla comunicazione dei risultati, offrendo informazioni su opportunità di finanziamenti, aspetti regolatori ed etici.

Bibliografia

[1] Decreto 2 marzo 2016. Approvazione del regolamento di organizzazione e funzionamento dell’Istituto superiore di sanità, ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 giugno 2012, n. 106, Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, Serie generale n. 88, 15 aprile 2016.
[2] Calzolari A, Valerio A, Capone F, et al. The European research infrastructures of the Esfri roadmap in biological and medical sciences: status and perspectives. Ann Ist Super Sanità 2014;50:178-85.
[3] Bravo E, Calzolari A, De Castro P, et al. Developing a guideline to standardize the citation of bioresources in journal articles (CoBRA). BMC Medicine 2015,13:33.
[4] Capone F, La Sorsa V, Minghetti L, Moretti F. L’infrastruttura di ricerca italiana per la medicina traslazionale: la promozione della salute incontra innovazione competitività e sviluppo. Not Ist Super San 2016;29:11-3.

dicembre 2017


ProMIS, la ricerca costruita con i “mattoni” delle regioni italiane

Per una infrastruttura più competitiva e per creare servizi più vicini al cittadino europeo

Lisa Leonardini, coordinatrice Comitato tecnico operativo ProMIS Regione Veneto, Uo Commissione salute e relazioni sociosanitarie

Il Programma mattone internazionale salute, ProMIS, in collegamento con i livelli centrali e le istituzioni già esistenti, funge da supporto alle regioni e province autonome. L’obiettivo è quello, come riporta lo stesso slogan, “di portare la sanità delle regioni in Europa e nel mondo e, altresì, l’Europa e il mondo nei sistemi sanitari delle regioni italiane, nel quadro di una collaborazione sinergica con il sistema paese”.

Oltre a supportare e rendere competitiva la partecipazione delle regioni italiane, così come delle aziende sanitarie e ospedaliere, ai finanziamenti europei e internazionali, il ProMIS persegue una serie di obiettivi secondari tesi all’internazionalizzazione dei sistemi sanitari regionali:

  • promuove la divulgazione sul territorio nazionale delle politiche comunitarie e delle possibilità di accesso ai programmi europei per la ricerca e l’innovazione;
  • supporta la partecipazione dell’Italia e delle regioni italiane al processo decisionale dell’Unione europea in materia di sanità e di ricerca medica;
  • stimola la partecipazione delle regioni italiane alle politiche di salute dell’Oms e delle altre agenzie internazionali;
  • incoraggia un continuo confronto internazionale per potenziare consapevolezza, esperienza ed efficienza gestionale delle strutture sociosanitarie nazionali. Organizza la partecipazione coordinata e competitiva ai bandi europei;
  • sostiene l’integrazione delle diverse politiche in un’ottica internazionale.

Tutto ciò con l’obiettivo generale di far crescere le competenze e la competitività delle regioni italiane in ambito europeo e internazionale.

ProMIS per l’internazionalizzazione della ricerca sanitaria italiana

In realtà ProMIS non rappresenta, ancora, un progetto infrastrutturale della ricerca ma piuttosto un programma a sostegno delle regioni e degli enti di ricerca per l’internazionalizzazione della stessa. Come noto, ProMIS è l’evoluzione del Progetto mattone internazionale nato nel 2010 e conclusosi nel 2016 dopo la sua istituzionalizzazione. L’analisi di impatto realizzata in chiusura di progetto ha rilevato che tutte le attività svolte avevano positivamente influenzato le politiche di internazionalizzazione del Sistema sanitario nazionale trovando il loro necessario consolidamento, attraverso un processo di istituzionalizzazione, all’interno di una struttura permanente. Tale considerazione nasceva peraltro da una serie di necessità, condivise dalle regioni e province autonome con il Ministero della salute, di consolidare il collegamento tra i livelli regionali e quello nazionale, oltre che di rafforzare le proprie strategie e l’organizzazione per la parte internazionale, di intervenire come sistema paese in modo più incisivo e strategico sulla programmazione europea, di sviluppare una partecipazione coordinata e competitiva ai bandi europei di finanziamento diretto e, infine, di sostenere, per l’ambito salute, un’azione coordinata e strategie/iniziative congiunte e integrate con le altre politiche (sociale, ambiente, turismo, istruzione e ricerca) al fi ne di garantire un’adeguata programmazione dei fondi europei indiretti. Di fatto, la capacità di internazionalizzazione si rafforza quando strutturata nel tempo e collegata al lavoro svolto dai livelli nazionali e regionali. E proprio in tal senso il ProMIS si inserisce come strumento per l’internazionalizzazione della ricerca all’interno del Programma nazionale della ricerca sanitaria 2017-2019.

La capacità di internazionalizzazione della ricerca si rafforza quando strutturata nel tempo e collegata al lavoro svolto dai livelli nazionali e regionali.

ProMIS per mettere in rete le attività di ricerca regionali

ProMIS è stato utile per fare rete tra le attività di ricerca delle diverse regioni fin da quando si chiamava “progetto”, con la presenza costante del Ministero della salute. Diverse sono state le attività realizzate in collaborazione con la rete delle regioni italiane, a livello sia nazionale sia europeo. Prima fra tutte, il position paper dal titolo Eccellenza nella ricerca sanitaria: la migliore ricerca clinica e sociale per una salute migliore nell’ambito del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, che ha visto il coinvolgimento di nove regioni italiane. Inoltre, ProMIS ha presenziato come membro ufficiale del board nel progetto nazionale “Rete Irccs per l’Europa”, contribuendo alle attività di promozione della competitività della ricerca italiana a livello europeo e di rafforzamento della partecipazione attiva dell’Italia ai momenti di identificazione e programmazione dei temi dell’area salute nei programmi europei. Attualmente, ProMIS collabora con il tavolo della ricerca sanitaria della Commissione salute della Conferenza unificata stato-regioni e con il Ministero della salute ha condiviso la programmazione di alcune attività informative/formative dedicate alle regioni relative agli strumenti di finanziamento, quali per esempio EraNet e Horizon 2020. Nell’ambito di quest’ultimo sono attivi quattro laboratori di coprogettazione che complessivamente coinvolgono 15 regioni. E, non da ultimo, ProMIS continua un’attività fortemente collaborativa con gli uffici regionali di Bruxelles che mettono a disposizione informazioni e strumenti della Comunità europea utili per creare un sistema di rete ordinato e coordinato tra le regioni.

La ricerca europea a livello regionale e la ricerca regionale a livello europeo

L’obiettivo della ricerca sanitaria non è il progresso scientifico e tecnologico fine a se stesso, ma il miglioramento dell’assistenza, delle cure e dei servizi, con l’obiettivo finale di incrementare significativamente la salute dei cittadini e pertanto le loro aspettative e qualità di vita. In tal senso, “importare ed esportare” ricerca attraverso un sistema di rete significa da una parte importare nei nostri sistemi sanitari regionali buone pratiche e, soprattutto, innovazione; e dall’altra esportare le eccellenze italiane in altri contesti europei (se non addirittura internazionali). Una sorta, dunque, di cross fertilization che potenzialmente crea – in modo virtuoso − servizi migliori e più vicini al cittadino europeo. Se pensiamo ai limiti, la complessità di reti transnazionali si traduce in una collaborazione spesso difficoltosa data la varietà ed eterogeneità dei sistemi sanitari entro i quali la ricerca stessa si realizza.

Riprendendo lo slogan iniziale, ProMIS ha l’obiettivo di contribuire all’internazionalizzazione della ricerca e quindi di portare la ricerca sanitaria delle regioni in Europa e, altresì, la ricerca sanitaria europea nei sistemi sanitari delle regioni italiane, nel quadro di una collaborazione sinergica con il sistema paese.

dicembre 2017

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