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    Lo sguardo delle istituzioni

30 marzo 2017

Lo sguardo delle istituzioni

Aggiungere nuovo valore all’assistenza sanitariaIntervista a Zafar Mirza – [Leggi la versione in inglese]
Innovazione: quale ruolo per l’Istituto superiore di sanità?Intervista a Walter Ricciardi
Il governo dell’innovazione da parte delle authority del farmacoGiovanni Tafuri e Francesco Trotta

Aggiungere nuovo valore all’assistenza sanitaria

Le priorità dell’Organizzazione mondiale della sanità per rispondere ai bisogni delle popolazioni vulnerabili con l’innovazione

Intervista a Zafar Mirza, direttore Divisione per lo sviluppo dei sistemi sanitari nell’Ufficio regionale del Mediterraneo orientale dell’Oms (Emro) – Il Cairo, Egitto, ex coordinatore di Sanità pubblica, innovazione e proprietà intellettuale presso la sede centrale dell’Oms e consigliere regionale dell’Emro per i farmaci essenziali e le politiche farmaceutiche

Qual è per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il significato del termine “innovazione” in rapporto alla salute?

L’innovazione è fondamentale per lo sviluppo della salute. Sebbene la storia dell’innovazione per la salute coincida con la storia dell’assistenza sanitaria, l’uso del termine “innovazione” per la salute è relativamente recente, poiché ha riguardato prevalentemente altri settori come ad esempio quelli dell’ingegneria e della tecnologia. Tutte le nuove idee, scoperte e progressi in campo sanitario sono stati tradizionalmente classificati come ricerca e sviluppo (R&S) piuttosto che come innovazione. Ora che con la maggior domanda di salute l’interesse per il continuo aumento dei costi e delle disuguaglianze ha conquistato il centro della scena, si è affermata anche la necessità di innovare e trovare soluzioni innovative per migliorare l’accesso alle tecnologie e ai servizi sanitari e risolvere gli altri complessi problemi dei sistemi sanitari. Per questo l’innovazione ha assunto un ruolo gradualmente più importante nella politica e nella pratica sanitaria.
Anche se la definizione più semplice di innovazione è “un modo nuovo di pensare e di fare”, il Gruppo per l’Innovazione sanitaria dell’Oms, dopo lunga riflessione e discussione, ha elaborato la seguente definizione.

“L’innovazione sanitaria per l’Oms è un approccio e un processo mediante i quali politiche e sistemi sanitari, prodotti e tecnologie, servizi e metodi di distribuzione, nuovi o già esistenti, vengono sviluppati per aggiungere nuovo valore all’assistenza preventiva, promozionale, terapeutica e riabilitativa, con particolare attenzione ai bisogni delle popolazioni vulnerabili nel contesto della copertura sanitaria universale. L’incremento di valore può avvenire in termini di miglioramento di efficienza, efficacia, qualità, sicurezza e accessibilità.”

La definizione più semplice di innovazione è “un modo nuovo di pensare e di fare”.

Quale può o dovrebbe essere il ruolo dell’Oms nel favorire e promuovere l’innovazione per la salute?

In quanto autorità che dirige e coordina le questioni sanitarie all’interno delle Nazioni Unite, l’Oms svolge una funzione direttiva nella gestione della salute globale: è responsabile dell’agenda della ricerca sanitaria, della definizione di norme e standard, della formulazione di politiche basate sulle evidenze, dell’assistenza tecnica ai diversi paesi, del monitoraggio e della valutazione dei trend sanitari. Nel contesto di queste responsabilità affidatele per mandato, deve continuamente sviluppare nuovi approcci a vecchi e nuovi problemi. Siamo all’avanguardia dello sviluppo e dell’innovazione sanitaria, nelle sue numerose e diverse forme e funzioni.
Il ruolo dell’Oms nel favorire e promuovere l’innovazione nel campo della salute si colloca dunque al crocevia di tutte le funzioni citate. La ricerca fondata sui bisogni individua i settori per l’innovazione promuovendo, allo stesso tempo, gli sforzi diretti a realizzarla. Relativamente alla definizione di norme e standard, nel garantire la sicurezza e l’efficacia di nuovi prodotti e interventi l’Oms ha un ruolo molto importante ed esclusivo, in quanto agenzia speciale delle Nazioni Unite con un mandato per tutti i paesi del mondo.
Nel 2008 gli stati membri dell’Oms hanno adottato il “Global strategy and plan of action on public health, innovation and intellectual property” con particolare attenzione alla costruzione di capacità innovative nei paesi in via di sviluppo in una prospettiva globale che includa: sviluppo istituzionale, capacità di R&S; attività di regolamentazione; trasferimento della tecnologia e produzione locale; sistemi di incentivi e medicina tradizionale. Uno dei principali obiettivi di questa strategia consiste nell’evitare che la protezione intellettuale dei prodotti medici diventi un ostacolo all’accesso specialmente per coloro che non sono in grado di sostenerne i costi. Si concentra anche sulle strategie innovative per finanziare e coordinare la ricerca e sviluppo di terapie nuove o più efficaci per le malattie che colpiscono in modo sproporzionato gli abitanti dei paesi in via di sviluppo specialmente in assenza o scarsità di mercato. Questa è un’attività importante in continua evoluzione, soprattutto a partire dal 2008.

La ricerca fondata sui bisogni individua i settori per l’innovazione promuovendo, allo stesso tempo, gli sforzi diretti a realizzarla.

Quali sono per l’Oms i settori prioritari dell’innovazione per migliorare gli outcome sanitari nei paesi a medio e basso reddito?

Le priorità nell’innovazione in ambito sanitario sono guidate dal nostro General program work (Gpw). L’attuale Gpw si riferisce al periodo 2014-20191 e identifica sei priorità di indirizzo che orientano e dirigono il nostro lavoro e sono i settori in cui il ruolo guida dell’Oms è di importanza vitale:

  1. estendere la copertura sanitaria universale alle fasce più povere, cioè consentire ai paesi di sostenere o estendere l’accesso a tutti i servizi sanitari necessari e alla protezione finanziaria, promuovendo la copertura sanitaria universale come concetto unificante nell’ambito della salute globale;
  2. perseguire gli obiettivi di sviluppo del millennio (millennium development goals) relativi alla salute, per affrontare le sfide incompiute e future, accelerando la realizzazione degli attuali obiettivi sanitari fino al 2015 e oltre. Questa priorità si è già trasformata nella realizzazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile a partire da settembre 2015;
  3. dedicarsi alla sfida delle malattie non trasmissibili e della salute mentale, della violenza, delle lesioni e delle disabilità;
  4. attuare le disposizioni del regolamento sanitario internazionale del 2005, garantendo a tutti i Paesi la possibilità di soddisfare i requisiti di capacità specificati nel Regolamento;
  5. favorire e ampliare l’accesso a prodotti medici di qualità, sicuri, efficaci e alla portata di tutti (farmaci, vaccini, diagnostica e altre tecnologie sanitarie);
  6. affrontare i fattori sociali, economici e ambientali che influiscono sulla salute come mezzo per ottenere risultati in campo sanitario e ridurre le disuguaglianze tra i diversi paesi e presenti anche al loro interno.

La ricerca di innovazione nella sanità è e deve essere sorretta da queste priorità per la salute globale.

Quali tra le innovazioni esistenti possono essere gradualmente incrementate in questi paesi?

Le priorità menzionate in precedenza offrono un sistema di riferimento per focalizzarsi sulle innovazioni esistenti in questi sei settori in una prospettiva di incremento graduale. Le indicherò un esempio per ciascuno di questi settori. Per quanto riguarda la copertura sanitaria universale è necessario ampliare gradualmente l’idea di un’assicurazione sanitaria sociale per i soggetti poveri ed emarginati e di approcci innovativi per coinvolgere la sanità privata, altrimenti diventerà impossibile raggiungere questo obiettivo nella maggioranza dei paesi a basso e medio reddito con un’elevata spesa sanitaria a carico dei singoli.
Poiché siamo passati dagli obiettivi di sviluppo del millennio agli obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 20302, ha acquisito nuova importanza l’azione intersettoriale e l’innovazione e le collaborazioni innovative hanno ampio spazio in questo settore trasformativo. Per le malattie non trasmissibili e la salute mentale e la loro integrazione nei livelli primari di assistenza sanitaria nei paesi in via di sviluppo è necessario un approccio innovativo. Nell’ambito della sicurezza sanitaria globale e del regolamento sanitario internazionale del 20053, lo schema della joint external evaluation nei paesi che intendono rafforzare la loro resilienza costituisce un approccio innovativo. Per favorire l’accesso a tecnologie sanitarie e farmaci nuovi o migliori e promuoverne lo sviluppo è necessario un processo continuo di innovazione e a questo scopo molte iniziative sono già in corso. Relativamente ai fattori sociali ed economici che influiscono sulla salute, l’idea di “salute in tutte le politiche”4,5 possiede una forte carica innovativa e richiede anche politiche verticali e orizzontali coerenti nei diversi settori.

Quali sono le principali limitazioni che l’Oms sta affrontando nel tentativo di favorire e promuovere l’innovazione all’interno dell’organizzazione?

Malgrado la grande mole di lavoro innovativo, l’Oms non adopera spesso il termine “innovazione”. Non siamo dei buoni promotori del nostro lavoro che, in molti casi, è di avanguardia. Ad esempio, una delle maggiori innovazioni degli ultimi tempi ad opera dell’Oms, in collaborazione con molti partner, è lo sviluppo del MenAfriVac – un vaccino per il ceppo A del meningococco nella cosiddetta cintura africana della meningite. È stato il primo vaccino sviluppato interamente pensando alla situazione africana, la produzione è costata un decimo dei preventivi abituali per lo sviluppo di nuovo vaccino e dal 2010 ha sostanzialmente debellato l’epidemia di meningite nell’Africa subsahariana. E tuttavia non ne abbiamo parlato abbastanza. Fino a poco tempo fa non esisteva all’interno dell’Oms un forum sull’innovazione sanitaria esteso a tutta l’organizzazione in cui le persone potessero parlare delle proprie idee e del proprio lavoro. Il Gruppo per l’innovazione sanitaria dell’Oms sta ora provando a colmare questa lacuna.

Bibliografia

[1] WHO. Twelfth General programme of work – Not merely the absence of disease. Ginevra: World Health Organization, 2014.
[2] www.globalgoals.org
[3] WHO. International health regulations (2005) – Second edition. Ginevra: World Health Organization, 2008.
[4] Ståhl T, Wismar M, Ollila E, et al. Health in all policies: prospects and potentials. Helsinki: Ministry of Social Affairs and Health, 2006.
[5] Cook S, Leppo K, Ollila E, et al. Health in all policies: seizing opportunities, implementing policies. Helsinki: Ministry of Social Affairs and Health, 2013.

marzo 2017


Innovazione: quale ruolo per l’Istituto superiore di sanità?

Intervista a Walter Ricciardi, presidente Istituto superiore di sanità

È legge la stabilizzazione dei precari “storici” dell’Istituto superiore di sanità (Iss): quale spinta all’innovazione potrà giungere dal contributo di ricercatori più motivati? Quale peso ha “l’anagrafe” nel perseguire l’innovazione?

La stabilizzazione dei ricercatori precari dell’Istituto, che hanno in media dai dieci ai quindici anni di servizio, è innanzitutto il riconoscimento del loro lavoro. Si tratta di personale che è stato ed è responsabile di servizi cruciali e che ha sempre contribuito a garantire funzioni essenziali. Non abbiamo mai percepito questi lavoratori come “esterni”, ma sono sempre stati parte di questo Istituto, delle sue eccellenze, e come gli altri hanno lavorato per la tutela della salute pubblica. La loro stabilizzazione, relativamente all’innovazione, significa innanzitutto procedere con uno sguardo più sereno e più a lungo termine rispetto a molti progetti che possono essere condotti senza il condizionamento dovuto alla possibilità di perdere improvvisamente i ricercatori che li hanno condotti, fatti crescere e spesso anche ideati. Significa anche non perdere la linfa vitale e la motivazione che anima molti di loro, soprattutto i più giovani. Questi ultimi avranno la possibilità di non dover cercare a tutti i costi una posizione all’estero o progettare lontano il loro futuro.
Grazie all’impegno delle istituzioni, in particolare del ministro Lorenzin e della senatrice De Biasi, si potrà procedere subito alla stabilizzazione dei primi lavoratori e, gradualmente, saranno regolarizzati anche gli altri. In base all’emendamento approvato, infatti, nel triennio 2017-2019 e nel rispetto della programmazione triennale del suo fabbisogno, l’Iss potrà bandire procedure concorsuali per assunzioni a tempo indeterminato per 230 persone.

In un incontro presso l’Istituto superiore di sanità, il grande centroavanti Paolo Rossi ha ricordato come la chiave di ogni successo sia raramente nel singolo protagonista: è possibile costruire una “squadra” contando sulle competenze delle istituzioni pubbliche e dell’industria privata?

Più che di squadra, parlerei di una rete, in cui ogni maglia ha una funzione specifica e tutte insieme reggono l’obiettivo, innanzitutto della tutela della salute pubblica. Obiettivo che ha in sé anche la crescita della conoscenza e dello sviluppo economico e sociale, ai quali la salute e il benessere sono inscindibilmente connessi. Fare rete, fare squadra, è una necessità e una grande opportunità in questo momento, soprattutto nel panorama internazionale. Si tratta di ottimizzare risorse e energie, di riprenderci anche un po’ di ciò che ci appartiene e di cui non siamo stati in grado di riappropriarci. Alimentiamo i fondi europei della ricerca in misura del 17% del budget generale, ma accediamo solo in minima parte a questi fondi con i quali, quindi, finanziamo la ricerca di Paesi più capaci nell’organizzazione. Il pubblico, insieme al privato, nella distinzione necessaria dei ruoli e nella chiarezza degli obiettivi, può contribuire a costruire una macchina efficace per accedere alle risorse e impiegarle in maniera strutturata sfruttando un patrimonio di conoscenza oggi enorme ma spesso disarticolato.
Horizon 2020 lo dimostra. I settanta miliardi di euro messi a disposizione sono stati concepiti per progetti che coniugano l’eccellenza scientifica e l’impatto industriale. L’Iss ha avuto 15 progetti finanziati, ma l’Italia, in generale, ha perso. La rete è la chiave per accedere a queste risorse, una rete le cui maglie legano tra loro anche i diversi paesi europei ma, se non ci si connette al tessuto produttivo del Paese e non si lavora in sinergia, sicuramente si perde. Si riesce al massimo a creare piccole isole per le quali il futuro è una navigazione pericolosa e quasi sempre un naufragio. L’Istituto può essere la struttura sulla quale annodare la rete italiana: può agire da connettore tra le diverse realtà scientifico-sanitarie del paese e, soprattutto, può evitare che i nostri ricercatori più giovani, come sta drammaticamente accadendo, escano da queste maglie, per andare a fare rete altrove.

In un’alleanza pubblico-privato non devono esserci battitori liberi ma schemi di gioco ben collaudati.

Se la risposta alla precedente domanda fosse positiva, ritiene necessaria una divisione di ruoli o – al contrario e per proseguire nella metafora calcistica – questi possono essere anche intercambiabili, come nel calcio totale “alla olandese”?

Direi di no. Direi che lo scacchiere debba avere ruoli e regole ben precisi e, per proseguire la metafora calcistica, in un’alleanza pubblico-privato non debbano esserci “battitori liberi”, ma schemi di gioco ben collaudati.

Le decisioni di health policy devono comprendere anche valutazioni più complessive, che riguardano gli assetti economici del Sistema Paese, premiando l’innovazione come volano per un maggiore e diffuso benessere dei cittadini: quale equilibrio ritiene necessario al riguardo, per incentivare il trasferimento dei risultati della ricerca privata alla clinica, tutelando la sicurezza dei pazienti?

La pressione che subiscono oggi tutti i sistemi sanitari richiede decisioni molto equilibrate e un bilanciamento molto attento tra la crescita dell’offerta di salute e l’equità all’accesso delle nuove tecnologie. È sempre più forte il divario tra l’evoluzione tecnologica, le aspettative dei cittadini e le risorse disponibili. Si tratta di ridefinire le regole alla luce dei nuovi scenari economici e sociali, all’interno delle quali stabilire metodi, obiettivi e priorità. Il metodo non può che essere la produzione della migliore evidenza scientifica, delle migliori prassi e la promozione di una prevenzione primaria che è una delle armi più importanti per sostenere il welfare alla luce dell’evoluzione demografica ed epidemiologica dei paesi occidentali. Tutto questo si inscrive nel quadro di un’acquisizione della conoscenza e del suo sviluppo sempre più ricca. Ma la vera sfida che ci aspetta è garantire che i risultati della ricerca siano un patrimonio di tutti e che sia l’equità nell’accesso uno dei cardini intorno ai quali far ruotare i futuri sistemi sanitari.

“Stiamo vivendo un momento diverso” nella storia del mondo, ha affermato recentemente Flavia Bustreo, e in un’epoca complessa, la health literacy dei cittadini è essenziale per valutare e accogliere l’innovazione: che ruolo può svolgere l’Istituto?

Siamo tra gli ultimi paesi europei nella diffusione e nella fruizione della conoscenza sulla salute e questo non può che incidere negativamente sulla tutela della salute pubblica che è un processo in cui i cittadini sono attori protagonisti e non semplici comparse di un film scritto da altri.

I processi della salute si governano insieme.

I processi della salute si governano insieme. Dalla costruzione dei sistemi sanitari alla produzione di un’informazione rigorosa e corretta ai cittadini consapevoli, ognuno di questi elementi gioca un ruolo essenziale sia nella promozione della salute sia nell’innovazione. Si pensi, per esempio, laddove si manifesta un focolaio infettivo, all’importanza della conoscenza delle regole della prevenzione nell’evitare la diffusione di un’epidemia oppure alla prevenzione delle malattie cardiovascolari attraverso l’acquisizione della conoscenza di stili di vita corretti o al contributo che dà nella promozione di un buon invecchiamento. Significa benessere, ma anche risparmio per i sistemi sanitari che possono investire altrove, magari nel rendere accessibili cure più innovative. La diffusione della conoscenza scientifica ha a che fare sia con il grado di civiltà di un paese sia con la possibilità di aumentare indirettamente il benessere collettivo e la ricchezza dello stesso. Un grande Istituto come il nostro, che da oltre ottant’anni tutela la salute di tutti, non può esimersi dal compito di promuovere la cultura scientifica ed è per questo che nella riorganizzazione abbiamo previsto anche questo tra i compiti dell’Istituto. Pazienti più forti sono anche pazienti più consapevoli di eventuali conflitti di interesse quando questi esistono. Sono pazienti più capaci di partecipare consapevolmente ad un trial clinico, di non essere semplici oggetti della rete scientifica e sanitaria, ma di far parte di questa rete, di diventare un anello non solo finale ma realmente centrale.

marzo 2017


Il governo dell’innovazione da parte delle authority del farmaco

Dalle definizioni ai percorsi di valutazione rapidi e dedicati a farmaci nuovi o più promettenti

Giovanni Tafuri, Agenzia italiana del farmaco
Francesco Trotta, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio sanitario della Regione Lazio

Con il tumultuoso sviluppo di nuove molecole, negli ultimi dieci anni gli enti regolatori, sia a livello nazionale sia internazionale, si sono interrogati su come governare e identificare l’innovazione offerta dai nuovi farmaci. Quali sono le strategie e le procedure con cui è stato affrontato fino ad oggi questo tema?

Questa domanda assume ancor più rilevanza nei paesi come l’Italia, dove è fondamentale un’attenta allocazione delle risorse disponibili per il Servizio sanitario nazionale a carattere universale. La risposta a questi quesiti non è univoca. Se per alcuni analisti l’innovatività è in evidente declino, per altri l’incremento del numero di farmaci approvati, per esempio in ambito oncologico o nell’area delle malattie rare, indica che lo sviluppo in alcune aree terapeutiche è ancora soddisfacente [1-3]. Il problema che può stare alla base dei diversi punti vista può risiedere nella mancanza di una definizione consolidata di innovazione.

Nel 2013 è stata condotta una revisione sistematica della letteratura con il duplice obiettivo di identificare la varietà dei metodi utilizzati per misurare l’innovazione in campo farmaceutico e di analizzare se l’uso di definizioni diverse possa far giungere a conclusioni differenti sul grado di innovazione di un farmaco [4]. Come risultato sono state identificate quattro categorie per definire e misurare l’innovazione: il numero di nuove molecole approvate, la valutazione del valore terapeutico, valutazioni su parametri economici (per esempio quote di mercato o analisi di costo-efficacia) e numero di brevetti. Quando l’utilizzo del numero di nuovi farmaci approvati a livello regolatorio, in termini di new chemical/molecular entities, è usato come parametro per definire/misurare l’innovatività, ciò porta di solito a conclusioni più ottimistiche sul livello di innovazione raggiunto, anche se si sovrastima l’importanza di alcuni farmaci. Le valutazioni basate sul valore terapeutico, su parametri economici, o anche sui nuovi brevetti determinano risultati non chiari o negativi in termini di innovazione. In particolare, gli studi inclusi nella revisione sistematica in cui le valutazioni sono basate sul valore terapeutico di un farmaco concordano che l’innovazione farmaceutica sia poco frequente.

Tuttavia questi risultati sono relativi a valutazioni post-hoc dell’innovatività, avvenute, di norma, quando un farmaco è già stato approvato dalle agenzie regolatorie. Ma, allora, come fanno le agenzie regolatorie a individuare l’innovazione in una fase precoce, nel periodo che precede l’approvazione, quando le conoscenze sul farmaco sono, per forza di cose, più limitate? Per provare a rispondere a questo quesito, abbiamo esplorato i siti web delle principali agenzie regolatorie internazionali: la European medicines agency (Ema), la Food and drug administration (Fda) americana, Health canada (Hc), la Therapeutic goods administration (Tga) australiana e la Pharmaceuticals and medical devices agency (Pmda) giapponese. Il quadro che viene fuori è interessante: infatti nonostante, ad oggi, le agenzie regolatorie non sembrino aver elaborato delle definizioni ufficiali di innovazione farmaceutica, pare che tutte abbiano previsto percorsi autorizzativi più rapidi per i farmaci più promettenti con il fine di accelerare l’accesso al farmaco da parte dei pazienti.

Tutte le agenzie regolatorie prevedono procedure che riducono il tempo di approvazione.

Tutte le agenzie regolatorie in esame agiscono su due elementi per accelerare l’accesso: la gestione dei tempi di approvazione e la gestione delle (minori) evidenze disponibili (tabella 1). Per quanto riguarda la gestione dei tempi si evince che tutte le agenzie hanno procedure veloci che sostanzialmente riducono il tempo di revisione del dossier; l’agenzia canadese ha una procedura particolare per cui la maggiore velocità di revisione è data dalla possibilità di “saltare la coda” rispetto ad altri dossier in valutazione senza alcuna riduzione del tempo necessario alla valutazione.

Più complicata, come attesa, la gestione dell’evidenza disponibile al momento della presentazione del dossier registrativo che avviene o attraverso l’inserimento del futuro farmaco all’interno di un percorso regolatorio specifico oppure attraverso autorizzazioni speciali (tabella 1). Le autorizzazioni speciali (conditional approval-Ema, accelerated approval-Fda, provisional approval-Tga, Notice of compliance with conditions-Hc) riguardano farmaci che momento della valutazione presentano incertezze sul piano della sicurezza e dell’efficacia, e l’autorizzazione è condizionata dalla presentazione di dati completi in fase post autorizzativa. Fa eccezione all’Ema, la “marketing authorisation under exceptional circumstances” in cui non si prevede la possibilità che l’azienda possa produrre ulteriori prove di efficacia e sicurezza dopo l’approvazione. Le designazioni speciali (Prime, Breakthrough therapy/Fast track, Sakigake) danno accesso ad un percorso regolatorio caratterizzato da maggiore interazione tra azienda e agenzia durante lo sviluppo del farmaco nel caso di farmaci per particolari patologie.

A questo punto vanno però analizzati i criteri utilizzati dalle varie agenzie per designare farmaci che hanno maggiore priorità di essere messi in commercio. La tabella 2 riporta i requisiti per l’accesso a percorsi/autorizzazioni speciali delle varie agenzie (è opportuno tenere presente che per la Tga le procedure menzionate sono al momento in discussione e la loro entrata in vigore è prevista nel corso del 2017). Farmaci che rispondono a “unmet medical need”, malattie gravi e che mettono a rischio la vita stessa, sono identificati da Ema, Fda, Tga e Hc come condizione necessaria per poter accedere sia a designazioni sia a procedure autorizzative speciali. Il miglioramento importante rispetto alle terapie esistenti (concetto vicino al valore terapeutico aggiunto che implica quindi la presentazione di dati comparativi) è un altro criterio adottato da tutte le agenzie regolatorie in esame, anche se sembra essere più tipico di designazioni (percorsi) speciali piuttosto che di specifiche procedure autorizzative. La possibilità poi di presentare evidenze meno consolidate (basate ad esempio su esiti surrogati o sull’uso di biomarcatori) o di avere maggiori interazioni tra azienda e agenzia regolatoria durante lo sviluppo del farmaco sono anche queste delle caratteristiche considerate da tutte le agenzie in esame per designazioni e autorizzazioni speciali. Va ricordato che solitamente avere una designazione speciale (Prime, Breakthrough therapy/Fast track, Sakigake) rende possibile la candidatura per l’accesso a procedure autorizzative speciali e/o più veloci.

In conclusione, questa analisi dimostra che non esiste una definizione specifica di farmaco innovativo o di innovazione farmaceutica da parte delle principali agenzie regolatorie internazionali. Tuttavia, tutte le agenzie prevedono percorsi di valutazione più rapidi e dedicati a farmaci nuovi o più promettenti. I criteri per accedere a tali percorsi di valutazione sono sostanzialmente omogenei e riguardano principalmente la gravità della patologia, l’assenza di alternative terapeutiche, il valore terapeutico del farmaco nel contesto corrente. Da notare che solo all’Fda e a Hc il valore terapeutico del farmaco è presente e consolidato da molti anni quale criterio per accedere a designazioni/approvazioni speciali. In Giappone è stato introdotto nel 2014, all’Ema è arrivato con Prime nel 2016 e in Australia arriverà nel 2017.

Tabella 1. Modalità di gestione dei tempi di valutazione, autorizzazioni e designazioni speciali in uso presso le principali agenzie regolatorie

   

Ema

Fda Tga*** Hc

Pmda

Gestione dei tempi Procedure veloci Accelerated assessment (150 giorni vs 210 standard)5 Priority review (6 mesi vs 10 standard)8 Priority review (massimo 150 giorni)9 Priority review (la tempistica resta invariata ma il dossier“ salta la coda”)10 Priority review (9 mesi vs 12 standard)12
Gestione dell’evidenza disponibile Designazioni speciali Prime6 Breakthrough therapy designation/Fast track**8 Sakigake (review in 6 mesi)13
Autorizzazioni speciali Conditional approval*7 Accelerated approval8 Provisional approval9 Notice of compliance with conditions11
Approval under exceptional circumstances*5

Legenda:

*Il “conditional approval” è una procedura che viene normalmente convertita in procedura standard una volta che l’azienda ha presentato tutti i dati richiesti all’Ema in fase post autorizzativa; l’approvazione “under exceptional circumstances” invece resta tale, proprio per l’impossibilità di presentare ulteriori dati in fase post autorizzativa, per esempio a causa della rarità della patologia.

** la designazione “Breakthrough therapy” è basata esclusivamente su dati preliminari in fase clinica, la designazione “Fast track” può essere richiesta anche sulla base di dati pre-clinici.

*** Le procedure presentate relativamente all’agenzia australiana Tga sono al momento in discussione e non ancora in vigore.

Tabella 2. Requisiti per accesso a designazioni/autorizzazioni speciali

 

Ema

Fda Tga HC

Pmda

Conditional approval/ under exceptional circumstances Prime Accelerated approval Breakthrough therapy designation/Fast track Provisional approval Notice of compliance with conditions Sakigake
Unmet medical need, malattia grave/che mette a rischio la vita
Endpoint surrogati/biomarcatori
Miglioramento importante rispetto alle terapie esistenti
Dialogo tra azienda ed agenzia regolatoria in fase di sviluppo (early dialogue/scientific advice) Possibile su richiesta automatico automatico automatico possibile su richiesta possibile su richiesta automatico

Bibliografia

[1] Munos BH, Chin WW. How to revive breakthrough innovation in the pharmaceutical industry. Sci Transl Med 2011;3:89cm16.
[2] DiMasi JA, Grabowski HG. Economics of new oncology drug development. J Clin Oncol 2007;25: 209-16.
[3] Haffner ME. Adopting orphan drugs–two dozen years of treating rare diseases. N Engl J Med 2006;354:445–7.
[4] Kesselheim AS, Wang B, Avorn J. Defining “innovativeness” in drug development: a systematic review. Clin Pharmacol Ther 2013;94:336-48.
[5] Regolamento (CE) 726/2004.
[6] Ema. Prime: priority medicines.
[7] Regolamento (CE) 507/2006.
[8] Fda. Fast track, breakthrough therapy, accelerated approval, priority review.
[9] Tga. Consultation: expedited pathways for prescription medicines.
[10] Health Canada. Guidance for industry. Priority review of drug submissions.
[11] Health Canada. Notice of compliance with conditions.
[12] Pmda. Drug reviews www.pmda.go.jp/english/review-services/reviews/0001.html
[13] Strategy of Sakigake. 2017, 15 giugno. www.mhlw.go.jp/english/policy/health-medical/pharmaceuticals/dl/140729-01-01.pdf

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