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    La percezione dei big data

17 novembre 2016

La percezione dei big data

Una survey per sondare la percezione del concetto di big data su un campione di professionisti che lavorano in ambito sanitario: medici di medicina generale, oncologi, epidemiologi.

Scarica il documento (PDF: 13 Mb)

 

1. DESCRIZIONE DEL CAMPIONE

Il questionario è stato compilato da 674 professionisti su 2150 (31,3% del totale) iscritti ai seguenti convegni in cui la survey è stata presentata: congresso nazionale della Associazione italiana di epidemiologia (Torino, 19-21 ottobre 2016) e a 278 oncologi partecipanti al meeting annuale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Roma, 28-30 ottobre 2016), congresso nazionale della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Roma, 24-26 novembre 2016).

Il confronto indica più disponibili a rispondere al questionario gli epidemiologi (46,7% dei partecipanti alla rilevazione su i presenti al congresso), seguiti dai medici di medicina generale (32,6%) e dagli oncologi (27,8%). Quella dei medici di medicina generale è l’area di appartenenza più rappresentata nel campione, con il 48,4% sul totale dei rispondenti, seguita dall’area degli oncologi che rappresenta il 41,2%, mentre il dato più basso si registra presso l’area degli epidemiologi con il 10,4%.

La rappresentanza di genere dei rispondenti risulta equilibrata, con una leggera prevalenza delle femmine che costituiscono il 51,8% del totale. L’età dichiarata dai rispondenti vede il maggior numero di soggetti con età compresa tra i 18 e i 40 anni (39,3%) e da coloro che hanno un’età compresa tra i 41 e i 60 anni (37,7%). Solo il 23,0% appartiene alla classe degli ultrasessantenni.

Per quanto riguarda la collocazione territoriale dei rispondenti, chi ha compilato il questionario lavora soprattutto nel nord e nel centro Italia, rispettivamente il 34,9% e il 33,2% degli intervistati. Nel sud dell’Italia lavora il 23,4% dei rispondenti; dalle Isole proviene un numero minore di partecipanti al sondaggio: l’8,5%.

2. ARTE DEI RISULTATI

È interessante mettere a confronto le risposte alla prima domanda della survey. Per gli epidemiologi ci sono pochi dubbi che siano le tre V a caratterizzare i big data. I più incerti sembrano  i medici di medicina generale, che si distribuiscono tra chi sostiene che i big data siano legati alle 3V, alle 3S o alle 3P. Gli oncologi appaiono mediamente preparati, più della metà dei rispondenti conosce le tre caratteristiche peculiari dei big data.

Con il termine big data si fa generalmente riferimento a dati caratterizzati da…

È diverso anche l’orientamento espresso a proposito delle le fonti che contribuiscono all’alimentazione dei big data in ambito sanitario. Colpisce la differente considerazione dei dati che scaturiscono dalla ricerca sperimentale, dati tipicamente strutturati e non necessariamente “big”: tra le quattro tipologie suggerite l’epidemiologo non ha dubbi, identificando quasi esclusivamente negli electronic health record la fonte di numeri ad alto volume, variabilità e velocità di produzione; mentre i medici di medicina generale e gli oncologi si dividono tra electronic health record e risultati di studi controllati randomizzati o di studi osservazionali.

In ambito sanitario, a proposito di quali fonti possiamo parlare di big data?

marzo 2017

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