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    La percezione dei big data

17 novembre 2016

La percezione dei big data

Big data: un’indagine sui professionisti sanitari

Big data: un’indagine sui professionisti sanitari

In linea con gli obiettivi del progetto Forward, è stata realizzata una survey sul concetto di big data.

Una delle caratteristiche più originali e realmente nuove del progetto Forward è l’attenzione al punto di vista del personale sanitario sulle grandi questioni che attraversano la medicina di oggi. Dopo le indagini sulla medicina di precisione, il valore e i valori e il coinvolgimento dei pazienti, è stata avviata una survey per sondare il punto di vista e la percezione del concetto di big data su un campione di professionisti che lavorano in ambito sanitario: le prime due discipline coinvolte sono state quelle degli oncologi clinici e degli epidemiologi.

1. DESCRIZIONE DEL CAMPIONE

I dati preliminari che presentiamo si riferiscono a 70 epidemiologi intervistati al congresso nazionale della Associazione italiana di epidemiologia (Torino, 19-21 ottobre 2016) e a 278 oncologi partecipanti al meeting annuale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Roma, 28-30 ottobre 2016).

Simile l’età media dei partecipanti alla survey (epidemiologi: 42,7 anni – oncologi: 41,84 anni) e il genere (65 donne su 100 oncologi e 57 donne su cento epidemiologi), ma diversa la provenienza geografi ca, infl uenzata dalla sede di svolgimento dell’evento: prevalenza di epidemiologi del nord e di oncologi del centro Italia.

 

2. ANALISI DEI RISULTATI

È interessante mettere a confronto le risposte alla prima domanda della survey. A diff erenza dei loro colleghi clinici, per gli epidemiologi ci sono pochi dubbi che siano le tre V a caratterizzare i big data.

Con il termine big data si fa generalmente riferimento a dati caratterizzati da…

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È diverso anche l’orientamento espresso a proposito di un altro quesito: “cosa sono” i big data? Colpisce la diff erente considerazione dei dati che scaturiscono dalla ricerca sperimentale, dati tipicamente strutturati e non necessariamente “big”: tra le quattro tipologie suggerite l’epidemiologo non ha dubbi, identificando quasi esclusivamente negli electronic health record la fonte di numeri ad alto volume, variabilità e velocità di produzione; mentre per 4 oncologi su 10 anche i risultati degli studi controllati randomizzati possono essere considerati big data.

In ambito sanitario, a proposito di quali fonti possiamo parlare di big data?

Su cosa punterebbe l’epidemiologo? Sul potenziamento dei sistemi di raccolta e gestione dei dati del paziente e, in seconda battuta, sui cosiddetti organizational data, comunque legati ai primi.
Mentre da parte dell’oncologo c’è più interesse per le applicazioni dei big data al governo dell’informazione utile per l’attività clinica e assistenziale.

Con il termine big data si fa generalmente riferimento a dati caratterizzati da…

novembre 2016

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