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    Intelligenza artificiale

Intelligenza e artificio

Antonio Addis, Dipartimento di Epidemiologia, Servizio sanitario della Regione Lazio, Asl Roma 1.

Dopo essere riuscito a insegnare alle macchine come eseguire le azioni più ripetitive e alienanti (quindi stupide), l’uomo sogna da tempo una macchina intelligente, capace di apprendere e imparare. Scorrendo le pagine di questo numero di Forward scoprirete come in medicina non siamo più nell’ambito delle speculazioni teoriche e le diverse esperienze hanno superato i limiti della cinematografi a fantascientifica di qualche anno fa. Eppure rimangono molti dubbi e aree di incertezza. Per esempio, possiamo aspettarci che una macchina riesca ad apprendere il modo più intelligente per gestire il rapporto medico-paziente?

Diventa impellente porsi per tempo domande su come governare l’opportunità ma anche i rischi associati a questa nuova frontiera. Il cardine dell’agire in medicina, primum non nocere, non può essere sostituito da un’etica artificiale. Ma soprattutto, il ragionamento proposto da una macchina così come dall’uomo ha bisogno di un continuo processo di valutazione e confutazione che metta in discussione il responso finale. Tanto più se si tratta di decisioni che riguardano la nostra salute. Tra i tanti pericoli dell’intelligenza artificiale un rischio concreto appare lì dove inizia la nostra incapacità di apprendere e se a imparare rimangono solo le macchine. Un’altra preoccupazione è che la realizzazione di macchine intelligenti riguardi prevalentemente una o poche discipline scientifiche. La contaminazione tra i diversi saperi rappresenta invece un buon deterrente rispetto agli scenari apocalittici di HAL in 2001: Odissea nello spazio, insieme alla capacità di poter criticare gli algoritmi e le fonti di dati con cui il pensare artificiale aiuterà la decisione medica.

Perché non si tratti di un semplice artificio meccanico ma di reale intelligenza non ce la possiamo cavare pensando a una macchina che possieda già tutte le risposte prima ancora che qualcuno formuli il quesito clinico. Varrebbe forse la pena continuare a valorizzare – anche in medicina – il contributo dato da un aiuto esterno nei passaggi più astrusi piuttosto che a una vera delega al ragionamento. In fin dei conti, perché dovremmo delegare totalmente a forme non-umane proprio la caratteristica (l’intelligenza) che maggiormente ci distingue da tutto ciò che ci circonda?

Varrebbe forse la pena continuare a valorizzare – anche in medicina – il contributo dato da un aiuto esterno nei passaggi più astrusi piuttosto che a una vera delega al ragionamento.

dicembre 2017

 

Riflessioni aperte

A cura dei rappresentanti delle aziende sponsor del gruppo Forward

Intelligenza artificiale: se ne parla molto e se ne parlerà anche di più nei prossimi mesi. Non c’è ancora, però, sufficiente conoscenza su cosa si “nasconde” dietro questa espressione. Ciò premesso, intelligenza artificiale e machine learning sono due ambiti di notevole interesse per l’industria farmaceutica e, più in generale, per le aziende coinvolte nello sviluppo della sanità di domani. Alcune linee di ricerca sono già attive e, in diversi casi, stanno già off rendo risultati significativi. Per esempio nell’ambito della farmacovigilanza e della medical information.

Particolarmente suggestive sono le applicazioni alla ricerca e sviluppo di nuovi farmaci che potenziano le possibilità di individuare nuovi target terapeutici, riducendo il tasso di fallimento nello sviluppo clinico.

Discutere di intelligenza artificiale e machine learning suscita anche interrogativi di più ampio respiro. Oltre alle implicazioni di carattere etico, il problema della delega, che chiama in causa principi, valori e il sistema culturale. In primo luogo, delegare la scelta dell’uomo agli algoritmi. Soprattutto in un ambito, come quello della cura, molto “geloso” di professionalità e prerogative, viene da chiedersi quanto possa essere accettabile – e di conseguenza praticabile – rinunciare alla libertà e autonomia della scelta.

Prima ancora di calare nel mondo sanitario il concetto di intelligenza artificiale dovremmo chiederci se il sistema salute e il sistema welfare, che governano la gestione della persona in quanto cittadino, siano economicamente e socialmente preparati, come le pagine di questo numero di Forward ci invitano a riflettere.

Possiamo dire di essere pronti?

Prima ancora di calare nel mondo sanitario il concetto di intelligenza artificiale dovremmo chiederci se il sistema salute e il sistema welfare siano economicamente e socialmente preparati.

dicembre 2017

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