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    Fake e postverità

Falso positivo e vero negativo

Antonio Addis, Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

Nel campo scientifico vi è un aggettivo che smonta fin dalle fondamenta qualsiasi teoria e fa apparire il soggetto a cui è attribuito come un assassino in chiesa: basta che voi diciate “falso”. In medicina poi tutto ciò ha risvolti etici importanti e conseguenze molto pericolose. Naturalmente non sempre si è coscienti di essere di fronte a una scorretta verità e la strada della conoscenza è piena di deviazioni fatte di errori interpretativi. Il processo di falsificazione è necessario, direi addirittura indispensabile, per consentire un progresso dove ogni teoria venga giustamente verificata.

Eppure, ai nostri giorni, il termine falso è diventato virale e viene attribuito con una tale frequenza da confondere ogni cosa. La comunicazione al pubblico generale ha trovato in questo termine una scorciatoia fenomenale per bocciare senza appello la complessità delle cose.

“Vi sono delle terapie che rappresentano degli importanti benefici ma comportano anche dei rischi”. Troppo complicato: più facile dire se è vera o falsa una delle due cose. “È utile fare una prevenzione ma bisogna utilizzare anche delle cautele”. Troppo ambiguo, diteci cosa è vero e cosa è falso. “Il mio medico consiglia i vaccini ma su internet raccontano che sia tutta una macchinazione delle multinazionali”. Ancora, il paziente interessato chiede solo “vero o falso?”.

Vi è anche il rischio opposto. Ossia che ciò che viene effettivamente accertato come un dato vero risulti in fin dei conti scomodo e negativo. A quel punto basterà convincere tutti che si tratti di un falso per renderlo scomodo e impotente.

Il nuovo numero di Forward si occupa di come la medicina del futuro si confronti con l’attribuzione di questi termini ingannevoli e dei rischi presenti nei due fronti. I nuovi media purtroppo non consentono particolare spazio alla complessità delle cose e l’eccessiva semplificazione è probabilmente proprio uno dei maggiori rischi per cadere nelle false verità.

L’eccessiva semplificazione è probabilmente proprio uno dei maggiori rischi per cadere nelle false verità.

ottobre 2018

Gli anni della verità-veloce

A cura dei rappresentanti delle aziende partecipanti al progetto Forward

La verità. Anche in queste trentadue pagine abbiamo provato a inseguirla. Più con l’obiettivo di farci un’idea che con quello – poco credibile – di risolvere una volta per tutte una questione di cui si sono occupate persone ben più sveglie di noi. Possiamo confessare, dunque, che ci accontenteremmo di aver messo qualche paletto per definire un territorio dove provare a vedere se le mappe che ci andiamo costruendo per interpretare il presente hanno qualche utilità. Del resto, è proprio questo l’obiettivo del progetto Forward: un tavolo intorno al quale “gioca” un gran numero di player, con la speranza di offrire delle tracce che servano per orientarsi. Anche in questa occasione abbiamo avuto conferma di quanto sia difficile e nulla può spiegarlo meglio delle parole usate da Alessandro Baricco nel suo ultimo libro, Game, appena pubblicato.

“Nel game qualcosa sembra rendere la verità dei fatti ancora più sfuggente di quanto sia stata in passato. D’altronde se scegli un tavolo da gioco in cui la prima regola è il movimento non sarà poi così facile poter disporre dei fatti in quello stato di fermezza che sembra necessario a fissarli in una definizione certa. Se accetti di aprire il gioco a un gran numero di player, il ritratto quotidiano del mondo sarà la composizione di così tanti angoli di visuale che la nettezza dell’immagine, alla fi ne, ne risentirà pesantemente. Se vai per il mondo con l’andatura lampo della post-esperienza, ci metterai poco a capire che, per te, la verità è una sequenza di fotogrammi in cui qualsiasi fotogramma, preso di per sé, non è né vero né falso”.

La postverità vive di molteplicità, rapidità, visibilità e leggerezza. Sta a noi provare a non sacrificare coerenza ed esattezza.

Viviamo gli anni della verità-veloce e perderemmo tempo (cosa che non ci possiamo permettere) se ci fermassimo a discutere se questo è un bene o un male. Piuttosto dobbiamo attrezzarci a rispondere alla sollecitazione di qualcosa che può impiegare pochissimo a imporsi, con la consolazione – se lo ritenessimo un rischio – che nel tempo con cui si diffonde potrebbe scomparire dall’orizzonte del mondo. In fin dei conti Italo Calvino ci aveva avvertito con le sue lezioni per il prossimo millennio. Che, a pensarci bene, è quello che stiamo vivendo. La postverità vive di molteplicità, rapidità, visibilità e leggerezza. Sta a noi provare a non sacrificare coerenza ed esattezza.

ottobre 2018

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