Introduzione

Per la medicina basata sull’approssimazione

Luca De Fiore, Il Pensiero Scientifico Editore

A cosa si ispira questo Forward?” Sarà per il rumore delle voci intorno, sarà per la stranezza della domanda ricevuta nella pausa del pranzo della giornata 4Words19, in un primo momento pensavo di aver capito male. “Si può dire che è un progetto della ebbiemme?” Intuisco che “ebbiemme” sta per evidence-based medicine e balbetto :”Beh, con quello che sta passando la povera medicina basata sulle prove, forse non proprio, o non soltanto almeno…”. “Allora guardate alla value-based medicine?” “Oh mamma, quella è una cosa di Muir Gray: ha una specie di marchio di fabbrica, la lascerei a lui…” “Non dirmi che siete per la medicina narrativa!” “A dire il vero solo la medicina sbrigativa non è narrativa e anche quando si fa rendicontazione della ricerca, in fin dei conti, si fa narrative medicine, però Forward è qualcosa di diverso, direi…” “Ah ecco, come non averci pensato: siete per la medicina basata sull’innovazione!”

Siamo per la medicina basata sull’approssimazione.

Da qualche tempo la guerra di posizione nella sanità è combattuta a forza di classificazioni e ne esistono di tautologiche e dogmatiche. In qualche caso le cose non si escludono a vicenda. Le tautologiche sono quelle che fanno affermazioni ovvie. Pensiamo alla storia del paziente al centro del sistema ma pure alla medicina basata sulle prove che ogni giorno perde un po’ della credibilità che aveva conquistato in quasi trent’anni: ovvio che dobbiamo scegliere in base alle prove ma dobbiamo averne e poterci fidare. Poi, siamo circondati dalle narrazioni dogmatiche, quelle che garantiscono risposte sicure a trecentosessanta – ma che dico? trecentonovanta – gradi. Quelle che non ammettono incertezza, beate loro.

Forward si candida a organo ufficiale della medicina “approssimativa”. Non pressapochistica, beninteso. Una specie di strumento condiviso per provare a capire le cose e ridurre poco a poco l’incertezza senza aver paura di ammettere di avere dei dubbi. In più, nell’approssimarsi c’è anche la disponibilità a essere “prossimi” a chi soffre, è fragile, ha bisogno. Non soltanto il malato è il prossimo. Può esserlo il giovane medico spaventato, la donna medico costretta a una vita familiare e lavorativa impossibile, l’infermiere stremato al termine di una notte, il medico obbligato a decidere in assenza di informazioni…

Prossimo è una parola difficile da usare, anche perché il rischio di apparire confessionali è sempre dietro l’angolo. Ci dev’essere però un’accezione laica di questo termine così importante. Una parola difficile come altre usate da Victor Montori nel libro Perché ci ribelliamo: amore, eleganza, compassione.

Articolo pubblicato anche su Dottprof.com

Contaminazioni. Colmare

Antonio Addis, Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

La medicina del futuro richiede un impegno collettivo nella programmazione e definizione delle priorità e ancora di più, al momento delle scelte, investimenti e azioni specifiche che supportino la governance dell’innovazione nella pratica clinica.
Tutto ciò sembra ovvio e scontato, ma la strada oggi è tutta in salita se non si costruiscono alleanze nel rispetto delle diverse identità e indipendenze. Lo scenario politico nazionale – e mondiale – che ci si pone davanti sembra puntare purtroppo nella direzione opposta. Si operano scelte dettate dall’imperativo di un cambiamento rispetto al passato, senza che – almeno apparentemente – ci si preoccupi di coltivare dialoghi e incuranti di innalzare muri. Dominano lo scontro e la poca
disponibilità all’ascolto di idee diverse dalla propria, quando invece la priorità dovrebbe essere quella di lavorare insieme, anche nelle differenze, verso l’obiettivo comune del benessere fisico, sanitario, ma anche sociale ed economico, dei cittadini.

In questo clima, acquistano un valore ancora maggiore quei momenti di approfondimento e confronto in cui diverse realtà, con prospettive e obiettivi differenti, possono mettersi in gioco senza dover difendere le proprie posizioni o la propria identità. Spazi in cui si possono ammettere, anzi sono benvenute, incertezze e non si ha paura nel farsi contaminare dalle idee degli altri.

Uno di questi “spazi operativi sicuri” è rappresentato dal progetto Forward, che si fonda sul presupposto che la strada dell’innovazione nasca dal confronto tra pubblico e privato, tra ricerca e clinica, senza il bisogno di raggiungere a tutti i costi una posizione finale condivisa. La giornata di 4words rappresenta per noi un momento in cui presentare al pubblico quanto ci siamo esercitati a fare nel corso dell’anno, aprendo i nostri dibattiti al pubblico, senza muri, con l’auspicio che poi prosegua altrove, nei luoghi di lavoro, negli ambulatori medici e che si arricchisca ulteriormente di nuove incertezze e nuovi confronti.

Siamo abituati a prendere le parole molto sul serio e ad approfondirle una per volta cercando di colmare le distanze, ma non col-mare. Al contrario, senza il timore che il dialogo costruisca ponti su cui possano circolare liberamente idee, opinioni o anche alleanze utili alla medicina del futuro.
sempre più alte. E questa è una grande sfida.


Viaggi di conoscenza

Marina Davoli, Dipartimento di epidemiologia, Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1

“Oggi il sapere è la ricchezza delle nazioni, è il nuovo capitale immateriale, e questa ricchezza si deve accumulare, produrre e distribuire. (…) Non è una ricchezza che diminuisce quando si distribuisce come i soldi, al contrario si accresce”. Questo pensiero dell’accademico e politico Antonio Ruberti ci porta a riflettere sul valore di un progetto come Forward che vuole aprire e distribuire confronti.

Nei suoi primi tre anni Forward ci ha dato la possibilità di viaggiare virtualmente nel mondo dandoci il privilegio di esplorare attraverso le parole chiave diversi territori del sapere e di leggere riflessioni di chi, da prospettive diverse, rappresenta la punta più avanzata delle conoscenze. Il viaggio inteso come metafora della predisposizione mentale al conoscere e allo scoprire, senza alzare muri culturali e geografici, senza barriere e preclusioni.

I viaggi di Forward sono belli, come lo sono i numeri della rivista e i filmati perché, citando Carlo Perucci, “l’estetica è importante almeno quanto l’etica”. Ringrazio la Regione Lazio e la Asl Roma 1, le nostre compagnie di viaggio, Luca De Fiore e Antonio Addis, i co-piloti, e l’intero equipaggio del Dipartimento di epidemiologia, del Pensiero Scientifico Editore e delle aziende che supportano questo progetto, che considero un grande esempio di libera e incondizionata collaborazione pubblico e privato. Ringrazio tutti i lettori e i partecipanti alle giornate di 4words che hanno voluto intraprendere i “viaggi” di Forward.

Non resta che augurarci un buon viaggio, sperando di non deludere le aspettative che sono sempre più alte. E questa è una grande sfida.

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